Pacer o materiale obbligatorio?

di Francesco Paco Gentilucci

Dopo aver pubblicato il prezioso e utile articolo di Francesca Cantaluppi sul cosiddetto materiale obbligatorio, diamo ora spazio ad una riflessione di Francesco Paco Gentilucci, decisamente fuori dal coro, ma che apre ad un tema di discussione ancora "immaturo" in Europa: pacer sì o pacer no?

 

Obbligatorio

Partiamo da un evidenza di fatto: non è che dopo un ultra in America si contino i morti.
sembra assurdo farlo notare?

Eppure in Europa per fare una gara da 50 chilometri ti serve uno zaino pieno di roba, in America basta una borraccia, sempre se la vuoi e pensi che ti serva sul serio anche per una 100 miglia. Se leggi le opinioni delle persone sui forum qui in Italia sembrerebbe che sei un incosciente a non uscire di casa senza un telo di sopravvivenza, un fischietto, una giacca, dei pantaloni lunghi, due frontali con pile di ricambio etc etc etc.

Ora vi svelo un mio personale limite: se - toccandosi - correndo dovessi rompermi un osso, non avrei la più pallida idea di come ridurre una frattura da solo. Potete farmi portare metri e metri di garza elastica per fasciatura, potete farmi portare cerotti, bande elastiche varie, ma anche pinze, martelli, e un defibrillatore volendo, ma vi assicuro che se mi spacco un osso rimarrebbe tutto nello zainetto.
Essendo onesto verso me stesso, la realtà è che non sono Mcgyver, anzi sono piuttosto imbranato nelle cose. E nonostante la mia cartella clinica conti ben 17 fratture ossee, di cui la gran parte multiple e scomposte oltre a un paio di dolorose fratture esposte, l’unica costante che ricordo ogni volta è: prendere la prima persona sottomano e dirgli “mi dai uno strappo in ospedale?”

Senza banalizzare il tutto, è ovvio che nessuno vorrebbe ritrovarsi in quota sotto una bufera di neve a torso nudo, ma qui credo che entri in gioco il buon senso della persona (o la teoria della selezione naturale darwiniana). Lo stesso buon senso per cui, in una gara in cui dopo 5 ore sarai sotto la doccia, in piena estate e neppure in montagna, portarsi chili di materiale obbligatorio che non utilizzi, due frontali con pile di ricambio, giacche a vento e balle varie è fuori luogo, perché impedisce i naturali movimenti della corsa, che è senza alcun dubbio più piacevole se si ha addosso lo stretto necessario. Prendiamo anche da conto le abitudini personali. Una persona che vive in Alaska presumibilmente soffre meno il freddo di una che vive in New Mexico, e magari al compenso chi vive nel deserto è tendenzialmente meno portato alla disidratazione di qualcuno che corre sempre al freddo.

 

6a0e79 20120619 scott jurek3

 

Torniamo alla domanda di prima: com’è possibile che non ci sia la conta di americani incoscienti finiti al cimitero ogni domenica dopo le gare?


Pacer. Semplicemente, la risposta è: pacer.
In Europa ci obblighiamo a girare con ridicoli zainetti pieni di cose che non utilizziamo perché “metti caso che”, mentre in America semplicemente, se stai male, ti giri verso il tuo pacer e gli dici che non stai bene.
Pensaci un attimo: se stai male, molto male, preferisci avere con te un fischietto, due paia di guanti termici e 3 metri di garza elastica per medicazioni o una persona che ti può aiutare ed è lì, fisicamente, subito pronta a fianco a te?
Credo che sia pacifico che gran parte degli incidenti peggiori durante le gare avvengano per scarsità di riflessi dovuti alla fatica, alla privazione di sonno (TOR), o a sbalzi termici in cui rallentando sensibilmente il ritmo di corsa la temperatura scende in modo drastico.

E allora, perché i pacer sono illegali in Europa?
Se siamo realmente interessati alla sicurezza dei runner in gara perché non gli permettiamo di correre con qualcuno, soprattutto nelle gare lunghe, dove molti sperimentano la notte per la prima volta?
Il materiale obbligatorio è sul serio l’unico modo per un organizzatore di provare a scaricare le responsabilità sull’individuo?

Siamo realmente sicuri che uno zaino pieno di roba sia più sicuro di un’ombra in gara?