TOR 2021

Anteprime e cronache

Moderatore: maudellevette

Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Avatar utente
AndreaPD
Messaggi: 971
Iscritto il: 21/04/2015, 13:08

Re: TOR 2021

Messaggio da AndreaPD »

GIORGIVS ha scritto:Grandi Lucio e Boborosso.
Mi piace troppo leggere cosa è successo a voi in parallelo alla mia avventura..

Se posso vorrei rabadire quanto detto da Boborosso:
1 - Fisioterapisti e infermieri miracolosi. "sfruttati" in tutte le basi vita. Una volta mi hanno quasi mandato via senza farmi niente. A volte ho solo bisogno di farmi dire che non ho niente. Comunque proprio niente non l'ho mai avuto. I mali erano abbastanza reali.
2 - Io senza assistenza di mia moglie e di qualche sorpresa di qualche amico forse non avrei finito il TOR. Non credo che smetterò di ringraziarli mai abbastanza.

Se vi può interessare ho anche fatto un video molto artigianale e palloso con foto e video recuperati qua e la.

https://youtu.be/x8R0kcl_xf0
Giorgio video fantastico...mi ha emozionato, grazie e complimenti ancora a tutti!

Andrea
Avatar utente
biglux
Messaggi: 2752
Iscritto il: 28/10/2010, 16:25

Re: TOR 2021

Messaggio da biglux »

Riparto insieme a Diego da Gressoney, lungo una strada asfaltata infinita, che costeggia il fiume, mentre lui mi ammazza dalle risate con le sue battute in genovese. Non ricordo di aver riso così tanto in una gara, mentre intorno a noi spesso vedevo sonno, “cadaveri” e sofferenza, noi a ridere come due idioti per ogni stupidata. Il camminare su bitume senza grosse pendenze diventa molto piacevole, senza dover controllare ogni passo, ogni sasso e ogni radice. Le nostre chiacchiere ci portano a oltrepassare la svolta per il sentiero, ma una rapida consultazione su Strava, grazie alla mappa caricata, ci salva e in un batter d’occhio abbandoniamo la comoda strada per una stretta, ripidissima e bruttissima mulattiera verso Alpenzu dove superiamo diversa gente. Qui i volontari non sono molto amichevoli e ci accolgono con la notizia che le scope sono appena partite da Gressoney e che non vedono l’ora di chiudere baracca e burattini?. Mi bevo un paio di tazzone di caffè coi biscotti dando solo una rapida occhiata alla bottiglia di grappa che fa l’occhiolino dal tavolo…I 1000 m che ci separano dal Col Pinter li ricordo poco così come la discesa, anche perché si viaggia in piena notte e la concentrazione è tutta per i pochi metri illuminati dalla frontale davanti a noi. Ho solo un vago ricordo dell’abitato di Cuneaz alle prime luci dell’alba come un gruppo di baite molto belle e caratteristiche, ma disabitate e della bella mulattiera sopra Champoluc dove, galvanizzato dalla luce del nuovo giorno, corro a manetta e…cado contro il muretto a secco col peso sul bastoncino in carbonio che si spezza! Mi ha salvato un braccio ma la vedo dura continuare per altri 120 km con un solo bastoncino! Champoluc, a differenza di Gressoney, mi sembra un paesino carino e la palestra che ci accoglie è una vera e propria base vita con tanto di letti, infermeria, ecc. Chiedo del nastro americano per il bastoncino ma nisba, allora mi dedico a un lauto pasto e alla toilette (e butto un po’ stizzito il bastoncino nella spazzatura: con quello che mi era costato…). Dopo una mezzoretta a mangiucchiare e chiacchierare con gli altri deprivati dal sonno come me (propongo ai volontari tra le risate di scrivere un libro che descriva le facce e i discorsi di noi poveracci dopo giorni di veglia forzata?!), alcuni di loro veramente preoccupanti, me ne parto con giotizi (Diego si ferma a riposare un po’) per la bella e comoda salita di 1000 m+ e 8 km al rifugio Gran Tournalin. Il clima è spensierato, una sorta di scampagnata domenicale, e i campanacci ci accolgono festanti al rifugio in questa splendida valle circondata da montagne maestose. Qui in Valle d’Aosta, a differenza della mia Valtellina, le valli laterali mi sembrano molto più selvagge, pochissimo antropizzate e soprattutto circondate da montagne maestose e gigantesche che incutono un certo rispetto! Al rifugio ci facciamo un servizio fotografico e ci concediamo una meritata birra mattutina mentre ci raggiunge Diego. Questo vagare per i monti con compagni occasionali mi piace parecchio, senza vincoli o costrizioni: se sto bene vado avanti, se stai meglio tu è giusto che tu corra via! Tanto poi come in uno strano campo magnetico cosmico ci attiriamo e ci ritroviamo casualmente al prossimo rifugio! I colli di Nannaz e des Fontaines li raggiungiamo velocemente sempre con un cielo un po’ nuvoloso. La discesa verso Cheneil sarebbe tutta da correre ma noi ci perdiamo nei nostri progetti di futuri trekking dalle mie parti sulle tracce del Kima o in zona ghiacciaio dei Forni e ce la camminiamo tutta. Finalmente anche questo “settore” è alle spalle con l’ingresso alla base vita di Cretaz-Valtournanche. Qui decido di dormire 2 ore e mezza per riacquistare un po’ di lucidità e velocità per la prossima tappa molto dura di 50 km e 5000 m+. Chiamo Lorena che mi sta seguendo ormai da giorni incollata al rilevatore GPS che a volte impazzisce e la fa preoccupare. Lei di solito è la meno ansiosa e “menosa” dei due e questo “nuovo” atteggiamento un po’ mi stupisce ma mi fa anche piacere. Avere una persona che dalla Terra, a me sulla Luna, mi coccola e protegge nei suoi pensieri è veramente bello e emozionante… Leggo i whatsapp dei miei amici: alcuni mi incitano a non perdere tempo a dormire e continuare a testa bassa, ma non capiscono che senza un minimo di sonno andrei avanti lentissimo rischiando parecchio! Il saggio socio Paso invece mi infonde sicurezza e serenità complimentandosi per la mia gara: anche se sono lentissimo, grazie!!! Al mio risveglio incrocio un simpaticissimo varesotto che mi aveva promesso un bastoncino che aveva di scorta, tra l’altro stessa marca e modello del mio: che coincidenza e che culo! Mi ha salvato la gara, non so quanto sarei andato avanti col “monobastone” (P.S. Devo ancora incontrarlo per restituirglielo: se mi stai leggendo batti un colpo!). “Sradico” Diego dalla brandina (diciamo che lo sbrando), aspettiamo una mezz’ora che spiova (i due Giorgio sono usciti sotto l’acquazzone, io non ne ho proprio voglia di partire con la “saudade”) e come da previsioni alle 19.30 spiove e usciamo nella fresca serata per la penultima fatica di questo Tor.
GIORGIVS
Messaggi: 123
Iscritto il: 19/07/2016, 18:37

Re: TOR 2021

Messaggio da GIORGIVS »

Corry ha scritto:Vero! Nella prima parte sembravi uno straccio. Avrei scommesso su un tuo ritiro. Poi più andavi avanti più stavi meglio! La magia del Tor!
Grazie a tutti
A Cogne l ho vista brutta. Pensavo che mi sarei ritirato.. e poi.. che magia il tor... O il Brufen ??

Comunque mi manca già..

E adoro leggere i vostri racconti, anche perché eravamo davvero vicini cavolo.
GIORGIVS
Messaggi: 123
Iscritto il: 19/07/2016, 18:37

Re: TOR 2021

Messaggio da GIORGIVS »

Boborosso ha scritto:
massimom ha scritto:Mia moglie si chiama Marina!!
Sante donne!
Grazie per il tuo racconto! Immagino la soddisfazione di essere riuscito ad arrivare a Courma, anche se in una gara diversa. TOP
GIORGIVS ha scritto:Se vi può interessare ho anche fatto un video molto artigianale e palloso con foto e video recuperati qua e la.
Molto bello! Il fatto che mi hai ripreso dal secondo 36 al secondo 1.25 valorizza molto il video e gli dà pregio.
:lol: :lol: :lol:
Io sono quello con maglia rossa e zaino della Grivel. Ammazza quanto ero agitato, non stavo fermo un attimo... :?
Quando Monica ti ha detto "sembri appena partito" era quasi credibile. Grandissimo a non mollare e andare avanti lo stesso!!!

Quando ti ho visto arrivare ho pianto, probabilmente lo continuerò a fare per tutta la vita per ogni arrivo che vedrò... quante emozioni su quella pedana....

Mannaggia le ruote
Mi sono rivisto il video ma non mi ricordo di esserci incrociati. Per veramente poco.

Per il piangere guardando gli arrivi non sei solo.

Cmq la discesa su Champoluc ha qualcosa. Io anche ho visto di tutto. Ma non donne nude.
E la descrizione della faccia del tipo mi ha fatto morire. Numero 1
Avatar utente
Boborosso
Messaggi: 574
Iscritto il: 17/01/2020, 15:12

Re: TOR 2021

Messaggio da Boborosso »

biglux ha scritto:Ho solo un vago ricordo dell’abitato di Cuneaz alle prime luci dell’alba come un gruppo di baite molto belle e caratteristiche, ma disabitate e della bella mulattiera sopra Champoluc dove, galvanizzato dalla luce del nuovo giorno, corro a manetta e…cado contro il muretto a secco col peso sul bastoncino in carbonio che si spezza! Mi ha salvato un braccio ma la vedo dura continuare per altri 120 km con un solo bastoncino! Champoluc, a differenza di Gressoney, mi sembra un paesino carino e la palestra che ci accoglie è una vera e propria base vita con tanto di letti, infermeria, ecc.
Incredibile come abbiamo visto le cose in modo diverso, anche solo per quelle 3 ore di distacco. Io nella tarda notte ho avuto veramente una brutta impressione di Champlouc, mi sembrava un lazzaretto...
Il buio alla fine "fa sempre paura", anche con una frontale in testa
Avatar utente
Corry
Messaggi: 2536
Iscritto il: 05/06/2014, 16:36

Re: TOR 2021

Messaggio da Corry »

Vero! Io ad esempio Cuneaz l’ho passato ancora col buio, ero da solo, non capivo bene quanto mancasse a Champoluc e devo dire che non mi è piaciuto per nulla, anzi ho pure pensato un paio di volte di aver sbagliato a svoltare l’angolo. Mi sentivo un po’ sperduto. Invece vedendo le foto su internet è meraviglioso!
Avatar utente
biglux
Messaggi: 2752
Iscritto il: 28/10/2010, 16:25

Re: TOR 2021

Messaggio da biglux »

Mi piacerebbe vedere alla luce del giorno tutti quei segmenti di Tor che ho passato a testa bassa nel buio della notte! Chissà che “rivelazioni”!?
Avatar utente
Boborosso
Messaggi: 574
Iscritto il: 17/01/2020, 15:12

Re: TOR 2021

Messaggio da Boborosso »

La parte riguardante la cacata qui sul forum l'avevo già pubblicata, ma è parte integrante del racconto e la inserisco comunque

Sesta tappa Cretaz Valtournanche – Ollomont

E’ mezzogiorno, arrivo alla base vita determinato, non voglio farmi fare massaggi, non voglio fare la doccia, mangio, mi curo da solo, dormo e parto.
E invece…
Passo davanti alla zona massaggi, che si trova sul palco di un teatro, non c’è nessuno che occupa i lettini, do il mio numero di pettorale, tolgo i bendaggi ma non i tape, vado a fare la doccia, torno e salgo subito sul lettino. Una ragazza (sarà innamorata di me, sarà affascinata dal mio atteggiamento maschio, sarà che ci mette passione in quello che fa, più probabilmente) si prende cura di me, le dico: “tu lavori e io dormo?”, “vai tranquillo”. Mi massaggia, mi mette a posto la bandelletta destra, mi sistema un po’ il gonfiore alle ginocchia, mi sussurra “puoi abbassarti un po’?”, le dico che può anche svegliarmi in modo più grintoso, che con il sussurro non è detto che mi sveglio, mi inizia il bendaggio ai piedi, mi sussurra “puoi girarti?” continua con i suoi lavori, mi massaggia, fa il bendaggio ai talloni. Sarei rimasto a dormire lì in eterno, ma dopo 20 minuti arriva il suo “capo” e dice “questo qui è stato abbastanza”, mi manda via, io ringrazio, scendo dal palco e guardo l’ottimo lavoro, è rimasto scoperto l’alluce con l’unghia alzata, chiedo un pezzo di cerotto e me lo scotcho da solo. Ottimo lavoro.
Metto i calzini per evitare di rovinare i bendaggi, metto le infradito… le infradito sui calzini, sui bendaggi, sui piedi gonfi… non ci stanno… cammino scalzo con le infradito in mano fino al tendone, mangio, comincia a piovere bene e dopo esco dal tendone con le infradito “ai piedi”, senza bagnarmi nei 3 metri dal tendone al teatro/palestra-dormitorio. Scalino di 40 cm fatto con una certa difficoltà, con le mie calzature da hawaiano, ma non mi bagno. Destinazione nanna. Mi metto il piumino, mi metto il scaldacollo sugli occhi e mi butto in branda per 2 ore meritate di sonno, mentre la pioggia batte sul tetto della palestra.
Dopo 45 minuti arriva Elia, mi sveglia: “Hei, prevedono tempo peggiore tra un po’, è meglio partire subito”


(cioè… mi hai svegliato per…)

(45 minuti di sonno per…)

“Grazie.”

Richiudo gli occhi.
Ma ormai il tarlo del brutto tempo si è insinuato nel mio cervello… E chi dorme più…
Quel “grazie” che suonava molto come un “vaffancu.o” non detto… non si può svegliare uno che sta dormendo durante un ultratrail…
Mah, ormai non dormo più.
Mi alzo. Piove.
Metto i pantaloni da corsa per la prima volta, ho freddo. Vado in bagno e mi sento ridicolo. Vedo Aldo, che sta per partire, ha i pantaloncini e le gambe unte. Vedo i toscani, anche loro con i pantaloncini.
Evacuare in base vita: Entri in bagno, ovviamente si tratta di una turca e soffri già al pensiero di dover utilizzare i tuoi quadricipiti a sorreggere il tuo peso dopo 260 km mentre tu sei un pelino costipato.
Chiudi la porta, ma la porta non si chiude (oh, sono falegname, non ho trovato una porta in tutta la valle d'aosta che chiudesse bene... potrei aprire una sede in VDA, farei i soldi), non è che non si chiude a chiave, l'anta non sta nemmeno vicina, rimangono 2 cm di fessura...
Farò veloce.
Trovo una posizione adeguata, chino e mettendo la mano dietro tra la schiena e il muro, dovrebbero inserire questa posizione tra quelle che ti insegnano a yoga, la posizione dello str..zo. (=struzzo). Praticamente sono "quasi seduto".
Fatto? Fatto.
6 rotoli di cartaigienica aperti disposti a torre, raccolgo il primo dalla pila mentre rimango nella posizione dello struzzo. Ovviamente la manualità non è delle migliori, prendo il primo ma il secondo cade e subito rotola via... srotolandosi per terra nel bagno, mi alzo con i pantaloni chinati e gli corro dietro a 90, lo prendo e nell'esatto momento che l'ho preso si spalanca la porta, OCCUPATO! sollevando la mano con il rotolo impugnato malamente che parte con una traiettoria y=-x²-4X+2 a parabolissima, la porta si chiude, il rotolo vola e va ad atterrare magicamente al centro della turca.
Vabbè, parto, va…
Tolgo i pantaloni lunghi, mi ungo bene per far scivolare la pioggia. Quei 5 minuti con i pantaloni lunghi mi ha ridato comunque il calore corporeo di comfort. Per non parlare dell’apporto dell’imbarazzo
Mangio una robina, per dare grinta al cervello, non ho fame visto che ho mangiato 1 ora prima.
E parto con i toscani, sotto la pioggia.
1 ora e mezza di pioggia battente, poi smette.
1 ora e mezza che potevo dormire.
1 ora e mezza che se dormivo non mi sarei bagnato.
Non si può svegliare uno che sta dormendo in un endurance… ognuno si fa i suoi programmi e nessuno può dire agli altri cosa è bene o non è bene fare. Soprattutto non può dirglielo quando dorme… mannaggetta… Pace, ormai la pioggia l’ho presa.
In quest’ora e mezza ho passato i 17696 metri di salita, due Everest, giro il messaggio a 5M, mi risponde con un messaggio di sole immagini whatsapp, bottiglie, facce che ridono e piangono, io mi lascio andare a un momento di commozione e piango a dirotto. Ho lasciato andare i toscani per godermi il momento.
Si passa sotto un muro di una Mega Diga, sopra c’è il rifugio Barmasse, dove mi fermo un attimo, ci sono vari turisti abbastanza brilli che mi osannano, bevo qualcosa di caldo, saluto due compagni di avventura (uno dei due sa dove si trova Flaibano, stranamente non gli ho chiesto se conosce Buriano) e parto.
Questa tappa è bella lunga, ha un dislivello con i contrococones, ma è tutto un saliscendi, senza troppi strappi lungoni… io preferisco quando le salite sono 3 ma sono massacranti, invece di 5-6 piccole. Non mi rendo conto di quanto manca così. Sono sicuro che manca tanto, ma in testa non riesco a figurarmi questi 50 km e 4000 di dislivello, come si svilupperà. E’ snervante.
Il lago davanti al Barmasse è bello, pioviggina ancora una mezz’oretta, poi si rasserena e si vede il cielo azzurro, che pian piano diventa buio. Arrivo allo scollinamento della Fenetre d’Ersaz senza frontale, mi fermo per tirarla fuori dallo zaino, faccio due foto, saluto due francesi che mi superano, respiro l’aria della sera a pieni polmoni, sono felice di essere qui.
Riparto camminando, bastoncini alla mano, tic-tic tic-tic, un francese si gira verso di me e mi fa motto di fare silenzio. Io smetto di respirare e cammino in punta di piedi fino a loro, a 5 metri da noi c’è una volpe, enorme per essere una volpe, avrà 50-60 cm al garrese, la sua sagoma in cima ad una collinetta, ci guarda, uno dei due francesi fa qualche foto e poi partono, io armeggio un po’ col cellulare, la foto viene uno schifo e mi accontento di godermi questo momento di intimità unico con la natura, saluto la volpe, continuo leggero e silenzioso come sono arrivato. Mi sento fortunato.
Nemmeno un km e siamo al rifugio Vareton, è quasi buio, fa freddo. Ci invitano ad entrare in una stanza 3x3, c’è una stufa a legna, tutti hanno messo qualcosa attorno alla stufa ad asciugare, siamo in 7 seduti attorno al tavolo 1x1, impossibile che ci stiamo tutti, ma ci stiamo. Mi portano una minestra calda, che non ho chiesto, ma che accetto volentieri. Dopo 2 parole capisco che sono l’unico italiano, 6 francesi presenti, ciò nonostante tengo banco e scambio battute con tutti. Uno si fa portare ghiaccio per il ginocchio, chiedo “mojito?” e giù a ridere, 6 francesi e un italiano stanchi, vicino ad una stufa accesa, a 2300 mslm, di notte. Che mondo meraviglioso. Mi accordo per partire con i 2 francesi della volpe, esco, prendo i bastoncini, armamento un attimo con lo zaino e non so più se loro sono già partiti o se sono ancora dentro.
Parto veloce per prenderli, raggiungo altri 3 del gruppo di 6, chiedo dove sono, sono davanti.
Cerco di tenere il passo ma pian piano il buio è completo e il sonno torna a farsi sentire… 5 ore e 40 di sonno su 270 km, su 110 ore di viaggio, non benissimo. Per fortuna la luna mi accompagna, una luce flebile che sostituisce, per quel che può, il sole.
I 3 francesi pian piano mi staccano, io guardo le loro luci davanti, cerco le bandierine, mi concentro sul sentiero. Sento delle urla dietro a me, mi giro, uno sta correndo in salita, dove io farei 3 passi lui ne fa 1, urla “Oouuu? Ma come ti permetti? Delinquente!!”, non capisco con chi ce l’abbia, si avvicina sempre più “Perché togli le bandierine? Disonesto!!” (ometto parolacce e bestemmie, le frasi erano più colorite). Ma di cosa parli? E dove dovrei avere le bandierine che tolgo? “Le strappi dal terreno e le butti per terra!!” Cerco di farlo ragionare, pian piano si calma, gli faccio notare che i bastoncini delle bandierine sono tutti masticati dalle mucche, che i cristiani non masticano i bastoncini così, gli parlo un po’ in veneto adattandomi a lui e si calma. Lo ringrazio perché mi ha svegliato dal coma, effettivamente non avrò più sonno per 3 ore…
Sella Fenetre du Tsan, foto e parto in discesa, il veneto urlante procede veloce davanti a me, non lo vedo più, per 2 km non vedrò nemmeno una bandierina e il sospetto che si sia vendicato si insinua in me, per fortuna c’erano varie mucche a lato sentiero, il sospetto si è subito dissolto. La discesa pian piano spancia, diventa meno pendente, ho la luce frontale scarica e devo usare quella meno potente, avere poca luce non aiuta, due concorrenti mi superano e io mi unisco a loro, cercando di non perderli, sguardo fisso sulle loro schiene per evitare di addormentarmi. Arriviamo assieme al rifugio Magià. Sono in coma.
Entro, prima ancora di chiedere se c’è un posto dove dormire, sento che rispondono ad un altro corridore “abbiamo un letto a partire dall’1.30”. Guardo l’orologio, sono le 0.08, non posso aspettare 1 ora e mezza per dormire un’altra ora… ormai la domanda l’avevo in testa e chiedo comunque “c’è un posto dove dormire?”, la risposta ovviamente è no. Ci sono solo 4 brande, nella stanza destinata al ristoro, pur sempre al caldo dentro al rifugio. Mi sposto lentamente, tolgo le scarpe pronto a dormire appoggiato al tavolo, prendo un the nel mio bicchiere di silicone, ci sono fondi di tutto, cocacola, zucchero, sali, è un mondezzaio questo bicchiere. Il the bollente magari igienizza qualcosa, mi siedo con lo sguardo spento.
Arrivano due, chiedono se possono dormire sul tavolo, gli rispondono di sì e questi si mettono distesi, uno sopra e uno sotto. Probabilmente il rifugista non aveva capito bene cosa intendevano, lo vedi stranito dalla conseguenza della sua risposta, io mi appoggio con i gomiti a 10 cm dalla testa di quello sopra e sto attento a non calpestare quello sotto… Morfeo mi conquista verso le 0.45 mentre sento il rifugista padre dire “c’è troppa gente qui, ma io non posso mandarli fuori, devono poter riposare”. Santo uomo, da quel che ho capito ha aperto una camera per accogliere altra gente, mi sveglio alle 1.10, c’è molta meno gente in stanza, i due del tavolo non ci sono più, sono partiti all’1. Io sono cadavere, ho gli occhi aperti ma il corpo sta ancora dormendo. Il rifugista figlio mi guarda, se vuoi ti do una branda all’1.30… non voglio perdere tempo, ma non posso andare avanti così. Sosta in bagno, ok, all’1.30 mi stendo. Vedo Doriano, appena arrivato, gli dico: “dormirò in branda un ora”. Bevo un the, guardo quelli stesi, chissà chi farò alzare per mettermi giù, quasi mi sento in colpa… chissà come funziona, il rifugista lo butterà giù e metterà me sotto le coperte… ore 1.25 Greg il francese mi dice in francese “noi andiamo via adesso, vuoi venire con noi?” Guardo la branda, guardo Doriano, sono un pelo impaurito dal dover fare un’altra notte da paura in sua compagnia, guardo Greg… Ok, vengo con voi. Mi accontento dei miei 25 minuti di sonno. In caso tra poco ci sarà il Rifugio Cuney, se non ce la faccio, dormo lì.
Via nella notte, insieme ai due francesi Greg ed Alain. Saliamo di buon ritmo al Cuney. Qui il rifugio è chiuso, si entra nel gazebo in parte, hanno un cannone che spara aria calda collegato ad una bombola GPL, non si sta male, ci sono 4 sdraio, 2 sono occupate dai miei due compagni di nanna sul tavolo di prima, fanno altri 15 o 30 minuti di sonno. Greg ha dolori alla pianta del piede, gli do una mia bustina di gel per massaggi, Alain che lo conosce già da 30 ore (!?!) gli fa un massaggio per recuperare la pianta dolorante, come se fossero amiconi di vecchia data. Che bella cosa il TOR. Io mi metto un attimo davanti al cannone a scaldarmi, mangiamo e ripartiamo.
Il col Chaleby dista uno sputo, e poi c’è un altro sputo per arrivare al Bivacco Clermont. Ma di notte è tutto più difficile, arriviamo al Clermont, si entra in un bivacco diviso in 2 stanze, 2x3 ciascuna, una ha 2 letti a castello stipati dentro (non si capisce come li abbiano portati dentro, probabilmente hanno fatto il bivacco attorno ai letti), letti occupati da gente stremata. L’altra stanza ha un tavolo e due cassepanche a piena stanza, uno spolert, due rifugisti dal cuore grande e 8 persone dentro. Ci si schiaccia, ci si sposta e si sta tutti, al caldo. Mangiamo di nuovo bene, Greg sembra stia un po’ meglio.
Comincio ad essere poco lucido e facciamo i conti di quanto manchi al cancello orario di Oyace. Non ce la faremo mai. O tiriamo come disgraziati oppure ci fermeranno perché siamo troppo lenti. Facciamo due considerazioni in inglese assieme, siamo nella cacca.
Dopo una pausa di 15 minuti ripartiamo, il col Vessonaz è subito dopo ma siamo (o sono?) molto agitati per la mancanza di tempo. Sul colle per la prima volta non faccio la foto, ogni secondo per me è importante. Gli altri due invece si fermano per millemila selfie… forse non hanno capito l’urgenza.
Scendiamo veloci, “veloci”…
Pian piano schiarisce, parlo con Greg dicendogli dell’ansia del cancello, mi da ragione, poi Greg e Alain parlano tra di loro, in francese, che io nuovamente non capisco… Il loro discorso mi crea sonnolenza, anche se il cielo ormai è chiaro. Sono stufo, voglio arrivare ad Oyace. Corro davanti a loro, chiudo gli occhi e corro a occhi chiusi, braccia pronte con i bastoncini in mano, mi inciampo a dx e la mano dx scatta, dà un colpo di bastoncino, mi raddrizzo e mi sveglio di soprassalto… richiudo gli occhi dopo pochi secondi e la cosa si ripete a sinistra… 2 km di tortura… Niente di provato, niente di voluto, il mio corpo adesso è sveglio e la mia mente e i miei occhi dormono… come avrò fatto a rimanere in piedi…
Greg fa una pausa tecnica tra i cespugli, mi si avvicina Alain, mi dice che Greg così non riesce a procedere, chiedo se si ritira, no: chiama la ragazza, che chiama il medico, la ragazza lo richiama e lo autorizza a prendere un antidolorifico, lo tira fuori dallo zaino e lo prende. Aspetta che faccia effetto e parte zoppicando… In Francia non prendono medicine senza l’autorizzazione del medico... Ti va di culo che alle 7.30 il medico ti ha risposto… Ha prenotato subito una visita da un medico vero (vero?) dell’ASL per farsi controllare, non si fida dei medici (finti?) dell’organizzazione, lo porterà alla visita la sua ragazza da Oyace. Che robe complicate i francesi… L’antidolorifico fa effetto e mi lasciano indietro nell’ultimo km verso il ristoro di Oyace. Io mi rifaccio i miei conti e scopro di essere più di 4 ore in anticipo, la lucidità sta notte non era mia amica. Non vedrò più i francesi, scoprirò all’arrivo che il medico ha detto a Greg che era tutto un problema di testa, e arriverà all’arrivo quasi un’ora prima di me…
Bevo cocacola da un volontario che sbagliava ogni cosa che gli si chiedeva, vado in bagno, dormo un’ora in branda, potrei azzardare qualcosa di più, ma manca solo uno scollinamento alla base vita, non voglio mangarmi tutto il vantaggio qui. Parto fresco, c’è il sole, vedo bambini che giocano, gente che sorride, Oyace meriterebbe una visita più lunga. Supero qualcuno e vado avanti deciso, il sonno di 1 ora è stato una manna.
Arrivo in cima al terzultimo colle, Col de Brison, sono le 2 del pomeriggio… comincio a sentire che quest’avventura sta finendo, mi viene un po’ di malinconia, anche se mancano più di 60 km… Smessaggio a 5M, sempre pronta a rispondermi subito per dirmi che sono un figo. Aiuta, eh!
Incontro altri 2 francesi dei 6 di prima, quello del ghiaccio sta scendendo all’indietro perché ha troppo male al ginocchio. Scoprirò dopo che ha fatto 3 ore dal medico a Ollomont, e indovina-indovinello… il medico ha detto al francese del Mojito che era tutto un problema di testa, e arriverà all’arrivo comunque prima di me… sti francesi e le loro teste…
Scendo veloce. Arrivo correndo al ristoro di Berio Damon, ho come l’impressione che manchi solo io, che sia l’ultimo, non vedo nessuno, ringrazio i volontari, esco. Un vecchietto mi dice dove devo andare, gli presto la massima attenzione, non perché io non veda le bandierine, ma perché a lui sembrava di aiutarmi e io mi faccio aiutare volentieri dai vecchietti che gli sembra di aiutare. Il popolo della VDA mi ha dato tanto, torno un po’ di quello che ho ricevuto.
Arrivo ad Ollomont poco prima delle 16.00, il cancello d’entrata era alle 17.00, tutto a posto, calcolato. Voglio farmi medicare e fare un ora e mezza di sonno. Devo ripartire prima delle 19.00.
Avatar utente
biglux
Messaggi: 2752
Iscritto il: 28/10/2010, 16:25

Re: TOR 2021

Messaggio da biglux »

Prima di uscire da Cretaz faccio un salto in infermeria (che altro non è che il palco di un cinema) per farmi rinnovare la medicazione alla schiena, ormai vecchia di giorni e sempre un po’ umida dalle docce fatte, dal sudore e dalla pioggia presa (poca per fortuna). Un tizio mi controlla e sotto lo sguardo perplesso di una collega mi dice che va benissimo così e di tenermela fino a Courmayeur. Non sono molto convinto ma saluto e me ne vado. Imbocchiamo la prima ripida ma piacevole salita con un bel gruppetto che ci elegge (tanto per cambiare?) come trainatori (=bestie da soma). Le luci della diga di Cignana sono sempre lì ma non arriva mai! Finalmente si passa sotto l’enorme muraglione e in breve si arriva al piccolo ma accogliente rifugio Barmasse. Perdiamo poco tempo in convenevoli e ci fiondiamo fuori nella fresca notte lungo una carrozzabile in saliscendi con passaggio anche nei pressi di una stalla dove ci riempiamo letteralmente le scarpe di fango e…qualcos’altro?. A un certo punto le bandierine ci portano verso un sentiero in discesa ma ricordo che il Tot Dret e il vecchio percorso del Tor scendevano verso Torgnon mentre noi dovremmo rimanere in quota. Una ragazza americana ci fa vedere il suo GPS che indica un’altra strada, siamo parecchio indecisi, allora consulto il mio solito oracolo che mi ha già salvato più volte (Strava) e riprendiamo la retta via, dopo anche una telefonata all’organizzazione da parte di Francesco. La salita alla Fenêtre d’Ersaz è molto ripida su pratoni e io tiro come un maledetto sotto una bella luna, sempre per abbreviare l’agonia, perdendo dei “pezzi”. Dal colle in breve arriviamo all’alpeggio di Vareton dove, tra gli altri, ci accoglie un grandissimo Nadir Maguet, fortissimo nazionale scialpinista e skyrunner. Mi racconta che a breve sarà in Valtellina per il matrimonio del suo amico e altrettanto forte scialpinista Michele Boscacci. Una piccola stanzetta soppalcata con una stufa accesa ci accoglie e ci riscalda un po’, tra un caffè e biscotti e una pastina e quattro chiacchiere con il simpaticissimo zio di Nadir. Dopo un quarto d’ora leviamo le ancore, salutiamo i simpatici volontari e ci apprestiamo a partire. Scopro mio malgrado che mi hanno preso per errore i miei bastoncini, allora a mia volta ne prendo un altro paio simili sperando siano del corridore distratto. Dopo un paio di km Diego mi saluta per un “pit-stop” fisiologico e in quel momento vengo aggredito e apostrofato da uno spagnolo che mi strappa letteralmente di mano i suoi bastoncini: gli spiego l’accaduto ma continua a starnazzare, al che alzo anche io la voce e finalmente capisce, si scusa e mi da la mano. Mi rifila un ennesimo paio di Leki che non sono però i miei… Riparto a testa bassa sempre facendo strada con una piccola comitiva tra cui un’americana un po’ bollita che mi chiede insistentemente quando si arriva. Non lo so ma per scrollarmela di dosso le dico che ci siamo quasi. Accelero un po’ e dopo un paio di km arriviamo finalmente al freddo e in un vento fastidiosissimo ai 2700 m della Fenêtre de Tzan. La discesa sul rifugio Lo Magià è veramente infinita anche se sarebbero solo 3 km e 700 m con un primo tratto “impestato” e un’ultima parte su carrareccia corribile insieme con Claudio, un simpatico collega radiologo genovese, col quale condividerò un lungo tratto di Tor e che ha già fatto questa gara qualche anno fa (anche lui come giotizi una fonte inesauribile di informazioni!). Nella notte le luci del rifugio non si vedono se non alla fine, mentre si scorgono benissimo quelle delle frontali dei concorrenti che stanno effettuando la successiva salita. Mi dispiace affrontare questo percorso di notte, perché penso che sarebbe stato veramente viverlo alla luce del giorno. Specialmente in questa seconda parte di gara corrono voci incontrollate e pazzesche, come da fantozziana memoria, che siamo pressati dai cancelli, specialmente da parte dei più ansiosi. Tutto avrei pensato in questo Tor ma non di dovere fare i conti con le scope e questi momenti un po’ mi demoralizzano. Per fortuna c’è Diego con le sue battute che mi distrae e mi fa ridere come un imbecille. Arrivati al bel rifugio dove c’è parecchia gente che dorme un po’ ovunque sulle brandine improvvisate in sala e nei letti (per fortuna la maggior parte dei rifugisti non si rifugia dietro al Covid e accoglie la gente sfinita senza troppe seghe mentali!). Come al solito
mi ingozzo come un tordo e ritrovo anche giorgivs col quale iniziamo a ridacchiare per ogni stupidata come due folli. La salita al bivacco Cuney è una sorta di vertical che in poca strada ci deposita 600 m più in su. Diego un po’ si attarda a vestirsi, fa molto freddo e piuttosto di fermarmi accelero per scaldarmi. Il bivacco è piccolo ma accogliente con alcune sdraio e coperte messe di fronte a un “cannone” che spara aria calda. Come sempre, a causa del mio pettorale, vengo accolto tra risa e scherzi come il demonio. Incontro anche l’immancabile Bill col quale scatto anche due foto-ricordo e giotizi che sta accudendo due suoi concittadini per portarli al traguardo. Diego si ferma a farsi una siesta, io, Guido e Bill ce ne andiamo che ci aspettano 5 km di saliscendi verso il bivacco Clermont. L’alba al Col Chaleby è qualcosa di fantastico: vediamo di fronte a noi il bivacco appollaiato su una terrazza naturale sulla valle a mo di nido d’aquila. Scatto parecchie foto e faccio anche qualche filmato da postare sul “fan club”. Mi sento benissimo anche perché so che anche questa dura tappa sta volgendo al termine nonostante il colle dopo Oyace. Maciniamo di buona lena anche con Francesco il traverso ripidio verso il bivacco. e ci infiliamo al suo interno con in mente i racconti di una pasta spettacolare che di solito cucinano. Purtroppo causa Covid niente pasta ma invece caffè in moka e spremuta d’arancia (???). Anche qui un locale è stipato di gente che dorme su letti a castello. Dopo due chiacchiere con la rifugista ci incamminiamo verso il colle di Vessonnaz, appena sopra il rifugio, dal quale per la prima volta vedo il monte Bianco…casa!!! La lunga discesa verso Oyace (10 km e 1400 m) la prendiamo come sempre camminando di buon passo senza correre (e chi ne ha voglia?). Il tempo è splendido, la valle magnifica e, a parte i cancelli, non ci pressa nessuno. Ne approfitto per andare in bagno in un boschetto e piano piano ci abbassiamo verso Oyace dove sbaglio pure strada. Adesso fa molto caldo e io sono vestito troppo con maglia intima termica a maniche lunghe e pantacollant termici (purtroppo nello zaino ho solo materiale di emergenza per viaggiare leggero). Nella palestra di Oyace si mangia e si chiacchiera e all’uscita incrociamo Diego che ha recuperato correndo in discesa e Roberto, un simpatico veneto già incrociato in precedenza, che ha una gamba malconcia e nonostante tutto arriverà a Courmayeur tra tutti gli onori per ultimo. Saliamo di buona lena in un bellissimo bosco (dove arraffo una bandierina per ricordo) mentre Roberto da buon veneto srotola una sfilza di bestemmie e improperi verso i massaggiatori di Oyace che se ne sono andati 3 ore prima del cancello! Prima dell’impervio zigzag che ci porta al Col Brison facciamo una breve pausa a una malga. Scendo con Claudio più o meno velocemente su Ollomont dove incontriamo la sua compagna che gli sta facendo assistenza e pure mia moglie coi figli che sono venuti a trovarmi prima di andare in albergo a Courmayeur! La base vita è un po’ spartana, essenzialmente una tensostruttura con due docce fredde (ma va bene così!) e un comodo locale per mangiare dove mi strafogo al mio solito con tanto di macedonia e l’immancabile Menabrea. Mentre Lory armeggia intorno al mio borsone giallo anche se ormai c’è poco da togliere e aggiungere vado in infermeria a farmi rinnovare la medicazione sulla schiena dove finalmente apprendo che sono guarito e a medicare una vescica al mignolino del piede destro, l’unica che mi è venuta in 5 gg. di scarpinate. Mi concedo un’oretta di sonno e con Diego e Claudio alle 19.30 sul far della sera siamo pronti a partire. Un bacio a Lorena e bimbi con le previsioni del mio arrivo nel pomeriggio del giorno dopo e via sulla comoda salita verso il Col Champillon. Tra una chiacchiera e l’altra arriviamo all’accogliente omonimo rifugio dove è allestito un locale molto caldo con tanto di divani un po’ psichedelico. Ci rifocilliamo per bene, ringraziamo e ripetiamo per il colle che dovrebbe essere vicino ma non arriva mai: penultima salita! La discesa offre una prima parte abbastanza corribile e poi tratti ostici attrezzati sassosi per concludersi con un single track a strapiombo sulla valle sottostante. Dopo un tempo che mi sembra interminabile arriviamo al ristoro di Ponteille Desot dove un gruppo di volontari ci fanno dentro con la griglia. Mi mangio un infinita di pezzi di one spalmato col gorgonzola e mi bevo anche un bicchiere di vino ma dopo poco voglio partire perché siamo all’aperto e fa freddo. Il sentiero verso Saint-Rhemy e Bosses non finisce mai, un saliscendi di 11 km che percorriamo con una camminata veloce: Claudio vorrebbe arrivare a vedere l’alba sul Malatrà, per quanto mi riguarda mi basta arrivare e il resto poco mi importa. Questo mio atteggiamento molto rilassato lo irrita e inizia a discutere sulle mie possibilità di chiudere il Tor. Cerco di evitare una stupida discussione pensando che non siamo più molto lucidi e il grosso è fatto per cui se non facciamo cazzate arriveremo a Courmayeur con margine. Con grandissima sorpresa incrocio in discesa il mio socio Paso che sta salendo e non mi vede neppure: che piacere! Ci facciamo gli ultimi km insieme. Lui è salito a Bosses in camper con la moglie e ha voluto farmi una bellissima improvvisata, tutta benzina per il mio viaggio! Ci salutiamo alle porte del paesino con la promessa di vederci a Courmayeur. Il ristoro di Bosses, sede di partenza della gara da 30 km, è qualcosa di triste e desolante, con i volontari che prendono il tempo che manco salutano (saranno stanchi pure loro!) e gente stralunata che vaga o che dorme sotto i tavoli. Cerco di mangiare e bere la solita sbobba e scappare da questa deprimente situazione al più presto. Riprendo l’ultima salita con Claudio e ci aspettano 1000 m+ e circa 9 km. Di notte questa vallata mi sembra tenebra e mi mette un po’ di angoscia con questo sentierino in pendenza sul fiume che ruggisce. Inizio ad accelerare perché voglio arrivare il prima possibile al controllo orario di Merdeux. Sorpasso parecchio gente che rallenta, si ferma, si copre oppure dorme. L’illusione ottica del rifugio che prima si vede e poi per un paio d’ore nisba è devastante. Dopo una carrareccia con tracce di camion si imboccano sentieri paralleli scavati nell’erba (non capisco mai quale è quello giusto). Finalmente arrivo alla stella di Merdeux dove non c’è nessun controllo orario, per cui a testa bassa ancora nel buio a cercare il sentiero. Alle prime luci del giorno arrivo al Frassati dove mi sembra che improvvisamente si siano ricordati delle precauzioni Covid e mi chiedono tazza, mascherina, ecc. Mi bevo un cappuccino veramente pessimo e mangio qualcosina aspettando che sorga il sole, perché ho accumulato troppo freddo. Saluto un ragazzo che lavora nel rifugio e che viene dal mio paese (carramba che sorpresa!). Come al solito col sole se ne vanno anche i cattivi pensieri. Me ne salgo in solitaria alla volta del Malatrà: alla base dell’ultima salita incontro Yoannis il greco e ci facciamo l’ultimo pezzo attrezzato fino all’intaglio. Il monte Bianco al di là del colle è bellissimo, io sono strafelice, il fotografo mi fa un vero e proprio reportage, non mi sono accorto che il telefono è morto e non so e non ho vogli di controllare se ho con me la powerbank: chissenefrega! Vengo preso da una sorta di euforia e decido seduta stante che da qui a Courmayeur la correrò tutta (salite a parte…). Le gambe girano, non ho dolori, il tecnico iniziale non mi spaventa e inizio a raccattare decine di corridori (sorpasso e saluto anche giorgivs che ce l’ha fatta e si sta godendo la sua gara). Mi mangio letteralmente la salita a Pas Entre Deux Sauts dove incrocio Bill e mi scolo l’ultima birra. Riprendo a correre come un vero e proprio diavolo? mentre Bill mi fa un po’ di foto e un video (poi non lo vedrò più nemmeno il giorno dopo alla premiazione purtroppo). Giù giù giù verso la balconata della Val Ferret superando trailers o semplici turisti che applaudono. Il saliscendi verso il Bertone mi riporta al percorso inverso fatto 5 anni fa all’UTMB dove ho corso meno di adesso! A Mont de la Saxe incontro di nuovo Paso con sua moglie che si meraviglia di vedermi così presto e ancora con un aspetto decente. Mi cambio velocemente (avevo ancora frontale e giacca in Goretex dalla salita del Frassati), mangiucchio qualcosa e fuggo sull’orrendo sentiero dissestato e sassoso. Un ragazzo in tenuta da trail mi fa i suoi complimenti e mi dice che sembra che io arrivi da una gara di 10 km. Finalmente il sentiero finisce e imbocco la strada asfaltata che attraversa il parco del Bollino dove riesco a superare pure un sudamericano e finalmente mi trovo nella zona della partenza di 6 gg. fa dove cerco di correre il più velocemente che posso. Gli ultimi metri della passerella li faccio con i miei bimbi Nicolò e Federico che fanno pure il salto sulla pedana?. Lo speaker mi saluta per nome, mi mettono la medaglia al collo e improvvisamente…non devo più correre ne camminare, è finita, ma non me ne rendo conto…nella zona arrivo mi danno la maglietta finisher e una meritata è buonissima Prima di uscire da Cretaz faccio un salto in infermeria (che altro non è che il palco di un cinema) per farmi rinnovare la medicazione alla schiena ormai vecchia di giorni e sempre un po’ umida dalle docce fatte. Un tizio sotto lo sguardo perplesso di una collega mi dice che va benissimo così e di tenermela fino a Courmayeur. Non sono molto convinto ma saluto e me ne vado. Imbocchiamo la prima ripida ma piacevole salita con un bel gruppetto che ci elegge (tanto per cambiare?) come trainatori (=bestie da soma). Le luci della diga di Cignana sono sempre lì ma non arriva mai! Finalmente si passa sotto l’enorme muraglione e in breve si arriva al piccolo ma accogliente rifugio Barmasse. Perdiamo poco tempo in convenevoli e ci fiondiamo fuori nella fresca notte lungo una carrozzabile in sali scendi. A un certo punto le bandierine ci porterebbero verso il basso ma ricordo che il Tot Dret e il vecchio percorso del Tor scendevano verso Torgnon mentre noi dovremmo rimanere in quota. Una ragazza americana ci fa vedere il suo GPS che indica un’altra strada, siamo indecisi allora consulto il mio solito oracolo che mi ha già salvato più volte (Strava) e riprendiamo la retta via, dopo anche una telefonata all’organizzazione da parte di Francesco. La salita alla Fenêtre d’Ersaz è molto ripida su pratoni e io tiro come un maledetto sotto una bella luna sempre per abbreviare l’agonia e inizio a perdere dei “pezzi”. Dal colle in breve arriviamo all’alpeggio di Vareton dove, tra gli altri, ci accoglie un grandissimo Nadir Maguet, fortissimo nazionale scialpinista e skyrunner. Mi racconta che verrà a breve in Valtellina per il matrimonio del suo amico e altrettanto forte scialpinista Michele Boscacci. Una piccola stanzetta soppalcata con una stufa accesa ci accoglie e ci riscalda un bel po’, tra un caffè e biscotti e una pastina. Dopo un quarto d’ora leviamo le ancore, salutiamo i simpatici volontari e ci apprestiamo a partire. Scopro mio malgrado che mi hanno preso per errore i bastoncini allora a mia volta ne prendo un altro paio simili sperando siano del corridore distratto. Dopo un paio di km Diego mi saluta per un pit stop fisiologico e in quel momento vengo aggredito e apostrofato da uno spagnolo che mi strappa letteralmente di mano i suoi bastoncini: gli spiego l’accaduto ma continua a starnazzare, al che alzo anche io la voce e finalmente capisce e mi da la mano. Mi rifila un ennesimo paio di Leki che non sono però i miei… Riparto a testa bassa sempre facendo strada con una piccola comitiva tra cui un’americana un po’ bollita che mi chiede insistentemente quando si arriva. Non lo so ma per scrollarmela di dosso le dici che siamo arrivati. Accelero un po’ e dopo un paio di km arriviamo finalmente al freddo e in un vento fastidisosissimo ai 2700 m della Fenêtre de Tzan. La discesa sul rifugio Lo Magià è veramente infinita anche se sarebbero solo 3 km e 700 m con un primo tratto “impestato” e un ultima parte su carrareccia corribile insieme con Claudio, un simpatico collega radiologo genovese, col quale condividerò un lungo tratto di Tor e che ha già fatto questa gara qualche anno fa (anche lui come giotizi una fonte inesauribile di informazioni!). Nella notte le luci del rifugio non si vedono se non alla fine, mentre si scorgono benissimo quelle delle frontali dei concorrenti che stanno effettuando la successiva salita. Mi dispiace affrontare questo percorso di notte perché penso che sarebbe stato veramente stupendo da vedere alla luce del giorno. Specialmente in questa seconda parte di gara correvano voci incontrollate e pazzesche, come da fantozziana memoria, che eravamo pressati dai cancelli, specialmente da parte dei più ansiosi. Tutto avrei pensato in questo Tor ma non di dovere fare i conti con le scope e questi momenti un po’ mi demoralizzano. Per fortuna c’è Diego con le sue battute che mi distrae e mi fa ridere come un imbecille. Arriviamo al bel rifugio dove c’è parecchia gente che dorme un po’ ovunque sulle brandine improvvisate in sala e nei letti (per fortuna la maggior parte dei rifugisti non si rifugia dietro al Covid e accoglie la gente sfinita senza troppe seghe mentali!). Come al solito
mi ingozzo come un tordo e ritrovo anche giorgivs col quale iniziamo a ridacchiare per ogni stupidata come due folli. La salita al bivacco Cuney è una sorta di “vertical” che in poca strada ci deposita 600 m più in su. Diego un po’ si attarda a vestirsi, fa molto freddo e piuttosto di fermarmi accelero per scaldarmi. Il bivacco è piccolo ma accogliente con alcune sdraio e coperte messe di fronte a un “cannone” che spara aria calda. Come sempre, a causa del mio pettorale, vengo accolto tra risa e scherzi sul i fatto che io sia io diavolo e io ogni volta correggo con “sono un povero diavolo”. Incontro anche l’immancabile Bill col quale scatto anche due foto-ricordo e giotizi che sta accudendo due suoi concittadini per portarli al traguardo. Diego si ferma a farsi una siesta, io, Guido e Bill ce ne andiamo che ci aspettano 5 km di saliscendi verso il bivacco Clermont. L’alba al Col Chaleby è qualcosa di fantastico: vediamo di fronte a noi il bivacco, appollaiato su una terrazza naturale sulla valle a mo di nido d’aquila. Scatto parecchie foto e faccio anche qualche filmato da postare sul “fan club” di whatsapp. Mi sento benissimo anche, perché so che anche questa dura tappa sta volgendo al termine nonostante il colle dopo Oyace. Maciniamo di buona lena anche il traverso ripido verso il bivacco con Francesco che impone un bel ritmo e ci infiliamo al suo interno con in mente i racconti di una pasta spettacolare che di solito cucinano. Purtroppo causa Covid niente pasta ma invece caffè in moka e spremuta d’arancia (???). Anche qui un locale è stipato di gente che dorme su letti a castello. Dopo due chiacchiere con la rifugista ci incamminiamo verso il colle di Vessonnaz, appena sopra il rifugio, dal quale per la prima volta vedo il monte Bianco…casa!!! La lunga discesa verso Oyace (10 km e 1400 m) la prendiamo come sempre camminando di buon passo senza correre (e chi ne ha voglia?). Il tempo è splendido, la valle magnifica e, a parte i cancelli, non ci pressa nessuno. Ne approfitto per andare in “bagno” in un boschetto e piano piano ci abbassiamo verso Oyace, dove sbaglio pure strada. Adesso fa molto caldo e io sono vestito troppo con maglia intima termica a maniche lunghe e pantacollant termici (purtroppo nello zaino ho solo materiale di emergenza per il freddo, per viaggiare leggero). Nella palestra di Oyace si mangia e si chiacchiera e all’uscita incrociamo Diego che ha recuperato correndo in discesa e Roberto, un simpatico veneto già incrociato in precedenza, che ha una gamba malconcia e nonostante tutto arriverà a Courmayeur per ultimo tra tutti gli onori. Saliamo di buona lena in un bellissimo bosco (dove arraffo una bandierina per ricordo) mentre Roberto da buon veneto srotola una sfilza di bestemmie e improperi verso i massaggiatori di Oyace che se ne sono andati 3 ore prima della chiusura del cancello! Prima dell’impervio zigzag che ci porta al Col Brison, facciamo una breve pausa a una malga. Dopo il colle e le consuete due chiacchiere con la guida alpina, scendo con Claudio più o meno velocemente su Ollomont dove incontriamo la sua compagna che gli sta facendo assistenza e pure mia moglie coi bimbi che sono venuti a trovarmi prima di andare in albergo a Courmayeur! La base vita è un po’ spartana, essenzialmente una tensostruttura con due docce fredde (ma va bene così!) e un comodo locale per mangiare dove mi strafogo al mio solito con tanto di macedonia e l’immancabile Menabrea. Mentre Lory armeggia intorno al mio borsone giallo (anche se ormai c’è poco da togliere e aggiungere) vado in infermeria a farmi rinnovare la medicazione sulla schiena, dove finalmente apprendo che sono guarito e a sistemare una vescica al mignolino del piede destro, l’unica che mi è venuta in 5 gg. di scarpinate. Mi concedo un’oretta di sonno e con Diego e Claudio alle 19.30 sul far della sera siamo pronti a partire. Un bacio a Lorena e ai bimbi con previsioni del mio arrivo nel pomeriggio del giorno dopo e via sulla comoda salita verso il Col Champillon. Tra una chiacchiera e l’altra arriviamo all’accogliente omonimo rifugio dove è allestito un locale molto caldo con tanto di divani un po’ psichedelico. Ci rifocilliamo per bene, ringraziamo e ripartiamo per il colle che dovrebbe essere vicino ma che ovviamente non arriva mai: penultima salita conclusa! La discesa offre una prima parte abbastanza corribile e poi tratti ostici attrezzati sassosi per concludersi con un single track a strapiombo sulla valle sottostante. Dopo un tempo che mi sembra interminabile arriviamo al ristoro di Ponteille Desot dove un gruppo di volontari ci stanno dando dentro con la griglia. Mi mangio un infinità di pezzi di pane spalmato col gorgonzola e mi bevo anche un bicchiere di vino, ma dopo poco voglio partire perché siamo all’aperto e fa freddo. Il sentiero verso Saint-Rhemy e Bosses non finisce mai, un saliscendi di 11 km che percorriamo con una camminata veloce. Claudio vorrebbe arrivare a vedere l’alba sul Malatrà, per quanto mi riguarda mi basta arrivare e il resto poco mi importa. Questo mio atteggiamento molto rilassato lo irrita e inizia a discutere sulle mie possibilità di chiudere il Tor. Mi meraviglia questo cambiamento nel suo modo di fare di solito molto pacato e misurato ma cerco di evitare una stupida discussione pensando che non siamo più molto lucidi e il grosso è fatto, per cui se non facciamo cazzate arriveremo a Courmayeur con margine. Con grandissima sorpresa incrocio in discesa il mio socio Paso che sta salendo e non mi vede neppure: che piacere! Ci facciamo gli ultimi km insieme. Lui è salito a Bosses in camper con la moglie e ha voluto farmi una bellissima improvvisata, tutta benzina per il mio viaggio, grazie Simone! Ci salutiamo alle porte del paesino con la promessa di vederci a Courmayeur. Il ristoro di Bosses, sede di partenza della gara da 30 km, è qualcosa di triste e desolante, con i volontari che prendono il tempo e manco salutano (saranno stanchi pure loro!) e gente stralunata che vaga o che dorme sotto i tavoli. Cerco di mangiare e bere la solita sbobba e scappare da questa deprimente situazione al più presto. Riprendo l’ultima salita con Claudio e ci aspettano 1000 m+ e circa 9 km. Di notte questa vallata mi sembra tenebrosa e mi mette un po’ di angoscia, percorrendo un sentierino in pendenza sul fiume che ruggisce molto sotto. Inizio ad accelerare, perché voglio arrivare il prima possibile al controllo orario di Merdeux. Sorpasso parecchia gente che rallenta, si ferma, si copre oppure dorme. L’illusione ottica del rifugio che prima si vede e poi per un paio d’ore nisba è devastante. Dopo una carrareccia con tracce di camion si imboccano sentieri paralleli scavati nell’erba (non capisco mai quale è quello giusto). Finalmente arrivo alla stalla di Merdeux dove non c’è nessun controllo orario, per cui a testa bassa ancora nel buio a cercare il sentiero. Alle prime luci del giorno arrivo al Frassati dove mi sembra che improvvisamente si siano ricordati delle precauzioni Covid e mi chiedono tazza, mascherina, ecc. Mi bevo un cappuccino veramente pessimo e mangio qualcosina aspettando che sorga il sole, perché ho accumulato troppo freddo. Saluto un ragazzo che lavora nel rifugio e che viene dal mio paese (carramba che sorpresa!). Come al solito col sole se ne vanno anche i cattivi pensieri. Me ne salgo in solitaria alla volta del Malatrà: alla base dell’ultima salita incontro Yoannis il greco e ci facciamo l’ultimo pezzo attrezzato fino all’intaglio. Il monte Bianco al di là del colle è bellissimo, io sono strafelice, il fotografo mi fa un vero e proprio reportage, non mi sono accorto che il telefono è morto e non ho voglia di controllare se ho con me la powerbank: chissenefrega! Vengo preso da una sorta di euforia e decido seduta stante che da qui a Courmayeur la correrò tutta (salite a parte…). Le gambe girano, non ho dolori, il tratto tecnico iniziale non mi spaventa e inizio a raccattare parecchi corridori (passo e saluto anche giorgivs che ce l’ha fatta e si sta godendo il suo meritato fine gara). Mi mangio letteralmente la salita a Pas Entre Deux Sauts dove incrocio Bill e mi scolo l’ultima birra. Riprendo a correre mentre Bill mi fa un po’ di foto e un video (purtroppo poi non lo vedrò più nemmeno il giorno dopo alla cerimonia). Giù giù giù verso la balconata della Val Ferret superando trailers o semplici turisti che applaudono. Il saliscendi verso il Bertone mi riporta al percorso inverso fatto 5 anni fa all’UTMB dove ho corso meno di adesso anche se si trattava di “soli” 170 km, una bazzecola?! Al Mont de la Saxe trovo Paso e sua moglie che si meravigliano di trovarmi così presto e così messo bene. Li saluto, mi cambio velocemente (avevo ancora la frontale e la giacca in Goretex dalla salita del Frassati), mi metto la maglietta della mia società, mangiucchio velocemente qualcosa e mi precipito sull’orrendo sentiero sassoso verso Courmayeur. Incrocio un trailer che sale e mi fa i suoi complimenti: mi dice che sembra che arrivi da una garetta di 10 km…Finalmente lo sterrato lasci spazio all’asfalto, attraverso di gran carriera il parco del Bollino e supero un sudamericano salutandolo con un grosso “Gigante”! Ritrovo la zona partenza di domenica scorsa e cerco di accelerare più che posso salutando tutta la gente che fa il tifo durante l’aperitivo. Prima della passerella saluto mia moglie e percorro gli ultimi metri coi miei bimbi Nicolò e Federico che fanno il salto sulla pedana al mio posto? (avrei rischiato ginocchia e stiramenti muscolari vari). Lo speaker mi chiama per nome, mi da la medaglia, è finita, non devo più correre ne camminare, ma non riesco a rendermene bene conto. Al parterre mi danno la maglia finisher e pure un’ottima birra alla spina. Mi rilasso qualche minuto con la mia famiglia, mia moglie continua a sostenere che mi vede molto meglio oggi che alla fine dell’UTMB (!) e ci dirigiamo in hotel dove finalmente mollo tutta l’attrezzatura da gara. Un odore di muffa avvolge tutto quello che ho usato: sarà quello che abbiamo mangiato, ma con gli altri compagni di avventura sentiamo lo stesso odore ormai da giorni sugli indumenti e sullo zaino…? Dopo una lunghissima doccia col rischio di addormentarmi (e una lavata di denti che ormai mi ero dimenticato) mi vesto finalmente in abiti “civili” con tanto di crocs e insieme con la mia famiglia vado al palazzetto di Dolonne dove recupero la borsa gialla per l’ultima volta e mi concedo il primo e ultimo massaggio del Tor. Polpacci e bicipiti femorali sono contratti e induriti, mentre il massaggiatore mi dice che i quadricipiti sono come nuovi (magari li avessi usati in discesa!). Al bar sotto il palazzetto, con un bel sole, mi bevo un paio di birre e mangio un bel panino. Passerò tutto il pomeriggio sotto le coperte e mi sveglierò solo per una cena con l’amico Paso a base di fonduta e birre (tanto per cambiare!). Dopo una lunga ronfata mi strafogo alla colazione a buffet insieme con altri “reduci”. La mattinata la passerò con i miei compagni di avventura al parco del Bollino a chiacchierare, fare foto anche con i big (Collè troppo simpatico nonostante ancora un po’ “stordito” dalla sua impresa, idem Luca Papi), prometterci di rincontrarci da qualche parte e naturalmente bere birra. L’ultimo pranzo a La Palude con la mia famiglia, Diego e Francesco sancisce la fine di questa “spedizione” anche se so che questa fantastica settimana rimarrà sempre nei miei ricordi più belli.
Avatar utente
Boborosso
Messaggi: 574
Iscritto il: 17/01/2020, 15:12

Re: TOR 2021

Messaggio da Boborosso »

biglux ha scritto:Al parterre mi danno la maglia finisher e pure un’ottima birra alla spina.
Hai fatto un copia incolla doppio, niente da criticare, eh, però quando hai scritto " e pure un'ottima..." e c'è stato l'errore del copiaincolla mi hai lasciato con la sete, cercavo la birra disperato tra le righe e non la trovavo... :lol:
Complimenti per essere arrivato!

Io arrivo domani, con calma ;)

Tra 40 anni, quando in caso mi verrà voglia di rifare il Tor, magari ci accordiamo prima per vederci :D
Rispondi