TRAIL DEI PAPI 2025 – EDIZIONE DEL GIUBILEO
Appunti sparsi di un viaggio indimenticabile, 700 km seguendo una traccia che conduce alla scoperta di tutto il Lazio.
1) Dio mio, viviamo in un paese meraviglioso. Siamo talmente immersi nella bellezza artistica da esserci quasi abituati alla straordinarietà dell’Italia. Poi ti ritrovi a pedalare sull’Appia Antica e ti arriva come uno schiaffone in pieno viso il pensiero che le tue ruote stanno scivolando su pietre posate 2.300 anni fa.

2) Un paese meraviglioso, non potremmo cercare di essere meravigliosi anche noi? Il tempio di Vesta che domina le cascate del fiume Aniene è di una bellezza che ti stordisce. Pochi km dopo non puoi che rimanere inorridito dalla quantità di rifiuti che vengono abbandonati ai bordi delle strade. Come è possibile che tanta bellezza non ci renda migliori? Dovremmo essere il popolo che al mondo ha più rispetto della bellezza.
3) Quanti tesori nascosti: nella mia vita sono andato a Roma almeno venti volte, eppure non avevo visto nulla del Lazio. Questo viaggio mi ha permesso di scoprire città che in qualunque altro paese del mondo sarebbero considerate gioielli, ma qui vengono messe in ombra dalla Grande Bellezza della capitale.

4) Appunto, la Grande Bellezza di Roma. Certo Firenze è bellissima, Venezia è unica, Napoli è un mondo a sé… ma Roma è qualcosa da perderci la testa. Non ci ero mai arrivato in bicicletta, ed è stato quasi doloroso dover tenere gli occhi sulla strada mentre al mio fianco scorrevano tutti quei monumenti immortali già visti tante volte eppure sempre nuovi.
5) Se solo ci fosse la cultura della bicicletta! Gli organizzatori del Trail dei Papi sono dei pazzi: organizzare un giro del genere in una Regione in cui le piste ciclabili sono pochissime è davvero un’impresa. Hanno esplorato tutto il territorio alla ricerca di ogni strada bianca, sentiero, strada secondaria, ma a volte si sono dovuti arrendere alla necessità di dover percorrere alcuni tratti di strade trafficate. Con gli annessi episodi che vediamo in tutta Italia di automobilisti che suonano il clacson stizziti per aver dovuto rallentare (questo quando va bene) e sorpassi azzardati e pericolosi (quando va male).
6) Laudate siano le vie di pellegrinaggio. Gran parte dei primi duecento km (da Bracciano a Viterbo, da Montefiascone fino ad Acquapendente e poi ridiscendendo verso Bolsena, Caprarola e Nepi) si sviluppano lungo la via Francigena del Nord, poi si incrociano alcuni tratti del Cammino di San Benedetto fino a Subiaco, e infine nell’ultima parte si riprende la Via Francigena del Sud (da Velletri a Nemi, Albano Laziale, Castel Gandolfo e Roma). I loro percorsi ci hanno permesso di pedalare in tranquillità, lontani dal caos e dal traffico delle statali.

7) Va bene i monumenti, ma quanto bene si mangia qui? La porchetta di Ariccia, i vini di Montefiascone, il Fieno di Canepina, il Timballo alla Bonifacio VIII di Anagni, i tonnarelli cacio e pepe, gli strozzapreti all’arrabbiata di Subiaco, i carciofi alla Giudia, i rigatoni alla gricia e potremmo continuare all’infinito con una gastronomia dai sapori ancora autentici. E dopo una giornata a pedalare, mettere le gambe sotto al tavolo diventa un piacere ancora più grande.
8) Il tempo non è mai abbastanza. Vorrei dirvi di prendervi almeno una settimana per fare tutto il giro. Non che non si possa fare anche in tre o quattro giorni, ma ci sono talmente tanti luoghi da assaporare e scoprire che pedalare a testa bassa sul manubrio è uno spreco assoluto. Tra i tanti rimpianti ho quello di non aver visitato Civita, la città che muore: si arriva a Bagnoregio e dalla sua balconata si osserva la Valle dei Calanchi. Là davanti si erge Civita costruita su un colle minato alla base da una continua erosione. Mi pento di non aver lasciato la bici per scendere i mille gradini e poi risalirne altrettanti dopo il ponte sospeso.

9) 700 km non bastano, per cui cercate di allenare bene la vista. Il percorso è eccezionale, ma il Lazio è talmente ricco di storia e cultura che per cento cose viste probabilmente ne abbiamo "mancate" almeno mille. Un consiglio è quello di studiare in anticipo i luoghi dove vi condurrà la traccia, per non perdervi i particolari più segreti che altrimenti vi scorrerebbero a fianco senza che ci facciate attenzione. Difficile non vedere "The Awakening - il Risveglio" la titanica scultura di Seward Johnson con il gigante che si risveglia nella valle di Faul a Viterbo, ma quanti si sono fermati a visitare la Cripta della Basilica del Santo Sepolcro ad Acquapendente? Quanti sapevano che al Palazzo Farnese di Caprarola si può vedere la Scala Regia: con i suoi tre giri interi che sono un turbinio di stemmi, greche, volti dipinti?

The Awakening di Seward Johnson - Viterbo
La Cripta della Basilica del Santo Sepolcro ad Acqua Pendente

La Scala Regia di Palazzo Farnese a Caprarola
10) Sono stati banditi i rettilinei: è praticamente impossibile trovare il "piattume" cui siamo abituati in pianura. Il percorso è un continuo saliscendi, senza salite assassine stile "Zoncolan", ma che è in grado di fiaccarti dopo ore e ore passate sul sellino. Per cui preparatevi bene a macinare dislivello!

11) Ultimo, ma forse primo per importanza. Un viaggio è fatto oltre che dai luoghi attraversati anche dalle persone incontrate.
Domenica scorsa ci siamo ritrovati sotto una pioggia torrenziale con chicchi di grandine grossi come palline da tennis. Ci siamo rifugiati sotto un albero davanti ad una casa: tutta la famiglia è uscita fuori e ci ha fatto mettere al riparo, offrendoci asciugamani per asciugarci e preparandoci un caffé per scaldarci... non avrebbero più voluto che ripartissimo! Volevano ascoltare dalle nostre voci i luoghi che avevamo attraversato, i paesi che avevamo toccato: se non avessimo avuto tanta fretta, ci avrebbero tenuto prima a cena e poi a dormire in casa. E questo ti riconcilia con l'umanità.