A cura di Maurizio Scilla
Foto Organizzazione
Diciottesima edizione per l’Abbots Way, era l’anno 2008 quando gli emiliani Elio Piccoli e Armando Rigolli con l’ASD Lupi d’Appennino proposero la prima edizione con i km “spalmati” in due giorni, mentre dal 2010 venne poi inserita la tappa unica.
La Via degli Abati, un itinerario medievale che, soprattutto tra il 600 e il 1000, gli abati e i religiosi del Monastero di San Colombano di Bobbio percorrevano per raggiungere Roma. Il tracciato permetteva di attraversare i monti senza transitare per strade pericolose a rischio di agguati o con eventuali gabelle dei signorotti locali. Da Bobbio la via attraversa i territori dei Comuni di Farini, Bardi e arriva a Borgo Val di Taro.
L’Abbots Way è gara qualificante Western States 100 se conclusa entro le 22 ore.

LA GARA
Nella gara principe di 100 km e 4500 m+ la vittoria è andata come da pronostico al valdostano Daniele Calandri 11h18’04”, secondo posto per Marco Bellini in 11h27’05”, podio completato dallo spagnolo Fernando Alvarez Alfageme in 12h33’45”.
Tra le donne a imporsi è stata la piemontese Chiara Bertino che nella seconda parte di gara ha allargato il divario tra sé e le immediate inseguitrici. Secondo posto per l’ampezzana Valentina Michielli (13h59’25”) che ha preceduto la svizzera Sophie Andrey.
Da notare che le prime tre donne sono arrivate nei primi otto posti.
Le temperature veramente toste hanno fatto sì che su 106 partiti siano solo 78 gli arrivati.
Ampia la scelta delle distanze essendo previste anche una 42 km, 25 km 10 km. Sono state organizzate anche un’uscita trekking e mtb.
LA MIA GARA
Quest’anno essendo un trailer di vecchia data e non avendo mai corso l’Abbots mi sono vergognato un pochino e approfittando della gara scalata a giugno con un po’ più di tempo per fare dei lunghi, ho deciso di iscrivermi, sperando di aver recuperato l’Alsace by UTMB 112 km corsa un mese fa.
Man mano che si avvicinava il giorno della gara, guardando le previsioni meteo, saliva la preoccupazione. Arrivare a Borgo Val di Taro con 35°C mi ha fatto subito capire che cosa ci aspettasse. Dopo le diverse ore alla guida, il viaggio di due ore in bus fino a Bobbio non ha certo giovato alle mie gambette. Poi con gli amici Roberto e Davide completiamo l’opera con una pizza “Bufalina” che ci rimarrà sullo stomaco per diverse ore, perfetto approccio di gara!
Bobbio è un piccolo gioiello con l’abbazia di San Colombano a far da padrona.
Alle 21 si parte e poco dopo siamo sul bellissimo “Ponte del Diavolo”, si inizia a salire ma il caldo è soffocante con umidità tropicale, solo quando usciamo dal bosco una leggera brezza ti fa stare meglio. La salita che porta al Monte Aserei (17 km) scorre via bene con alcuni tratti con una bella pendenza, peccato che essendo notte non ci si possa godere il paesaggio. Decido di correre la prima parte in compagnia con Roberto e Davide e poi con l’amico veneto Mauro, gente che l’Abbots la conosce bene. Da Farini (31 km) si sale fino al Monte Lama (49 km), inframezzando soltanto alcuni brevi tratti di discesa. L’ultimo tratto mentre albeggia è “bello in piedi”, lo spettacolo è notevole, da una parte ancora la luna e dall’altra la palla infuocata del sole a farci presagire cosa ci aspetta durante la giornata.
La prima parte di discesa immersa nei prati è veramente piacevole, ora si tratta di scendere fino al 59 km a Bardi. Capisco che ci siamo quando vedo il bellissimo castello medievale e poi mi infilo nelle caratteristiche viuzze.
Ora salite lunghe non ce sono più ma comunque nei restanti 40 km ci sono 1800 m di dislivello, quindi vuol dire che è un continuo “mangia e bevi”.
Al ristoro di Osacca scambio due parole, mi offrono un gin tonic, con grande dispiacere rinuncio, non sarebbe stato bello collassare con quel calore. Era il 70 km, da lì ho mangiato solo frutta fino al traguardo, l’anguria è stato proprio un bel regalo.
Il caldo scendendo di quota si è fatto sentire, per fortuna si corre parecchio nel bosco, gli ultimi km su asfalto sotto il sole hanno provato le residue energie.
Sotto l’aspetto tecnico ci sono alcune discese non banali dove bisogna porre attenzione e l’erba alta a volte nasconde le insidie. Alcune fontane lungo il percorso rendono più agevole raggiungere il ristoro successivo e permettono di bagnarsi.
Correre la notte di solito non mi piace perché non riesco a godermi il panorama, uno dei principali motivi per i quali corro, ma questa volta la scelta è stata azzeccatissima, quindi complimenti ai Lupi d’Appennino. Felice di aver portato a termine una gara che fa parte della storia del trail italiano!
CHIARA BERTINO (prima donna e quinta assoluta)
“Mi piacerebbe correre tutte le gare più belle del mondo, ma ho iniziato troppo tardi a correre, e per di più le gare spuntano come funghi. Cerco allora di programmare tutte le più famose, le più storiche, le più belle. Quelle in terre che non conosco (io lo chiamo running agoni-turistico).
Era inevitabile prima o poi partecipare all'Abbots Way Ultra Trail per la storia, per percorrere questo antico cammino medioevale utilizzato da monaci e pellegrini diretti a Roma.
Perché l'appennino tosco-emiliano era una terra che non conoscevo. E perché non puoi non partecipare ad una gara organizzata dai Lupi dell'Appennino, il cui logo nero ti incute un po' di timore.
Parto come al solito con la testa piena di pensieri, ma come per magia quando si parte le gambe iniziano a girare e la mente si svuota, e mi assaporo ogni istante della gara. Tanto mi piace lavorare di notte, così mi piace correre di notte. Si vedono cose che sotto la luce del sole si ignorano, un fantastico mondo naturale che si muove sotto le nostre scarpe super tecnologiche, formiche e vermiciattoli che si approvvigionano il cibo, insetti che brillano alla luce delle nostre pile frontali. Si crea, durante la notte, un'intimità con tutto ciò che ci circonda. Ho corso quasi tutta la gara con Mattia, un ragazzo di Bergamo, ci siamo tirati a vicenda facendoci compagnia nelle ore più buie, Mattia è un vero gentiluomo, mi dava la mano per attraversare i corsi d'acqua, mi spostava i rovi che comunque mi hanno graffiato braccia e gambe, ecco perché gli abati usavano gli abiti lunghi! I sentieri dell' Abbots sono selvaggi, l'erba era alta, le balise non troppe, è stata una bella avventura. Quando arrivavamo stremati dal caldo e dall'umidità ad un punto di ristoro era una gioia essere coccolati dai volontari, che ci dispensavano ogni genere di conforto. Ho l'immagine stampata negli occhi della luna rossa che si staglia lungo il profilo delle colline e poi all'improvviso il cielo che diventa più chiaro, preceduto solo dal canto dei primi uccellini mattinieri. E finalmente l'ultimo ristoro al 91° km, con delle fragole buonissime, e poi gli ultimi km, a sentirmi ripetere da Mattia "non smettere di correre". E guidata dalla voglia di arrivare ho ascoltato più lui che non il mio corpo che mi diceva di fermarmi a dormire.
È stato bello arrivare, è stato bello aver fatto un buon tempo, è stato bello vincere una delle gare storiche del nostro paese. Grazie a organizzatori, volontari, amici, e a Stefano, che da buon assistente al primo ristoro aveva già incassato pane salame e caffè corretto.

ELIO PICCOLI (presidente A.S.D. Lupi d’Appennino)
Com’è la nata l’idea dell’Abbots?
L'idea dell'Abbots è nata nella prima decade degli anni 2000, quando è nato anche l'UTMB, ovviamente non avevamo le forze per organizzare una cosa del genere, ai tempi c'era la Marathon des Sables a farla da padrona e non si conoscevano ancora le forze delle persone in Appennino. Fare due tappe da 60 km era una cosa abbastanza nuova, impegnativa, tant'è che molte persone non erano assolutamente preparate. Fortunatamente abbiamo trovato il modo di consentire alle persone di recuperare, di godersi un’ottima cena, di dormire, di ripartire dopo la colazione, facendo tappa a Bardi. Era quasi un TA (trail autogestito), però in realtà già dalla seconda edizione avevamo 170 persone, quindi non era propriamente una scampagnata per pochi. L'idea era nata dal discorso della “Via degli abati”, avevo conosciuto il dottor Magistretti che mi aveva parlato di questa via che andava da Pavia a Pontremoli, ho identificato in Bobbio la partenza ideale, essendo un bel borgo medioevale e poi dopo pian piano negli anni ho provato a cambiare il percorso. La nomea era di un ultratrail facile, fattibile, però in realtà pian piano si è un po' incattivito e abbiamo trovato poi la nostra dimensione sulla distanza di 125 km, arrivati a Borgo Val di Taro (arrivo di quest’anno) si doveva raggiungere dopo 25 km Pontremoli.
Pensate di spostarvi definitivamente a giugno?
Secondo me il periodo di giugno è ideale, rimarremo nella prima quindicina di giugno e vedrò il prossimo anno cosa riesco ad inventarmi. Ci siamo spostati da aprile a giugno per dare la possibilità agli atleti di arrivare più allenati.
Avete altri progetti in cantiere?
Abbiamo in mente qualcosa di abbastanza innovativo per il trail, anche se in questi ultimi anni sono state organizzate diverse corse in questo modo, in pratica l’idea è di un percorso di 140 km con circa 8000 m di dislivello da gestire solo con la traccia gpx e gli atleti saranno dotati di tracker.
Sarà un percorso in linea come da nostra tradizione (vedi Abbots e Eco Val d’Arda). Mi riservo una piccola sorpresa sul tipo di percorso e sui luoghi attraversati però posso dire che sarà un paesaggio unico, stupendo e molto interessante
