ap77 ha scritto:ciao,
non ho esperienze di organizzazione di gare in montagna, ma di altri eventi e ho fatto anche delle crociere in vela in cui ero lo skipper, con quindi un grandissimo carico di responsabilità.
io reputo gli organizzatori, e i "comitati", responsabili in toto del servizio gara. con annessi tutti, ristori, sicurezza logistica etc.
e partirei anche da un presupposto. chi organizza non è obbligato a farlo, per cui la risposta alle critiche "il prossimo anno allora lo fai tu!" è una risposta del ciufolo.
chi si assume responsabilità deve essere in grado di sostenerle, accettare le lodi e le critiche , e deve essere in grado di gestirle.
non dimentichiamo che si paga per un servizio, e , a meno che vada tutto in beneficienza, c'è un conto economico, un pagamento ed un prodotto da erogare ai clienti paganti.
Nel preparare una gara, se il comitato è serio e preparato , dovrebbe valutare :
tracciato
periodo dell'anno
tempi max e cancelli
num max iscritti
e di conseguenza dovrebbero onestamente individuare il target del trailer medio presente.
e di conseguenza preparare piani alternativi, vie di fuga, assistenza e annessi in proporzione.
se organizzo il KIMA o la LUT o un trail sulle colline della brianza comasca, devo di conseguenza adeguare i servizi.
esempio KIMA = responsabilità anche sull'atleta, che se è al via di una gara così è in grado di gestirsi
esempio GTO = resp. sull'organizzazione, che deve gestire un trekking veloce con atleti palesemente non esperti.
se organizzo un trail di 70 km, con 1 cancello larghissimo, e tempo max 24 ore, e mi setto num max 1500 pax, devo avere una organizzazione stile militare, con 3 piani di sicurezza ridondanti, presidi SUL tracciato, controllo materiali , controllo sui sentieri , moto trial, quad, perchè il target principale sarà
"45/50enne lento, alla prima o seconda esperienza trail lunga che ci prova per i cancelli larghi"
o
"gruppo di nordic-walker con la passione della montagna, tesserati CAI ma mai fatto sentieri impegnativi di corsa"
che è anche la tipologia di pubblico che paga 125 € per la gara + 30 € per lo foto + 15€ per il transfert + € 15 di parcheggio etc etc per fare un giro in 24 ore. giro che invece un "montanaro" medio fa in autonomia in 14 ore partendo la sera e arrivando per la polenta a pranzo.
RISULTATO = 1200 iscritti quindi SUCCESSO COMMERCIALE !
e non demonizzo, avvicina migliaia di persone al trail , ma tutto deve essere dimensionato attorno.
logistica, sicurezza, ristori etc etc
se invece organizzo un trail con 150 persone max , criteri ITRA/CV per iscrizione, cancelli ristretti , partenza in notturna, pochi ristori ma solo assistenza tecnica sui punti esporti, invece potrò dedicarmi a fare assistenza solo di emergenze, perchè il livello sarà alto, veloce ed esperto.
RISULTATO = KIMA o MAGA diventato camp. Europeo, SUCCESSO ATLETICO !
sicuramente, per un comitato esperto, è più "semplice" organizzare un KIMA. ma credo non avanzi un euro.
ma se il trail sta diventando quello che è oggi come numeri e nuovi adepti ( io ed altri migliaia ne siamo l'esempio ) con comparti nei negozi, brand nuovi, canali youtube etc è merito anche delle gare con i "lentoni" come me, che ci metterebbero 24/28 ore per fare la LUT. e che arrivano quasi sempre con un tempo doppio del primo.
bene fanno i gestori di eventi "provinciali" o ristretti, a mantenerli tali e mantenere cancelli stretti,
dove la parola "trail" va ancora di pari passo con onlus, genuinità, campeggio la sera prima, partenza in linea senza grandi fuochi d'artificio. dove al via ci sono atleti di montagna, non nel senso di prestazioni ma di mentalità.
bene fanno se non se la sentono, o non hanno le risorse, per crescere in numero.
ma, secondo me, chi oggi organizza un evento trail con un'ottica lecitamente commerciale, con oltre 800 iscritti ca. deve però avere una base organizzativa iper-solida, e deve garantire non solo la sicurezza, ma deve comprendere che sta offrendo un servizio commerciale , vendendolo a volte molto caro, e deve accontentare il maggior numero di clienti.
al via non ci sono più solo atleti, ma sopratutto clienti paganti. e sponsor.
serve sicuramente un salto di professionalità , soprattutto nel gestire la sicurezza preventivamente, e comunicare a tutti come cosa perchè.
probabilmente ci saranno ancora 2/3 anni di crescita, e poi un plateau che inizierà a fare la selezione.
sono cmq le dinamiche di ogni sport outdoor "emergente" o in crescita esponenziale. il bivio è farlo esplodere o tenerlo di nicchia. ( vedi kite, surf, MTB, snowboard o freerider, roccia Vs boulder etc )
non so se è risposto alla domanda di Corry, ma è una discussione interessante.
Credo che utilizzare i due estremi (la gara più "mondana" vs la gara più dura) renda poco l'idea. Voglio dire, la verità sta nel mezzo, che se un evento è di successo ci possano partecipare molti concorrenti, ma non è detto che non si possano mettere dei limiti alle partecipazioni (la stessa LUT, ed anche la UD ce l'hanno, non vedo perchè gare meno blasonate non possano averle).
Allo stesso tempo, il successo di un evento (almeno per me che mi considero "Montanaro"

), sta anche nella sfida che propone, ad esempio il KIMA rappresenta il gotha delle sfide e solo poter essere preso varrebbe una carriera. Non per questo ha meno successo però, anzi...basterebbero le parole che ha speso Mr. Jornet per descrivere questa gara.
Credo che gare più o meno esigenti possano coesistere benissimo, sinceramente vedere quello che ho visto alla partenza della GTO però non mi è piaciuto...in mezzo a tanti mountain runners c'erano tanti camminatori, tanti in scarpe da ginnastica (uno in sandali!).
Ricordiamoci sempre che si parla di "Gare di corsa in montagna", come scritto sui regolamenti, per cui la competizione e l'agonismo sono preminenti, sennò questi eventi dobbiamo cominciare a chiamarle in un altro modo.