Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
Moderatore: maudellevette
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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
Finalmente a casa dopo 13 lunghi giorni in Marocco in parte parecchio complicati. Inizia tutto il 1° Aprile (dovevo aspettarmelo…) quando parto alla mattina prestissimo dalla Malpensa alla volta di Marrakech. Mesi fa, con l’iscrizione alla gara, ho subito prenotato a un ottimo prezzo il volo con Easyjet, perfetto per non sprecare giorni inutilmente, ma la compagnia aerea me lo ha annullato a Gennaio (senza comunicarmi nulla), scherzetto che mi è costato un nuovo biglietto a un prezzo triplicato (altro cattivo presagio trascurato…). All’aeroporto di Marrakech, dopo un’ora di attesa speranzosa al nastro trasportatore, scopro con terrore che la mia valigia con quasi tutto il necessario per i 9 giorni nel deserto se la sono dimenticata a Milano (come apprenderò dopo fiumi di telefonate e andirivieni di mia moglie dall’aeroporto). Mi viene subito in mente il primo consiglio dell’organizzazione della MDS nelle numerose e precisissime newsletter che mi hanno accompagnato in questi mesi: lo zaino va portato a bordo così se si perde il bagaglio almeno si avrà lo stretto necessario! La mia fiducia nella Wizzair è stata clamorosamente tradita…La MDS è una gara che si prepara nei mesi precedenti partendo dalla scelta molto personale dello zaino più idoneo, comodo e leggero, così come dell’abbigliamento, dell’attrezzatura (sacco a pelo, materassino, kit sopravvivenza, fornelletto, materiale toilette, ecc.) ma soprattutto del cibo (liofilizzato) che si mangerà per quasi 10 gg. e degli integratori che si consumeranno durante le tappe (gel, barrette, sali, ecc.). L’organizzazione fornisce solo una tenda berbera per 8 persone e 5 l di acqua al giorno (esclusa quella dei ristori). Si passano ore a selezionare, confrontare, ordinare ciò che può andare meglio, a studiarsi video e a leggere racconti e testimonianze per sentirsi il più preparati possibile. Di tutto questo non ho quasi nulla con me se non uno zainetto con scarpe, pantaloncini, maglietta, buff e cappellino da usare in gara, passaporto con un po’ di soldi (chiedono 200€ come materiale obbligatorio), telefono, orologio e powerbank, spazzolino e dentifricio. Contatto subito l’organizzazione che mi chiede i dettagli della mia valigia e una delega per ritirarla quando arriverà. Fino alla vigilia della partenza non faranno altro che ripetermi: non preoccuparti, prendi pure i pullman già fissati che ti porteranno al primo bivacco, in qualche modo il problema lo risolveremo…Mi aspettano 4 gg. di ansia, di attesa, di false promesse puntualmente non mantenute (la valigia forse arriva oggi, tranquillo che abbiamo un contatto all’aeroporto!). I due giorni nel primo bivacco, spesi tra preparativi e controllo materiali, mi vedono girare vestito in “borghese” mentre tutti eccitati fanno e rifanno gli zaini ed eliminano il superfluo per limare il peso da portarsi sulle spalle (il minimo stabilito esclusi i 1500 ml di acqua sarà di 6.5 kg). Mi dicono di fare il controllo zaino…senza lo zaino mentre tutti mi guardano straniti, la situazione è surreale, non ne posso più e vorrei andarmene ma ho fatto (e speso) tanto per essere qui! I ragazzi della mia tenda (la n. 70) sono gentilissimi, mi accolgono e mi confortano come un fratello, dentro di me angoscia e riconoscenza si mescolano, non voglio che finisca così e anche loro mi dicono di non smettere di crederci! La prima notte dormo vestito con tutto quello che ho senza materassino e sacco a pelo, ho un freddo cane che non molla fino a dopo l’alba (ho patito molto di più il freddo, altro che il caldo del Sahara!), chiedo una coperta ma niente da fare (cavolo, sono in 600 tra volontari, sanitari e addetti ai media, possibile che non hanno qualcosa in più?). Per me la parte dura sarà questa, la corsa se mai la farò, sarà un dettaglio trascurabile…Per farla breve nel tardo pomeriggio della vigilia della partenza della prima tappa gli organizzatori devono ammettere finalmente che la valigia non c’è e non arriverà in tempo. Se voglio correre devo comprarmi da loro tutto il necessario (zaino, sacco a pelo, materiale obbligatorio). In un’ora e mezza, insieme ai miei compagni, decidiamo che questa è la mia unica possibilità: compro il tutto e prima che faccia buio metto insieme il necessario. Assolutamente commovente la colletta che le altre tende organizzano per fornirmi il cibo per i giorni successivi, privandosi di quello che avrebbero dovuto consumare loro. Finalmente l’ansia che mi attanagliava da giorni di dissolve e anche io posso concentrarmi su ciò per cui tutti noi siamo qui!
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
...beh chi ben comincia... mamma mia che incubo...
- augusto losio
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Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
non ho assolutamente idea di che cosa avrei fatto io, ma complimenti per quello che hai fatto tu.
adesso attendiamo le altre puntate, credo che nel prossimo periodo questo argomento sarà abbastanza monopolizzante.
adesso attendiamo le altre puntate, credo che nel prossimo periodo questo argomento sarà abbastanza monopolizzante.
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
Porca pupazza! che sfiga, che incubo e che forza mentale di voler restare per farla: bravo!
Io, credo, soldi o non soldi, forse me ne sarei tornato a casa..anche se in realtà è una situazione così particolare che avrei dovuto viverla per sapere cos'avrei deciso.
Preparo tajine e harissa e mi accomodo sul divano in attesa del racconto gara.
Io, credo, soldi o non soldi, forse me ne sarei tornato a casa..anche se in realtà è una situazione così particolare che avrei dovuto viverla per sapere cos'avrei deciso.
Preparo tajine e harissa e mi accomodo sul divano in attesa del racconto gara.
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
La decisione di rimanere o andarmene è stata molto combattuta. L'ago della bilancia è virato sul rimanere quando ho realizzato molto razionalmente che andare via significava non avere diritto al rimborso né al trasferimento della gara per il 2027 (termine perentorio una settimana prima non negoziabile!) e comunque il costo del trasporto a Marrakech e soprattutto del volo di ritorno in Italia erano assolutamente superiori a quello del materiale che mi ha venduto l'organizzazione. Inoltre l'idea di rifare tutto lo sbattimento l'anno prossimo dopo aver sacrificato le vacanze di Pasqua con la mia famiglia quest'anno non mi esaltava per nulla.
L'organizzazione della MDS è qualcosa di incredibile (gestione della mia valigia a parte...). Uomini e mezzi a profusione, perfino una clinica mobile come al Tour de France con radiologia e laboratorio analisi! Dal 2023 la gestione è passata dal fondatore e ideatore Patrick Bauer a Cyril Gauthier, un imprenditore francese che in passato l'ha corsa e che ha dato un impronta più "social" e "commerciale" a questa corsa a tappe nel deserto (è diventato un vero e proprio business con gare marchiate MDS in tutto il mondo). L'idea è comunque rimasta immutata: 6 tappe in 7 giorni da correre e/o camminare (come fa il 30% dei partecipanti) in completa autosufficienza alimentare (e non solo, perfino la carta igienica ci si deve portare...
). L'organizzazione fornisce una tenda berbera (praticamente un logoro telo nero di tessuto sostenuto da pali di legno, aperto sui due lati) con un tappeto, servizi igienici (tende a forma di parallelepipedo con un WC di plastica) con sacchetti con cui rivestire il WC e dove riporre i propri "bisogni", disinfettante per le mani e acqua (5 l al termine di ogni tappa che devono bastare fino al giorno successivo e acqua ai check points per rifornire le borracce). Quest'anno nella tappa lunga (100 km al posto dei consueti 80-85 visto che era la 40esima edizione...
) hanno dato anche una fetta di limone e un biscotto marocchino (rigorosamente uno a testa) in un paio di check points. La sensazione è quella di agire in un contesto ostile nella massima sicurezza. All'inizio di ogni tappa volontari (giacche blu), sanitari (giacche arancioni) e media-workers (giacche beige) partono dall'arrivo e percorrono il tragitto in senso contrario incitando (i primi), informandosi sulle nostre condizioni di salute (i secondi) e facendo foto e video (i terzi) continuamente. Questo aspetto da un lato tende ad azzerare e prevenire sbagli di percorso e malori, dall'altro fa perdere un po' del fascino dell'esperienza solitaria nel deserto (dopo un po' le continue urla di incitamento dei volontari specialmente all'ingresso dei check points mi davano sui nervi). Sullo zaino viene posizionato un localizzatore satellitare con un pulsante di richiesta di soccorso. Viene garantito il recupero in qualsiasi posizione ci si trovi nel giro di qualche minuto (non so quanti pick-up, jeep e dune-buggie munite di barelle sul tetto avrò visto!). Il fatto che tra di noi ci siano tantissimi giovani con velleità da influencer non aiuta a creare quel clima da esperienza "intima" che mi sarei aspettato, ma di questo ne ero consapevole già all'iscrizione. Dai racconti di Marco Olmo questa gara mi ha sempre affascinato e l'ho sempre un po' temuta, anche perché odio ferocemente il caldo e l'ho sempre vista come una sfida ai miei limiti (un po' come l'andar per creste io che soffro l'esposizione). Non avevo particolari obbiettivi cronometrici se non finirla in maniera decente senza troppe vesciche né troppa sofferenza, alternando corsa a cammino visto il peso dello zaino e il problema vascolare alla mia gamba destra che mi sta limitando fortemente nella corsa. Paradossalmente l'aspetto che più mi interessava di questa esperienza era la conoscenza dei miei compagni di tenda, la nostra gestione delle criticità e quel clima assolutamente speciale di "cameratismo" che si crea nelle difficoltà. Otto persone ognuna con la propria storia a dividere un tappeto lercio per 9 giorni nel deserto tra tempeste di sabbia, freddo intenso di notte e caldo secco di giorno (devo ammettere molto ben sopportabile per fortuna!): Alessandro un commercialista modenese trasferito a Lugano dopo una vita da cantante (è stato pure a Sanremo), Luca un simpatico e forte ingegnere varesotto anche lui ormai adottato dal Canton Ticino da anni (arriverà nei 200), Gianluca un milanese titolare di una palestra di arrampicata che concluderà la MDS in condizioni che avrebbero fermato un marine, Marco un veneto ex militare paracadutista alpino e elicotterista ora titolare con la compagna di un'agenzia matrimoniale (detto il vecio alpin), Artur un polacco sponsorizzato da una azienda di integratori sempre alla ricerca di una powerbank per ricaricare lo smartphone e fare i suoi filmati (ribattezzato King Artur) e Jeliko un analista finanziario croato residente a Berlino che arrivava sempre nelle ultime posizioni con pochissimo tempo per mangiare e riposarsi per la tappa successiva (i suoi occhi sgranati e il suo perenne sbattimento erano fonte per noi di estremo divertimento, bastardissimi...).
L'organizzazione della MDS è qualcosa di incredibile (gestione della mia valigia a parte...). Uomini e mezzi a profusione, perfino una clinica mobile come al Tour de France con radiologia e laboratorio analisi! Dal 2023 la gestione è passata dal fondatore e ideatore Patrick Bauer a Cyril Gauthier, un imprenditore francese che in passato l'ha corsa e che ha dato un impronta più "social" e "commerciale" a questa corsa a tappe nel deserto (è diventato un vero e proprio business con gare marchiate MDS in tutto il mondo). L'idea è comunque rimasta immutata: 6 tappe in 7 giorni da correre e/o camminare (come fa il 30% dei partecipanti) in completa autosufficienza alimentare (e non solo, perfino la carta igienica ci si deve portare...
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
E’ ammesso anche qualcosa di alcolico o andiamo di acqua limone e menta?gogo ha scritto: ↑15/04/2026, 8:36 Porca pupazza! che sfiga, che incubo e che forza mentale di voler restare per farla: bravo!
Io, credo, soldi o non soldi, forse me ne sarei tornato a casa..anche se in realtà è una situazione così particolare che avrei dovuto viverla per sapere cos'avrei deciso.
Preparo tajine e harissa e mi accomodo sul divano in attesa del racconto gara.
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
Corry niente alcool in Marocco! L’unico kg che ho perso penso che sia dovuto unicamente all’astensione da birrette e alcolici vari. Prima di entrare nel cuore del racconto della gara vi tengo ancora un po’ sulle spine per raccontarvi come funziona il tutto…
Purtroppo nel giorno prima della gara, dedicato al controllo materiali e alle verifiche mediche, non ho potuto pesare il mio zaino (visto che non ce lo avevo ancora!) né fare la foto di rito (ero troppo scazzato per farmi una coda sotto il sole senza sapere se avrei corso). I pro tendono a portare il minimo indispensabile (2000 kcal al giorno per 6 gg. e il materiale obbligatorio) con un peso che si attesta a meno di 7 kg (quest'anno oltre ai soliti fratelli marocchini Rachid e Mohammed El Morabity, c'erano anche Ludovic Pommeret e Ryan Sandes). Tanta gente invece si presenta con zaini imbarazzanti tipo spedizione himalayana da 15 kg avendo paura di restare a secco di calorie e non sapendo rinunciare ai vari generi di comfort. Ancora non lo sanno ma la pagheranno in termini di lentezza, fatica extra, mal di schiena e abrasioni alle spalle. Nelle poche tende italiane va per la maggiore un noto brand milanese di abbigliamento trail, grazie anche al bellissimo documentario che il titolare (filo) con i suoi amici ha prodotto nell'edizione scorsa. Al termine dei controlli va consegnata la propria valigia agli inservienti marocchini che la caricano sui camion destinazione Ouarzazate, dove i partecipanti la ritroveranno al termine della gara davanti al proprio albergo (il costo dell'iscrizione comprende anche il trasporto in bus da Marrakech al primo bivacco e ritorno e due notti in mezza pensione al termine della gara a Ouarzazate, l'ultima cittadina prima del deserto, dove ci si riposerà, ci si abbufferà, si vedrà il video della gara e ci saranno le premiazioni con tanto di festa finale). Prima della pesa dello zaino i più "temerari" limeranno ulteriormente il suo contenuto rinunciando a cibo extra e a generi di conforto non indispensabili. Quando poi alla sera l'organizzazione andrà alla ricerca di cibo per me tra le tende purtroppo troverà ben poco visto che ognuno giustamente si era tenuto quasi solo il minimo indispensabile (altra critica che faccio agli organizzatori che in questo caso si sono mostrati troppo ottimisti e un po' sprovveduti). A differenza delle edizioni dirette da Bauer, per motivi di comodità (e di ecosostenibilità, "tasto" che l'organizzazione pigia spesso per motivare ogni sua scelta) i bivacchi non cambiano ogni sera ma saranno solo 3 con una tappa in linea e una ad anello per ciascuno. Il bivacco consiste in circa 200 tende berbere per i concorrenti poste a semicerchio con al centro
il logo della MDS e un’area yoga-meditazione per la sera, altre tende riservate ai volontari, una tenda gigantesca allestita ad infermeria da campo, una info-tent dove ogni giorno al termine della tappa si va a consegnare il vuoto e ritirare il bottiglione di acqua pieno da 5 l e dove ci si rivolge per qualsiasi necessità non sanitaria, un camion 4x4 allestito a postazione DJ dove Cyril e Ian Corless (la sua controparte inglese) pronunciano i vari discorsi prima e dopo le tappe e dove si diffonde la musica dalla partenza della tappa fino all'arrivo dell'ultimo concorrente, varie postazioni WC esterne e una serie di tende definite Emotion Boxes dove i concorrenti al termine della tappa possono registrare su uno smartphone un messaggio ai propri cari della durata massima di 1' (in teoria non dovrebbe esserci rete ma l'abbiamo avuta sia nel primo che nell'ultimo bivacco!). Sull'autobus che da Ourazazate ci porta al primo bivacco, oltre al sacchetto del pranzo (ultimo rifornimento esterno prima dell'autosufficienza alimentare), ci viene consegnato il road-book con la descrizione delle singole tappe con tanto di mappa dettagliata (dobbiamo avere con noi anche una bussola obbligatoria per orientarci in caso di tempesta di sabbia): in totale sono 270 km (20 in più del consueto come ho detto sopra per via del 40° anniversario) divisi in 6 tappe con un dislivello totale inferiore ai 3000 m+ (cosa che ha fatto sorridere chi di noi faceva trail...). A memoria i km delle le varie tappe sono: 35, 40.5, 29.1, 100, 42.2 e 23.3. I dislivelli variano tra i 200 e i 700 m+ a tappa. Nel road-book suddividono anche il tipo di terreno in varie categorie a seconda della "corribilità": si va dalla categoria 1 con fondo duro alla categoria rossa con sabbia soffice nella quale letteralmente si rimane inghiottiti e che prosciuga ogni energia (e nonostante questo i marocchini se la corrono come se lievitassero...). I terreni che si incontrano variano dalle dune di sabbia soffice (erg), ad altipiani desertici a fondo compatto con ghiaia e piccoli sassi (reg) molto ben corribili, a rilievi rocciosi (jebel), al letto di fiumi fossili con sassi di dimensioni medie (uadi).
il logo della MDS e un’area yoga-meditazione per la sera, altre tende riservate ai volontari, una tenda gigantesca allestita ad infermeria da campo, una info-tent dove ogni giorno al termine della tappa si va a consegnare il vuoto e ritirare il bottiglione di acqua pieno da 5 l e dove ci si rivolge per qualsiasi necessità non sanitaria, un camion 4x4 allestito a postazione DJ dove Cyril e Ian Corless (la sua controparte inglese) pronunciano i vari discorsi prima e dopo le tappe e dove si diffonde la musica dalla partenza della tappa fino all'arrivo dell'ultimo concorrente, varie postazioni WC esterne e una serie di tende definite Emotion Boxes dove i concorrenti al termine della tappa possono registrare su uno smartphone un messaggio ai propri cari della durata massima di 1' (in teoria non dovrebbe esserci rete ma l'abbiamo avuta sia nel primo che nell'ultimo bivacco!). Sull'autobus che da Ourazazate ci porta al primo bivacco, oltre al sacchetto del pranzo (ultimo rifornimento esterno prima dell'autosufficienza alimentare), ci viene consegnato il road-book con la descrizione delle singole tappe con tanto di mappa dettagliata (dobbiamo avere con noi anche una bussola obbligatoria per orientarci in caso di tempesta di sabbia): in totale sono 270 km (20 in più del consueto come ho detto sopra per via del 40° anniversario) divisi in 6 tappe con un dislivello totale inferiore ai 3000 m+ (cosa che ha fatto sorridere chi di noi faceva trail...). A memoria i km delle le varie tappe sono: 35, 40.5, 29.1, 100, 42.2 e 23.3. I dislivelli variano tra i 200 e i 700 m+ a tappa. Nel road-book suddividono anche il tipo di terreno in varie categorie a seconda della "corribilità": si va dalla categoria 1 con fondo duro alla categoria rossa con sabbia soffice nella quale letteralmente si rimane inghiottiti e che prosciuga ogni energia (e nonostante questo i marocchini se la corrono come se lievitassero...). I terreni che si incontrano variano dalle dune di sabbia soffice (erg), ad altipiani desertici a fondo compatto con ghiaia e piccoli sassi (reg) molto ben corribili, a rilievi rocciosi (jebel), al letto di fiumi fossili con sassi di dimensioni medie (uadi).
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
Mi sto appassionando al tuo racconto Lucio. Non vedo l'ora di leggere il resto.
Comunque l'alcohol si trova in Morocco se conosci le persone giuste. Al nostro Riad a Marrakesh c'era sempre qualche lattina di birra.
Comunque l'alcohol si trova in Morocco se conosci le persone giuste. Al nostro Riad a Marrakesh c'era sempre qualche lattina di birra.
Re: Marathon des Sables The Legendary (Marocco) 03-13.04.2026
Lo si trovava nei supermercati e negli hotel. Ma ne ho approfittato per fare un po’ di astensione…