Alcuni cenni sul parco di Fontesanta tratti dal sito
http://www.verditerre.org tanto per cominciare a creare l'atmosfera giusta:
"San Donato in Collina, antico nucleo abitativo posto sul valico tra il Valdarno fiorentino e quello superiore, si trova alle pendici dei monti Chiantigiani. Un tempo sosta per viaggiatori e nodo cruciale della via della transumanza, da San Donato partiva uno dei percorsi dell’antica via Maremmana che da Fonte Santa arriva a Greve, prosegue nel senese e raggiunge la Maremma.
....la porta verde che conduce al Parco di Fonte Santa e al Poggio Firenze: una zona ricca di vegetazione inserita in un paesaggio in cui l’agricoltura è scomparsa come attività produttiva
Il Poggio Firenze (m 693), a 90 chilometri dal mare Tirreno, è la prima altura di una lunga catena montuosa, che partendo da sud-est di Firenze, separa la valle dell’Arno da quella dell’Ema e confluisce a sud con i monti del Chianti. Tutta la zona, che da Poggio al Mandorlo, per la Costa al Sole e Fonte Santa si estende fino al Poggio di Firenze, gode di un clima mite e temperato; l’aria è salubre e balsamica con caratteristiche climatiche “atlantiche” e particolarità botaniche rare a quest’altitudine ed a tanta distanza dal mare.Salendo verso monte Masso, ad un’altitudine di 400/450 metri, si trovano boschi formati prevalentemente da cerro, roverella, carpino nero, sorbo, mentre tra gli arbusti non mancano l’erica, il brugo, il ginestrone, la ginestra dei carbonai. E ancora, il maggio pendolino, il ligustro, il cisto rosso, la rosa di San Giovanni, la vitalba, la robbia selvatica e la ginestra di Spagna. A Casa al Mandorlo (425 m s.l.m.), dove il terreno è più argilloso e marnoso, si trova la Staehelina dubia L., i cosiddetti pennellini. È una pianta non comune a distribuzione occidentale, considerata xerofila per quanto riguarda il terreno, ma esigente di umidità nell’aria.
All’inizio della salita del Poggio il terreno è di arenaria, detto “macigno” e forma delle rupi sulle quali dominano la ginestra, la melica e la Satureja nepeta Scheele, una ericacea. A circa 500 metri s.l.m., il bosco diventa una pineta artificiale, con qualche roverella ed alcuni cipressi; il sottobosco, nelle zone marginali ed illuminate, è costituito da una densa formazione di ginestrone, mentre nella parte più interna si trovano l’Erica scoparia e la felce aquilina, con castagni e ginepro.
Salendo ancora (600 metri s.l.m.), si incontra il fiordaliso, numerosi rovi con un sottobosco di erica scoparia e felceti, mentre il tappeto erboso è costituito da paleo. La stazione è coperta da un arbusteto a “brughiera”, dove domina l’Erica scoparia; l’Erica arborea è ormai rara, insieme al brugo, al cisto rosso, la ginestra dei carbonai, il pioppo tremulo e le felci. Più in alto diminuisce anche l’Erica scoparia, sostituita dall’Ulex europaeus che forma aree monofitiche. La Costa al Sole è completamente coperta da una macchia folta ed intricata che rende difficile il passaggio, formata da ginestrone, rovi, erica scoparia accompagnati da altre piante, prevalentemente sub-atlantiche.
Questi i sentieri che calpesterete il 12 giugno