Breuil, 27 giugno 2025
IMPRESA PAZZESCA O VIAGGIO MERAVIGLIOSO?
di Franco Longo
foto © Organizzazione
In diciotto anni da che faccio trail, mai mi era accaduto di ricevere il giorno dopo tante telefonate e messaggi di congratulazioni per aver portato a termine un'"impresa". Eppure ho completato percorsi molto più lunghi, superato dislivelli molto maggiori, concluso in tempi e classifiche molto migliori di ieri.
In diciotto anni da che faccio trail, mai mi era capitato di sentire ripetere dai compagni di avventura l'aggettivo "pazzesco" tante volte. La salita dura qui diventa pazzesca, la discesa tecnica pazzesca, il paesaggio straordinario pazzesco, il cancello orario tirato pazzesco, il Cervino "il più nobile scoglio d'Europa", secondo la definizione di John Ruskin di metà Ottocento, diventa pazzesco.

© Gabriele Facciotti
Impresa pazzesca? No, direi di no, ma viaggio meraviglioso sì, fortissimamente sì intorno alla montagna più iconica di tutta la vecchia Europa e, chissà, forse anche del mondo. Una montagna che indusse uno scrittore ad affermare che al Breuil o a Zermatt non si dice che fa bello o che fa brutto, ma che il Cervino è scoperto oppure il Cervino è coperto e le gradazioni intermedie del meteo sono date dalla quota delle nubi sulla Gran Becca.
Noi oggi avremo il privilegio di vedere il Cervino a 360°, scruteremo o, meglio, guarderemo di sfuggita, perché meglio guardare dove si mettono i piedi, le sue formidabili 4 creste e le sue imponenti 4 pareti.

© Gabriele Facciotti
Alle 3 del mattino di venerdì 27 giugno 2025 il Cervino è scoperto; i 268 partenti della nuova versione della CMUR sono idealmente di fronte alla Cresta del Leone e pare davvero che i miliardi di stelle illuminino la barba del vecchio Jean-Antoine Carrel, la leggendaria guida che perse, vinse, morì, ma non cadde.
Dopo aver raggiunto il primo ristoro al Rifugio Perucca-Vuillermoz - e scende un velo di tristezza al pensiero della tragedia del Lyskamm del 1985 - valicato lo splendido colle di Valcourniere, ci si tuffa nella fantastica Alta Valpelline e si raggiunge, un occhio all'orologio, il rifugio Prarayer. Di qui l'ambiente via via sempre più minerale ci esalta, ma l'orologio ci fa tornare a terra, perché il cancello orario delle 10,30 del Rifugio Aosta è una spada di Damocle che si abbatterà su non pochi compagni di avventura.

© Gabriele Facciotti
Chi ha avuto la forza e la fortuna di passare si godrà gli sfasciumi del Col della Division, i placidi pendii del ghiacciaio di Tsa de Tsan, la bella discesa in terra svizzera sul ghiacciaio dello Stockj, la machiavellica risalita alla Schoenbiehlhutte, ma soprattutto le seraccate sospese della Dent d'Herens e la superba parete Ovest del Cervino che finisce sulla cresta di Zmutt, dove fra gli infuocati raggi solari, non possiamo non scorgere gli eleganti movimenti di Sir A. F. Mummery, il precursore dell'alpinismo moderno.
Alla Schoenbielhutte sappiamo di essere fuori dal prossimo cancello di Furi, ma veniamo a sapere che il cancello è stato tolto e tutti i tanti ritardatari potranno fare ritorno al Breuil sulle loro stanche gambe. E allora tiriamo il fiato, guardiamo di fronte a noi e il pensiero fa un balzo indietro di 50 anni quasi esatti e lo sguardo corre agli strapiombi della Nord a cercare Walter Bonatti in uno dei suoi bivacchi invernali che decretarono la sua imperitura gloria e la sua decisione di smettere con l'alpinismo a soli 35 anni.

© Gabriele Facciotti
Caldo torrido nella valle verso Zermatt che diventa freddo nella risalita verso il Teodulo. Le luci del tramonto a (non) farci vedere la cresta della Hoernli con la cordata dei sette che procedono con sicurezza verso la cima il 14 luglio 1865 e che non potranno festeggiare la conquista a causa della tragedia occorsa durante la discesa. Il crepuscolo segna il momento dei saluti al Cervino e lo facciamo vedendo le curve saltate di Toni Valeruz. Era il 1975: un marziano discese sulla Terra e decise di farlo scendendo in sci dalla incredibile Est del Cervino.

© Gabriele Facciotti
Uno spicchio di luna ad accarezzare la cresta del Furggen ed è finalmente Colle del Teodulo: due pazzi urlano il mio nome e quello del mio compagno Marco dalla terrazza del Rifugio. Due ragazzi che si erano iscritti a un ultratrail storico che sarebbe partito l'indomani, ma che è stato annullato due giorni prima. Due amici che hanno deciso di venirci a salutare, sicuri che saremmo riusciti ad arrivare sino a lì. Un gesto che rende ancora più bello questo viaggio meraviglioso. Vedendoli, pur nella confusione mentale della stanchezza del momento, sgomita il pensiero che cancellare una barriera oraria e cancellare tout court un trail sono cose diverse. Una decisione rende felici, l'altra getta nello sconforto. L'una è vittoria di tutti, l'altra è sconfitta di tutti.
La planata a Cervinia a chiudere un anello meraviglioso e a farmi ripromettere che quando andrò in pensione il Cervino magari lo salirò e non ci girerò solo meravigliosamente intorno.