Testo di Matteo Grassi
La partenza notturna da Verbier, in Vallese (Svizzera), ci porta subito in salita lungo facili sentieri che risalgono la montagna dominata dagli impianti da sci. Il fascino è tutto nella vasta valle aperta ai nostri piedi, nella scia di lucine che si inseguono e in quelle più rade che si inerpicano lungo il pendio scuro, in una notte limpida illuminata da un'enorme luna piena.

©Trail Verbier St-Bernard
Presto il percorso si fa più tecnico e divertente: traversi un po’ esposti, passaggi meno "corribili" lasciano capire subito di che pasta sia fatta questa gara. Sì, è un evento by UTMB, ma con contenuti decisamente più selettivi. E siamo solo all’inizio.
Il bip-bip dell’orologio che segna il chilometro mi sorprende più volte Stiamo girando veloci su questi crinali.
Giusto il tempo di sentire un po’ di freddo (in tenuta corta e già sudata) durante la breve sosta al ristoro, che la lunga e divertente discesa riattiva la circolazione.
Siamo al punto più basso del percorso. Un tratto quasi "urbano", poi si riparte per la seconda sezione: inizialmente facile, tra pascoli e stalle, bosco, che però dopo Champex diventa via via più tosta, fino all’impennata finale del Col Breya. Per capirci in questo settore incrociamo due volte il percorso dell’UTMB-CCC. Ma qui è tutta un’altra storia.

Ecco la conferma: è un terreno davvero alpino. Saliamo tra sfasciumi e per un attimo mi sembra di essere tornato indietro di un anno, al Passo Ventina della Valmalenco Ultra Trail.
Arrivo in cima alla forcella… o quasi. Perché, a meno che non sia un’allucinazione, il percorso non scavalca la gola, ma la fa attraversare infilandosi in un buco nella roccia. Scendo dall’altra parte come se avessi superato una soglia attraverso uno di quegli scivoli per bambini. Ed eccomi in un altro mondo: il cielo comincia a tingersi di luce, illuminando il Grand Combin.

©Trail Verbier St-Bernard
Ora si punta verso la Cabane d’Orny. Un tratto di cui non sapevo nulla, e la sorpresa è totale. Un ambiente alpino mozzafiato, esaltato dalle prime luci dell’alba che colorano le vette ghiacciate. Su lungo la morena, fino al caratteristico rifugio dal grande tetto spiovente e giù di nuovo tra massi e sabbia.
Non è la discesa più agevole, qualche passaggio richiede attenzione, ma mi diverto un sacco: ormai mi sento più a mio agio qui che sui sentieri corribili.
Finalmente, il tanto atteso ristoro di La Fouly, con i primi raggi di sole che in un attimo trasformano l’aria fresca in un caldo torrido.
Da qui parte la X-Traverse di 76 km, sfortunatamente in concomitanza con il mio passaggio. "Sfortunatamente" perché, se fossi riuscito a precedere il nutrito gruppo, avrei potuto godermi ancora quel piacevole equilibrio tra solitudine e condivisione. Invece, mi ritrovo ad affrontare il terzo settore con la salita al Grand Saint-Bernard dietro agli ultimi della corsa, infilandomi tra loro. Ma non è male: forse per la fatica, forse per la maestosità del panorama, nessuno parla. In salita si fa trenino, ma in discesa, come quella del Col Fenêtre, spazio al divertimento. Foto di rito in forcella e poi giù, verso il versante italiano del San Bernardo. Ah, dimenticavo: abbiamo superato la metà.

©Trail Verbier St-Bernard
Al passo, un caos infernale: valico famoso, traffico di auto, moto, bambini e cani. Fortunatamente dura poco, giusto cento metri. Poi il ristoro lungo il lago, e si riparte per un altro bel tratto che sale al Col des Chevaux, prima della picchiata verso il lago artificiale e la base vita di Bourg Saint-Pierre.

©Trail Verbier St-Bernard
Questo è il momento più duro: senza energie, tutto mi sembra brutto e negativo. Ma dopo aver resistito alla tentazione del ritiro, riparto. Anche se le gambe non girano più e la gara è compromessa, posso rimodulare il passo e godermi il resto del percorso. Dopotutto, è da più di un anno che sogno di vedere il ghiacciaio di Corbassière.

©Trail Verbier St-Bernard
Quarto settore, fa un caldo tremendo. Mi riparo dal sole e bevo come fossi in spiaggia ad agosto. Fortunatamente, una malga con una fontana e poi numerosi ruscelli dove intingere il berretto mi salvano.

©Trail Verbier St-Bernard
Il tratto successivo è piacevole: il sentiero sale leggermente attraversando valli e crinali erbosi, puntando a nord. Sulla sinistra fa compagnia il Bianco maestosamente enorme e completo, libero da nubi e di una bellezza quasi insostenibile. A un certo punto, mi ritrovo di fronte a Verbier e mi sembra quasi di scorgere l’auto parcheggiata vicino alla segheria. Ovviamente, vedo la segheria ma non l’auto.
Poi, finalmente, inizia la salita vera. Sarà faticosa, ma so che dietro c’è il ghiacciaio. Guardo l’orologio e accelero, non per la classifica, ma perché sono le 20 e non voglio perdermi lo spettacolo.

©Trail Verbier St-Bernard
Scollino e giù come una capra. Stop: foto. Riparto. Stop: foto… e così via, fino alla gola della valle, ormai in ombra. Sulla destra, i resti del ghiacciaio, più su ancora imponente, con le vette del Grand Combin che svettano. Davanti a me, la passerella sospesa che porta alla morena sinistra, da risalire fino al rifugio Panossière.

©Trail Verbier St-Bernard
Non descriverò ciò che ho visto: non troverei le parole adatte. Guardate le foto, in parte potrete immaginare. Dico solo che essere lì, al tramonto, con l’aria che si fa pungente e le cime ghiacciate che si tingono d’oro e d’arancio, è un’esperienza unica.

Poi, giù in picchiata: prima lungo la morena, poi su un sentiero facile ma a tratti esposto, accanto a un canaletto di irrigazione. Prati, fondo sabbioso e chissà cos’altro, non ricordo, ma ricordo l’adrenalina, perché mi sono fissato l’obiettivo di arrivare a valle prima del buio. E ce l’ho fatta. Accendo la frontale già sull’asfalto che scende la Val de Bagnes.

©Trail Verbier St-Bernard
È buio, sono stanco, e ancora una volta mi chiedo se valga la pena continuare.
Il finale è sulla carta la parte meno divertente: 13 km con 1300 metri di dislivello, tra saliscendi verso Verbier. Calcolo (male) che, se tornassi all’auto a piedi, impiegherei lo stesso tempo. Tanto vale finirla.
"Bon courage!" mi incita un ragazzo all’uscita dal ristoro, prima dell’ultima salita.
"Tanto courage!" gli rispondo ridendo.
Mi raggiungono due ragazzi (breve inciso: l’età media è bassissima, altro che sport per vecchi!) più freschi di me. Mi accodo e presto formiamo un trenino raggiungendo via via altre lucine. La salita è strana, nel bosco, senza punti di riferimento. Fisso la sabbia ai miei piedi, salgo a tornanti infiniti. Ogni volta che penso "ecco, ci siamo", mi sbaglio.
Ogni tanto una lucina ferma, qualche concorrente fermo seduto a riposare a bordo sentiero: è davvero faticosa, ma soprattutto snervante.
Finalmente, spiana. Attraversiamo un anfiteatro e arriviamo all’ultimo ristoro, presso la stazione di monte di Le Chaux. Brevissima sosta, perché a sto punto ho voglia di tagliare il traguardo.

©Trail Verbier St-Bernard
Ancora un traverso e giù a velocità sostenuta. Anche qui, complice il buio, non è facilissimo il sentiero nel bosco. Vedo le luci di Verbier nel silenzio totale della notte. Riconosco la sterrata che ho risalito 27 ore fa.
Pochi metri al paese e compaiono tre ragazzi festanti - musica, fumo, birre - mi offrono un sorso. Perché no? Evidentemente stupiti dalla mia risposta, mi fanno la ola.
Poche centinaia di metri, e nel silenzio mesto mi avvicino al traguardo. Spengo l’orologio e sorrido.
Ho fatto bene a continuare. È stata bella, dal primo all’ultimo metro.

©Trail Verbier St-Bernard