La gara interrotta per la neve era il 2022Labrador7 ha scritto: ↑05/10/2025, 16:36Il meteo dal Cogne in poi, almeno quando ci sono passato io, non era tanto diverso rispetto a molte edizioni precedenti.Credo che la meteo abbia influito parecchio.
2017: molto più freddo.
2018: sicuramente molto più caldo, per lo meno i primi 2/3 giorni.
2019: nevicata il primo giorno e neve in altitudine fino al Loson, più o meno uguale dopo.
2022: meglio alla partenza ma molto peggio da Ponteille Desot in poi con forte pioggia e neve.
2023: più caldo i primi due giorni ma molto simile dopo, a parte che ha piovuto un po meno tra il Coda e al Rif della Barma.
Infatti guardando il tasso di ritiri è più o meno uguale al 2018, 2019, 2021, 2022 (che però ha avuto tre finish differenti causa interruzione gara) ed è solo leggermente inferiore rispetto al 2023.
Il tempo era sicuramente meglio dell'anno scorso (non c'ero) che ha avuto il numero più alto di DNF nella storia del Tor - anche più della prima edizione che costituisce un po' un capitolo parte...
YEAR DNF RATE
2010 49.29%
2011 36.58%
2012 37.68% (gara interrotta)
2013 45.47%
2014 39.84%
2015 37.63% (gara interrotta)
2016 42.08%
2017 46.83%
2018 39.25%
2019 38.59%
2021 39.21%
2022 38.03%
2023 43.18% (gara interrotta)
2024 50.88%
2025 38.00%
Per il 2025 non ho ancora rimosso i DNS quindi la DNF rate è marginalmente inferiore a quella reale.
TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Moderatore: maudellevette
Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Da ogni Tor ho imparato sicuramente tante cose, anche perché per ogni Tor ho fatto tanti errori, alcuni da vero principiante anche con tre o quattro Tor già fatti. E in due o tre ho passato barriere orarie con minuti di scarto.
Se devo essere onesto, il Tor è sempre stato la mia gara fortunata: 6 Tor anche solo senza infortunarsi è tutt'altro che scontato. In parte anche grazie al fatto che, a differenza di altre gare di più giorni, al Tor ci sono medici (usati 2022 e 2025) e massaggiatori (usati 2022). In passato sono stato molto critico del Tor, almeno per il fatto che nel 2022 non diedero il tracker GPS senza informare i partecipanti prima. Su altri aspetti l'organizzazione ha fatto un ottimo lavoro, e trovo giusto riconoscerlo.
Hai ragione Cesaretto, ho sbagliato riga quando ho aggiunto le note sulle sospensioni del Tor. Me lo scordo difficilmente il finish di merd... volevo dire a Merdeux
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
C'ero pure io a Merdeux quel giorno.Labrador7 ha scritto: ↑06/10/2025, 10:10Da ogni Tor ho imparato sicuramente tante cose, anche perché per ogni Tor ho fatto tanti errori, alcuni da vero principiante anche con tre o quattro Tor già fatti. E in due o tre ho passato barriere orarie con minuti di scarto.
Se devo essere onesto, il Tor è sempre stato la mia gara fortunata: 6 Tor anche solo senza infortunarsi è tutt'altro che scontato. In parte anche grazie al fatto che, a differenza di altre gare di più giorni, al Tor ci sono medici (usati 2022 e 2025) e massaggiatori (usati 2022). In passato sono stato molto critico del Tor, almeno per il fatto che nel 2022 non diedero il tracker GPS senza informare i partecipanti prima. Su altri aspetti l'organizzazione ha fatto un ottimo lavoro, e trovo giusto riconoscerlo.
Hai ragione Cesaretto, ho sbagliato riga quando ho aggiunto le note sulle sospensioni del Tor. Me lo scordo difficilmente il finish di merd... volevo dire a Merdeuxdel 2022: per questioni personali, ancora brucia!
Eravamo andati a fare una sorpresa ad un amico e ci siamo beccati la bufera in pieno
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
QUARTA TAPPA
Finalmente il tappone! Tempo previsto 25 ore: questa tappa è lunga, ha tanto dislivello, è molto tecnica, si sta molto tempo in quota. Ci si diverte!
Ma adesso siamo a 323 mslm e fa caaldissimoooo… Sui primi 2 km di asfalto mi supera un “civile” in ciabatte, non riesco a tenere il suo ritmo… che fiacca!
Dopo 2 km si arriva a Point-Saint-Martin, qui c’è il ristoro gestito da persone over 80 che nel time-table non c’è, bevo un’aranciata per dargli soddisfazione. Stranamente le aranciate che ti danno gli over 80 hanno sempre quel sapore stantio di una bottiglia aperta 2 mesi prima, lasciata per te nell’armadietto in alto a destra. I ricordi delle visite a mia nonna riaffiorano nella mente e passo in modalità “ciao, nonna, come stai?”. Mi fanno una battuta che si capisce che hanno già detto ad altri 400 runner prima di me: rido, sperando mi allunghino a pugno la mano con dentro i 20 euro arrotolati per il gelato. Ripartiamo… va…
Salita verticale, le gambe hanno difficoltà a riabituarsi a spingere, inizialmente. So che fino a Perloz è così e mi impongo un passo decente. Fa veramente caldo, talmente tanto che mi parte un mezzo abbiocco. Mi fermo 2 minuti, mi siedo, mi passa una ragazza che, con un ottimo balcan-inglish, mi dice che poco dopo dovrebbe esserci uno spiazzo per dormire. Ma io non voglio dormire. Avanzo e trovo un letto di foglie di castagno, eh… vabbè… mi butto e faccio 10 minuti di microsonno, con i ricci delle castagne che mi “accarezzano” in più punti. Quest’anno ho proprio bisogno di dormire qualcosina ogni tot ore, devo adeguarmi.
Riparto, arrivo in parte alla chiesa di Notre-Dame-de-la-Garde, un runner mi suggerisce di andare alla fontana a 10 metri dal sentiero per rinfrescarmi, ci vado, mi fiondo sotto con la testa, torno al sentiero che ho di nuovo caldo… Trovo un grappolo d’uva potato e appoggiato ad un muretto, non so da dove venga ma ha il mio nome scritto sopra. Ciondolando, arrivo a Perloz che sono appena passate le 4 del pomeriggio. Sono proprio fritto. Sarà il caldo, sarà il sonno ma sono lentissimo. Mangio seduto, vedo almeno 20 persone arrivare e scivolare via. Riparto pensando che devo trovare un posto per dormire. Dopo 2 km mi butto giù ma non riesco prendere sonno e mi rialzo, ormai sono le 5 del pomeriggio e la temperatura è calata, riesco magicamente a riattivarmi e salgo a passo deciso. Il sentiero verso Sassa è bello pendente, lo gestisco con un paio di mini-pause e arrivo al ristoro.
Qui un gruppo di ragazze cinesi sono vestite con costumi cosplay di Super Mario, facendo cagnara. Scherzo con loro, faccio una foto e mi fiondo al ristoro. Sta calando la sera e la temperatura. Sono appena passate le 19:30. Mangio minestra calda, poi passo al the coi biscotti, se 3 ore fa ero bollito dal caldo, adesso sto bene vestito di tutto punto con il mio the bollente in mano. Indosso la frontale e mi incammino verso il Coda. Dai! Finiamola sta salitona! Ho indossato anche il buff davanti alla faccia, il sentiero comincia ad essere esposto e si alza un vento freddo. E’ buio.
Dal Sassa al Coda ci sono 800 metri D+, spezzo in due la salita, a metà mi siedo per 2 minuti di sosta, mi superano 2 concorrenti e mi guardano male… oh?? Mi sento punto sul vivo, mi alzo, parto a razzo e li supero… che minchione… arrivo sulla cresta, si vede il Coda poco più in alto ma a destra si vedono, a valle, tutte le luci del Piemonte! Panorama stupendo, rotolo a terra e mi godo 2 minuti di luci sotto e stelle sopra, disteso sul prato. Fauncazzodifreddo, rotolo nuovamente sul sentiero e spingo fino al Coda. Comincio ad avere un po’ di tosse persistente, l’aria fredda non aiuta, fino ad ora avevo gestito la respirazione abbastanza bene.
Quando hanno deciso dove costruire questo rifugio, si sono detti: “Dobbiamo cercare un posto dove, se mettiamo ad asciugare i vestiti, si asciugano in fretta”. Presto fatto, il punto più ventoso in assoluto è qui. Il ristoro è in un gazebo fronte rifugio, sono le 22:30 e l’aria fredda entra da ogni pertugio, modalità Marilin Monroe, ma con la pelle d’oca, le dita ghiacciate e il moccio al naso.
Sento l’urgenza di dover dormire qui, non ricordo perché, ma la mia testa ricorda che dopo non si può dormire. Mi butto sul tavolo, ho una fessura del gazebo proprio dietro alla schiena, chiedo a quello in parte a me di spostarsi, ma si sposta di 2 cm… rincoglionito… Intendo rincoglionito dal sonno, ovviamente. Trovo un posto in cui non arriva troppa aria, mi metto giù e dormo 40 minuti, tremando. Mi sveglio, chiedo una pasta, ma non riesco a mangiarla, prendo due bicchieri di aranciata Sprisolona, mi sforzo di mangiare 10 paste.
Non posso attendere oltre, mi metto i guanti e mi incammino. Adesso il sentiero è in piano, anche se ben esposto. Tossisco bene. Dopo 5 minuti comincio a tossire in modo convulso, ho qualcosa piantato sulla laringe, probabilmente solo muco ma rischio di perdere l’equilibrio da quanto è violento questo attacco di tosse. Faccio due passi, poi mi fermo per reggermi e non cadere, ho dei conati e tossisco, fino a liberarmi, sembra che esca solo liquido, le 10 paste restano con me. E sto subito meglio. Non capisco cosa sia successo, ma tant’è, magari era solo qualcosa di piantato in gola. Sto bene. Bho.
Tengo un passo deciso, per scaldarmi. Tossisco ancora qua e là, come normalmente capita ad uno che fa il TOR, alla terza notte. Si scende, verso la Valle D’Aosta. Magicamente la temperatura cambia, non c’è vento e si sta bene. Frotte di runners dormono a bordo sentiero… mannaggetta… se dormivo qui non avrei patito il ghiaccio del Coda.
Non ricordavo così tecnico questo tratto. Per fortuna ho dormito e lo affronto sereno. Poi arrivo ad un tratto più semplice e la voglia di fare altri 10 minuti di sonno mi convince a mettermi giù sotto un costone di roccia. Forse non il posto migliore, dopo 5 minuti in cui mi raffreddo bene mi alzo senza essere riuscito a dormire. Non sono rintronato, vado spedito. Tratto tecnico, rastrello 3 runner che ciondolano/hanno un passo incerto, poi li supero e mentre ci parlo li perdo, mi giro ma capisco che stanno bene con il loro passo da sonno.
Salita tecnica, a sinistra un burrone, a destra parete, gradoni sulle rocce, il mio corpo va in tilt: devo sedermi, IMMEDIATAMENTE. Mi siedo, non capisco se ho un calo di zuccheri o cosa, la mia testa cerca di capire, tiro fuori uno snack e lo mangio, mentre i 3 morti di sonno non possono fare altro che scavalcarmi, visto che di lato non possono passare. Tossisco, alzo il buff e riparto… mah…
Il sentiero non si vede benissimo, ri-sorpasso i miei amici morti di sonno, trovo 2 persone che avanzano decise e mi aggancio a loro, non sono della gara ma stanno andando al Barma per fare da assistenti. Cerco di seguirle il più possibile, fino ad andare in difficoltà perché… perché loro sono freschi, cazzo… e poi arrivo finalmente al Barma. Sono le 3 e mezza. Sono in anticipo di 4 ore sul tempo della volta scorsa.
Chiedo di dormire, non c’è disponibilità immediata, mi mettono in coda, mangio e mi metto a dormire in parte ai volontari, sulla panca.
- Posso alzare i piedi sulla panca?
- Certo, togli pure le scarpe, ho due figli maschi e sono abituata all’odore di formaggio marcio
Benissimo, chiudo gli occhi e immediatamente sento una voce:
- Vuoi venire a letto?
Apro gli occhi e guardo un volontario 50enne con lo sguardo languido che mi fissa
- Volentieri, ma non con te… preferisco le donne.
- Eccolo, uno degli ultimi nostalgici…
1 ora di sonno e tosse in un letto CON LENZUOLA. Dopo 5 minuti di tosse disteso, penso quasi di alzarmi, per non disturbare gli altri, poi mi addormento.
Sveglio, alle 5 sono pronto ad uscire, ma quasi quasi… chiedo se c’è il medico, se può darmi qualcosa per la tosse. Mi fa sedere, mi ausculta:
- Hai una bella bronchitona, mancassero 50 km ok. Ma manca quasi metà gara, se procedi può anche essere che ci arrivi, a Courma. E poi ti fai 15 giorni di ospedale. Fai quel cazzo che vuoi.
Andandosene, continua imprecando:
- Tanto fate sempre quel cazzo che volete… non mi ascoltate mai.
Ecco… come faccio a ribattere e negoziare, se mi vai via…
Riesco a riparlarci, mi dice di fermarmi qui, che mi dà un letto in camera da solo fino alle 16, e poi mi portano giù. Non voglio.
Vado in zona bar, prendo qualcosa di caldo, prendo il cellulare, non c’è campo.
Vado da un ragazzo che sta smanettando sul pc, lo guardo, mi guarda, gli dico:
- …
Niente, ho un groppo in gola, non riesco a parlare, lui continua a guardarmi, con sguardo interrogativo…
- …
Respiro…
- Mi day lah paxwo uai fai?
Riesco a dirgli mentre singhiozzo, gli lancio il cellulare e comincio a piangere… che cacchina che sono… so che sono praticamente giunto al dunque. So che le probabilità di finirla sono vicine allo 0. Il ragazzo mi mette la password e mi torna il cellulare. Mi siedo. Guardo il telefono nero, cerco di capire cosa fare, quali sono le possibilità.
Mi alzo e vado a vedere al cartello dell’ingresso, per capire a che distanza sono i prossimi ristori, se hanno un medico o un posto coperto. Cerco di trovare delle ipotesi, delle soluzioni, la mia mente viaggia, pensa e spera…
3 soluzioni:
1) mi do per malato, mi tengono a dormire fino alle 16 di oggi e poi mi portano giù
2) vado con le mie gambe a Niel (16 km) o a Gressoney (28km) e poi mi ritiro
3) vado avanti e in culo
Non sono un incosciente e lunedì devo assolutamente essere a lavoro, visto che sono titolare d’azienda. Aspettare 11 ore fermo non ha senso, visto che non sono zoppo.
Trovo la soluzione ideale: come si fa sempre, in questi casi, si consulta un altro medico che ti dia ragione. Aspetto che esca un po' di luce e poi partirò verso Col della Vecchia, lì vedo cosa dicono. Poi vado a Niel e vedo cosa mi dicono anche lì... E poi, nel caso, tiro i remi in barca. Sono ormai le 5 e mezza. Avviso mia moglie Michela, ovviamente già sveglia. Avviso Marco, che doveva partire proprio adesso per venire a farmi assistenza fino all’arrivo, gli dico di attendere sviluppi.
Mentre aspetto la luce del sole, vedo varia gente arrivare, prepararsi, ripartire. Saluto quei pochi che conosco, scambio due battute qua e là. Sto pian piano capendo che non sarò un finisher. Le lacrime spuntano, a momenti, offuscandomi la vista, scendono silenziose.
6:40, comincio a prepararmi, mi vesto bene, buff davanti alla faccia. Chippo l’uscita e sono fuori. Discesina e salitina di 15 D+. Mentre salgo avverto un’urgenza che diventa sempre più impellente, nel giro di 10 secondi l’avverto come un macigno, non capisco cosa stia succedendo fino a quando con la mano non strappo in giù il buff, allargo le braccia, alzo la testa e respiro… whoohhhooh… CAZZO… ero in apnea… non mi arrivava ossigeno.
PANICO.
Ma chi cazzzo prendo per il culo?
Continuo, 300 metri in piano modalità zombie, in cui mi concentro su cos’è capitato. Capisco che quei 2 episodi in cui ero in difficoltà dal Coda al Barma erano momenti di apnea, non mi arrivava aria.
Non è possibile. Non è assolutamente possibile procedere così. Mi siedo.
Ovviamente piango.
Ovviamente.
Un anno che aspetto questo evento, il momento in cui mi godo il risultato della preparazione e delle fatiche, delle rinunce, dei tempi portati via alla famiglia...
Altri runner passano, mi guardano interrogativi, sul perché sono fermo a meno di 500 metri dal rifugio.
Ovviamente Michela è con il telefono in mano, le dico che è finita e mi risponde subito.
Torno indietro.
BARMA
- Devo chipparti
- No, ascolta, sono tornato indietro, mi ritiro.
- No, non ritirarti, aspetta un attimo, ti riposi…
1 minuto in cui 2 volontari cercano di convincermi a non ritirarmi. Non riesco a rispondere, un po’ perché non mi danno spazio, un po’ perché ho un nodo in gola che mi soffoca dal dispiacere… finché piango a fontana
- No, dai, no… no… no… no… dai siediti, adesso vediamo di te.
Mi portano una sedia, mi fanno sedere. Il volontario è impacciato e cerca di capire cosa fare, gli presto le mie forbici che prendo dallo zaino, taglio io il bracc
Cazzo…
Taglio il braccialetto, l’angolo del pettorale, il chip dello zaino. Autonomamente.
Passo la giornata a dormire, guardare, supportare, dare consigli. Il medico a mezzogiorno mi dice che ho fatto bene, che ho già tutta un’altra tosse. A volte i medici servono proprio… sarei ancora sul sentiero a farmi male se non gli avessi parlato. Molto male.
Alle 14:30 mi fanno scendere, a piedi, assieme ad altri 2, prendiamo un fuoristrada, cambiamo mezzo, aspettiamo, arriviamo a Courmayeur alle 18:30. Il borsone giallo non c’è.
L’indomani alle 10 mi sposto allo Sporting Centre, mi viene il fiatone nella salita di 10 metri D+… mi faccio visitare, aerosol con bombola d’ossigeno, cortisone per endovena, flebo, ricette per fare la torta con ingredienti della farmacia… bene. Mi prescrive antibiotico, cortisone, Ventolin perché non riesco a fare aerosol per 2 giorni, tachipirina…
Passo la giornata in zona arrivi, sull’app delle foto troverò 200 foto di me che guardo le persone che arrivano, in parte all’arco, con la faccia del bambino che non ha ricevuto il regalo che voleva sotto l’albero.
La sera rimango sul corso, cenando e applaudendo, seduto con la mia compagna dal culo di vetro e dal colore rosso rubino. Ogni runner che passa lo applaudo, scherzando con i runner ritirati che mi trovo nei tavolini vicini. Ci sono runner senza pettorale che passano correndo e si godono applausi non meritati, uno passa addirittura due volte, lo sfotto parlandone al mio amico di bevute tedesco sulla destra, mi fa notare che era Jim Walmsley… vabbè lui lo applaudo…
Torno a casa il venerdì, dopo aver aspettato al suo arrivo della 100 km Offriends, per condividere una birra, e dopo aver salutato il mio amico Corry, impegnato a fare il volontario a Oyace.
Quest’anno non sono stanco a sufficienza, come se non avessi dato tutto. Ma se salgo un piano di scale di corsa ho il fiato corto: torno
Finalmente il tappone! Tempo previsto 25 ore: questa tappa è lunga, ha tanto dislivello, è molto tecnica, si sta molto tempo in quota. Ci si diverte!
Ma adesso siamo a 323 mslm e fa caaldissimoooo… Sui primi 2 km di asfalto mi supera un “civile” in ciabatte, non riesco a tenere il suo ritmo… che fiacca!
Dopo 2 km si arriva a Point-Saint-Martin, qui c’è il ristoro gestito da persone over 80 che nel time-table non c’è, bevo un’aranciata per dargli soddisfazione. Stranamente le aranciate che ti danno gli over 80 hanno sempre quel sapore stantio di una bottiglia aperta 2 mesi prima, lasciata per te nell’armadietto in alto a destra. I ricordi delle visite a mia nonna riaffiorano nella mente e passo in modalità “ciao, nonna, come stai?”. Mi fanno una battuta che si capisce che hanno già detto ad altri 400 runner prima di me: rido, sperando mi allunghino a pugno la mano con dentro i 20 euro arrotolati per il gelato. Ripartiamo… va…
Salita verticale, le gambe hanno difficoltà a riabituarsi a spingere, inizialmente. So che fino a Perloz è così e mi impongo un passo decente. Fa veramente caldo, talmente tanto che mi parte un mezzo abbiocco. Mi fermo 2 minuti, mi siedo, mi passa una ragazza che, con un ottimo balcan-inglish, mi dice che poco dopo dovrebbe esserci uno spiazzo per dormire. Ma io non voglio dormire. Avanzo e trovo un letto di foglie di castagno, eh… vabbè… mi butto e faccio 10 minuti di microsonno, con i ricci delle castagne che mi “accarezzano” in più punti. Quest’anno ho proprio bisogno di dormire qualcosina ogni tot ore, devo adeguarmi.
Riparto, arrivo in parte alla chiesa di Notre-Dame-de-la-Garde, un runner mi suggerisce di andare alla fontana a 10 metri dal sentiero per rinfrescarmi, ci vado, mi fiondo sotto con la testa, torno al sentiero che ho di nuovo caldo… Trovo un grappolo d’uva potato e appoggiato ad un muretto, non so da dove venga ma ha il mio nome scritto sopra. Ciondolando, arrivo a Perloz che sono appena passate le 4 del pomeriggio. Sono proprio fritto. Sarà il caldo, sarà il sonno ma sono lentissimo. Mangio seduto, vedo almeno 20 persone arrivare e scivolare via. Riparto pensando che devo trovare un posto per dormire. Dopo 2 km mi butto giù ma non riesco prendere sonno e mi rialzo, ormai sono le 5 del pomeriggio e la temperatura è calata, riesco magicamente a riattivarmi e salgo a passo deciso. Il sentiero verso Sassa è bello pendente, lo gestisco con un paio di mini-pause e arrivo al ristoro.
Qui un gruppo di ragazze cinesi sono vestite con costumi cosplay di Super Mario, facendo cagnara. Scherzo con loro, faccio una foto e mi fiondo al ristoro. Sta calando la sera e la temperatura. Sono appena passate le 19:30. Mangio minestra calda, poi passo al the coi biscotti, se 3 ore fa ero bollito dal caldo, adesso sto bene vestito di tutto punto con il mio the bollente in mano. Indosso la frontale e mi incammino verso il Coda. Dai! Finiamola sta salitona! Ho indossato anche il buff davanti alla faccia, il sentiero comincia ad essere esposto e si alza un vento freddo. E’ buio.
Dal Sassa al Coda ci sono 800 metri D+, spezzo in due la salita, a metà mi siedo per 2 minuti di sosta, mi superano 2 concorrenti e mi guardano male… oh?? Mi sento punto sul vivo, mi alzo, parto a razzo e li supero… che minchione… arrivo sulla cresta, si vede il Coda poco più in alto ma a destra si vedono, a valle, tutte le luci del Piemonte! Panorama stupendo, rotolo a terra e mi godo 2 minuti di luci sotto e stelle sopra, disteso sul prato. Fauncazzodifreddo, rotolo nuovamente sul sentiero e spingo fino al Coda. Comincio ad avere un po’ di tosse persistente, l’aria fredda non aiuta, fino ad ora avevo gestito la respirazione abbastanza bene.
Quando hanno deciso dove costruire questo rifugio, si sono detti: “Dobbiamo cercare un posto dove, se mettiamo ad asciugare i vestiti, si asciugano in fretta”. Presto fatto, il punto più ventoso in assoluto è qui. Il ristoro è in un gazebo fronte rifugio, sono le 22:30 e l’aria fredda entra da ogni pertugio, modalità Marilin Monroe, ma con la pelle d’oca, le dita ghiacciate e il moccio al naso.
Sento l’urgenza di dover dormire qui, non ricordo perché, ma la mia testa ricorda che dopo non si può dormire. Mi butto sul tavolo, ho una fessura del gazebo proprio dietro alla schiena, chiedo a quello in parte a me di spostarsi, ma si sposta di 2 cm… rincoglionito… Intendo rincoglionito dal sonno, ovviamente. Trovo un posto in cui non arriva troppa aria, mi metto giù e dormo 40 minuti, tremando. Mi sveglio, chiedo una pasta, ma non riesco a mangiarla, prendo due bicchieri di aranciata Sprisolona, mi sforzo di mangiare 10 paste.
Non posso attendere oltre, mi metto i guanti e mi incammino. Adesso il sentiero è in piano, anche se ben esposto. Tossisco bene. Dopo 5 minuti comincio a tossire in modo convulso, ho qualcosa piantato sulla laringe, probabilmente solo muco ma rischio di perdere l’equilibrio da quanto è violento questo attacco di tosse. Faccio due passi, poi mi fermo per reggermi e non cadere, ho dei conati e tossisco, fino a liberarmi, sembra che esca solo liquido, le 10 paste restano con me. E sto subito meglio. Non capisco cosa sia successo, ma tant’è, magari era solo qualcosa di piantato in gola. Sto bene. Bho.
Tengo un passo deciso, per scaldarmi. Tossisco ancora qua e là, come normalmente capita ad uno che fa il TOR, alla terza notte. Si scende, verso la Valle D’Aosta. Magicamente la temperatura cambia, non c’è vento e si sta bene. Frotte di runners dormono a bordo sentiero… mannaggetta… se dormivo qui non avrei patito il ghiaccio del Coda.
Non ricordavo così tecnico questo tratto. Per fortuna ho dormito e lo affronto sereno. Poi arrivo ad un tratto più semplice e la voglia di fare altri 10 minuti di sonno mi convince a mettermi giù sotto un costone di roccia. Forse non il posto migliore, dopo 5 minuti in cui mi raffreddo bene mi alzo senza essere riuscito a dormire. Non sono rintronato, vado spedito. Tratto tecnico, rastrello 3 runner che ciondolano/hanno un passo incerto, poi li supero e mentre ci parlo li perdo, mi giro ma capisco che stanno bene con il loro passo da sonno.
Salita tecnica, a sinistra un burrone, a destra parete, gradoni sulle rocce, il mio corpo va in tilt: devo sedermi, IMMEDIATAMENTE. Mi siedo, non capisco se ho un calo di zuccheri o cosa, la mia testa cerca di capire, tiro fuori uno snack e lo mangio, mentre i 3 morti di sonno non possono fare altro che scavalcarmi, visto che di lato non possono passare. Tossisco, alzo il buff e riparto… mah…
Il sentiero non si vede benissimo, ri-sorpasso i miei amici morti di sonno, trovo 2 persone che avanzano decise e mi aggancio a loro, non sono della gara ma stanno andando al Barma per fare da assistenti. Cerco di seguirle il più possibile, fino ad andare in difficoltà perché… perché loro sono freschi, cazzo… e poi arrivo finalmente al Barma. Sono le 3 e mezza. Sono in anticipo di 4 ore sul tempo della volta scorsa.
Chiedo di dormire, non c’è disponibilità immediata, mi mettono in coda, mangio e mi metto a dormire in parte ai volontari, sulla panca.
- Posso alzare i piedi sulla panca?
- Certo, togli pure le scarpe, ho due figli maschi e sono abituata all’odore di formaggio marcio
Benissimo, chiudo gli occhi e immediatamente sento una voce:
- Vuoi venire a letto?
Apro gli occhi e guardo un volontario 50enne con lo sguardo languido che mi fissa
- Volentieri, ma non con te… preferisco le donne.
- Eccolo, uno degli ultimi nostalgici…
1 ora di sonno e tosse in un letto CON LENZUOLA. Dopo 5 minuti di tosse disteso, penso quasi di alzarmi, per non disturbare gli altri, poi mi addormento.
Sveglio, alle 5 sono pronto ad uscire, ma quasi quasi… chiedo se c’è il medico, se può darmi qualcosa per la tosse. Mi fa sedere, mi ausculta:
- Hai una bella bronchitona, mancassero 50 km ok. Ma manca quasi metà gara, se procedi può anche essere che ci arrivi, a Courma. E poi ti fai 15 giorni di ospedale. Fai quel cazzo che vuoi.
Andandosene, continua imprecando:
- Tanto fate sempre quel cazzo che volete… non mi ascoltate mai.
Ecco… come faccio a ribattere e negoziare, se mi vai via…
Riesco a riparlarci, mi dice di fermarmi qui, che mi dà un letto in camera da solo fino alle 16, e poi mi portano giù. Non voglio.
Vado in zona bar, prendo qualcosa di caldo, prendo il cellulare, non c’è campo.
Vado da un ragazzo che sta smanettando sul pc, lo guardo, mi guarda, gli dico:
- …
Niente, ho un groppo in gola, non riesco a parlare, lui continua a guardarmi, con sguardo interrogativo…
- …
Respiro…
- Mi day lah paxwo uai fai?
Riesco a dirgli mentre singhiozzo, gli lancio il cellulare e comincio a piangere… che cacchina che sono… so che sono praticamente giunto al dunque. So che le probabilità di finirla sono vicine allo 0. Il ragazzo mi mette la password e mi torna il cellulare. Mi siedo. Guardo il telefono nero, cerco di capire cosa fare, quali sono le possibilità.
Mi alzo e vado a vedere al cartello dell’ingresso, per capire a che distanza sono i prossimi ristori, se hanno un medico o un posto coperto. Cerco di trovare delle ipotesi, delle soluzioni, la mia mente viaggia, pensa e spera…
3 soluzioni:
1) mi do per malato, mi tengono a dormire fino alle 16 di oggi e poi mi portano giù
2) vado con le mie gambe a Niel (16 km) o a Gressoney (28km) e poi mi ritiro
3) vado avanti e in culo
Non sono un incosciente e lunedì devo assolutamente essere a lavoro, visto che sono titolare d’azienda. Aspettare 11 ore fermo non ha senso, visto che non sono zoppo.
Trovo la soluzione ideale: come si fa sempre, in questi casi, si consulta un altro medico che ti dia ragione. Aspetto che esca un po' di luce e poi partirò verso Col della Vecchia, lì vedo cosa dicono. Poi vado a Niel e vedo cosa mi dicono anche lì... E poi, nel caso, tiro i remi in barca. Sono ormai le 5 e mezza. Avviso mia moglie Michela, ovviamente già sveglia. Avviso Marco, che doveva partire proprio adesso per venire a farmi assistenza fino all’arrivo, gli dico di attendere sviluppi.
Mentre aspetto la luce del sole, vedo varia gente arrivare, prepararsi, ripartire. Saluto quei pochi che conosco, scambio due battute qua e là. Sto pian piano capendo che non sarò un finisher. Le lacrime spuntano, a momenti, offuscandomi la vista, scendono silenziose.
6:40, comincio a prepararmi, mi vesto bene, buff davanti alla faccia. Chippo l’uscita e sono fuori. Discesina e salitina di 15 D+. Mentre salgo avverto un’urgenza che diventa sempre più impellente, nel giro di 10 secondi l’avverto come un macigno, non capisco cosa stia succedendo fino a quando con la mano non strappo in giù il buff, allargo le braccia, alzo la testa e respiro… whoohhhooh… CAZZO… ero in apnea… non mi arrivava ossigeno.
PANICO.
Ma chi cazzzo prendo per il culo?
Continuo, 300 metri in piano modalità zombie, in cui mi concentro su cos’è capitato. Capisco che quei 2 episodi in cui ero in difficoltà dal Coda al Barma erano momenti di apnea, non mi arrivava aria.
Non è possibile. Non è assolutamente possibile procedere così. Mi siedo.
Ovviamente piango.
Ovviamente.
Un anno che aspetto questo evento, il momento in cui mi godo il risultato della preparazione e delle fatiche, delle rinunce, dei tempi portati via alla famiglia...
Altri runner passano, mi guardano interrogativi, sul perché sono fermo a meno di 500 metri dal rifugio.
Ovviamente Michela è con il telefono in mano, le dico che è finita e mi risponde subito.
Torno indietro.
BARMA
- Devo chipparti
- No, ascolta, sono tornato indietro, mi ritiro.
- No, non ritirarti, aspetta un attimo, ti riposi…
1 minuto in cui 2 volontari cercano di convincermi a non ritirarmi. Non riesco a rispondere, un po’ perché non mi danno spazio, un po’ perché ho un nodo in gola che mi soffoca dal dispiacere… finché piango a fontana
- No, dai, no… no… no… no… dai siediti, adesso vediamo di te.
Mi portano una sedia, mi fanno sedere. Il volontario è impacciato e cerca di capire cosa fare, gli presto le mie forbici che prendo dallo zaino, taglio io il bracc
Cazzo…
Taglio il braccialetto, l’angolo del pettorale, il chip dello zaino. Autonomamente.
Passo la giornata a dormire, guardare, supportare, dare consigli. Il medico a mezzogiorno mi dice che ho fatto bene, che ho già tutta un’altra tosse. A volte i medici servono proprio… sarei ancora sul sentiero a farmi male se non gli avessi parlato. Molto male.
Alle 14:30 mi fanno scendere, a piedi, assieme ad altri 2, prendiamo un fuoristrada, cambiamo mezzo, aspettiamo, arriviamo a Courmayeur alle 18:30. Il borsone giallo non c’è.
L’indomani alle 10 mi sposto allo Sporting Centre, mi viene il fiatone nella salita di 10 metri D+… mi faccio visitare, aerosol con bombola d’ossigeno, cortisone per endovena, flebo, ricette per fare la torta con ingredienti della farmacia… bene. Mi prescrive antibiotico, cortisone, Ventolin perché non riesco a fare aerosol per 2 giorni, tachipirina…
Passo la giornata in zona arrivi, sull’app delle foto troverò 200 foto di me che guardo le persone che arrivano, in parte all’arco, con la faccia del bambino che non ha ricevuto il regalo che voleva sotto l’albero.
La sera rimango sul corso, cenando e applaudendo, seduto con la mia compagna dal culo di vetro e dal colore rosso rubino. Ogni runner che passa lo applaudo, scherzando con i runner ritirati che mi trovo nei tavolini vicini. Ci sono runner senza pettorale che passano correndo e si godono applausi non meritati, uno passa addirittura due volte, lo sfotto parlandone al mio amico di bevute tedesco sulla destra, mi fa notare che era Jim Walmsley… vabbè lui lo applaudo…
Torno a casa il venerdì, dopo aver aspettato al suo arrivo della 100 km Offriends, per condividere una birra, e dopo aver salutato il mio amico Corry, impegnato a fare il volontario a Oyace.
Quest’anno non sono stanco a sufficienza, come se non avessi dato tutto. Ma se salgo un piano di scale di corsa ho il fiato corto: torno
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
So che vado controccorrente e che sarà l'esatto opposto di quello che ti diranno tutti ma....
potevi tentare almeno fino a Niel
Dico questo non sapendo di preciso quali fossero le tue condizioni, ma anche quelli che ti diranno che hai fatto bene non sanno
Vabbè, il solo lato positivo è che non devi nemmeno chiederti quale sarà il tuo obiettivo per il 2026
potevi tentare almeno fino a Niel
Dico questo non sapendo di preciso quali fossero le tue condizioni, ma anche quelli che ti diranno che hai fatto bene non sanno
Vabbè, il solo lato positivo è che non devi nemmeno chiederti quale sarà il tuo obiettivo per il 2026
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Il lato positivo della questione è che Augusto è obbligato a infiorettarsi Pamela Anderson, avere un figlio con lei e chiamarlo Boborosso.
Me l'ha promesso.
Ho tentato e volevo arrivare a Niel, ad arrivare a 200 km. La maggior parte della gente si ritira la 3^ notte. E' la notte di quelli che non ci credono abbastanza. Avevo paura di dovermi fermare ai gazebi di Lago Chiaro e Col della Vecchia. Lì sarebbe stato un macello.
185 km o 200 non fanno molta differenza. In caso la prossima volta faccio 15 km in più dopo essere arrivato.
Me l'ha promesso.
Ho tentato e volevo arrivare a Niel, ad arrivare a 200 km. La maggior parte della gente si ritira la 3^ notte. E' la notte di quelli che non ci credono abbastanza. Avevo paura di dovermi fermare ai gazebi di Lago Chiaro e Col della Vecchia. Lì sarebbe stato un macello.
185 km o 200 non fanno molta differenza. In caso la prossima volta faccio 15 km in più dopo essere arrivato.
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Le possibilità che Augusto si infioretti Pamela Anderson le vedo pari a quelle che vinca il prossimo TOR. Che poi la ingavidi a 58 anni francamente risulta ancora meno probabile.Boborosso ha scritto: ↑06/10/2025, 16:14 Il lato positivo della questione è che Augusto è obbligato a infiorettarsi Pamela Anderson, avere un figlio con lei e chiamarlo Boborosso.
Me l'ha promesso.
Ho tentato e volevo arrivare a Niel, ad arrivare a 200 km. La maggior parte della gente si ritira la 3^ notte. E' la notte di quelli che non ci credono abbastanza. Avevo paura di dovermi fermare ai gazebi di Lago Chiaro e Col della Vecchia. Lì sarebbe stato un macello.
185 km o 200 non fanno molta differenza. In caso la prossima volta faccio 15 km in più dopo essere arrivato.
Peccato, perchè il nome Boborosso era carino....
Bobo, il Prossimo anno parti dal Bonatti, scendi a Cormayeur e poi prendi il via. E siamo a posto
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Mi è dispiaciuto un casino non sapere che eri tu quello che dentro la Barma stava tossendo furiosamente a due metri da me (sono testimone, era tutto stramaledettamente vero). Da bravo otorino ti avrei bombardato di cortisone prima di mollare il colpo ma mi sa che la situazione era già compromessa…Boborosso ha scritto: ↑06/10/2025, 16:14 Il lato positivo della questione è che Augusto è obbligato a infiorettarsi Pamela Anderson, avere un figlio con lei e chiamarlo Boborosso.
Me l'ha promesso.
Ho tentato e volevo arrivare a Niel, ad arrivare a 200 km. La maggior parte della gente si ritira la 3^ notte. E' la notte di quelli che non ci credono abbastanza. Avevo paura di dovermi fermare ai gazebi di Lago Chiaro e Col della Vecchia. Lì sarebbe stato un macello.
185 km o 200 non fanno molta differenza. In caso la prossima volta faccio 15 km in più dopo essere arrivato.
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Anche io lo pensavo prima di sentirlo al telefono che tossiva brutto e soprattutto dopo averlo incontrato ad Oyace che tossiva peggio, dopo praticamente un giorno e mezzo di riposo e farmaci. Ecco lì mi son detto “cazzo meno male che l’hanno visitato sennò finiva davvero all’ospedale”.motosega ha scritto: ↑06/10/2025, 15:59 So che vado controccorrente e che sarà l'esatto opposto di quello che ti diranno tutti ma....
potevi tentare almeno fino a Niel
Dico questo non sapendo di preciso quali fossero le tue condizioni, ma anche quelli che ti diranno che hai fatto bene non sanno![]()
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Vabbè, il solo lato positivo è che non devi nemmeno chiederti quale sarà il tuo obiettivo per il 2026![]()
E chi mi conosce sa che sono uno che non giustifica quasi mai i ritiri.
Re: TOR330 Tor des Géants (Ao) 14-20.09.2025
Come sempre, grazie Bobo per la tua splendida e divertente condivisione.
Quello che mi lascia veramente stupefatto, da ignorante in materia di ultratrail di più giorni, è come faccia (facciate) a ricordare così distintamente aneddoti, luoghi, persone, sensazioni, emozioni, ristori, ecc.
Vero è che probabilmente per molti di Voi sentieri e zone della VDA sono ormai una seconda casa ma mi sarebbe difficile immaginare, con la mente comunque un pò confusa da stanchezza e privazione del sonno, di dover riordinare le idee e i ricordi in perfetta successione cronologica; bravi tutti e bravo Bobo anche per questo.