Testo di Dario Pedrotti
©Eiger Ultra Trail by UTMB
Il problema della maggior parte delle gare in Svizzera è che dovrebbero avere un nome di dieci righe, per essere un nome sincero, oppure dovrebbero chiamarsi tutte “Swiss Peaks”. Perché certo, la parete nord dell’Eiger è una di quelle che sono scolpite direttamente nella storia dell’alpinismo, e a guardarla da sotto fa una certa impressione, ma poi durante la gara di montagne fantastiche ne vedi talmente tante altre, che ti viene da pensare che se fossi una delle altre, un po’ ti scazzerebbe che la gara non sia intitolata anche a te. Anche perché le altre sono cose del tipo Jungfrau (4.158 m) Mönch, (4.105 m) o Breithorn (4.164 m), mica la montagnetta di San Siro.
Un’altra cosa di cui non vi dovete fidare, sono i video della gara che si trovano in rete: io mi ero fatto l’idea che si trattasse per lo più di correre su larghe forestali quando non addirittura su strade asfaltate, che invece sono solo una piccola parte del tracciato, e per di più soprattutto in discesa, quando avere sotto le scarpette qualcosa di potabile, non è poi così male.
La gara principale doveva essere 101 km con 6.700 metri di dislivello, ma le previsioni del tempo parlavano di un forte temporale (che nella traduzione inglese “thunderstorm” faceva ancora più paura) che avrebbe centrato la maggior parte dei concorrenti quando erano su una delle creste più esposte, quindi il percorso è stato accorciato di 30 km e 2.400 m di dislivello, ma è riuscito a rimanere meraviglioso (e durissimo) comunque.
Partenza alle 4 del mattino, orario ideale per arrivare in cima alla prima salita intorno all’ora dell’alba, dopo una quindicina di chilometri e un migliaio di metri di dislivello di “riscaldamento” che ci avrebbero preparato a dovere a godercela. Io sono arrivato lì un po’ troppo presto, e poi è arrivata qualche nuvola, ma i colori dell’aurora e le creste che si perdevano verso est, nel silenzio assoluto di un pascolo di alta montagna quando le mucche dormono ancora e le marmotte pure, hanno fatto ripartire da zero il contafatica.
Poi un lunghissimo traverso mosso in mezzo ai prati ha permesso di godersi per bene la visuale di tutta la valle di Grindelwald e le montagne dietro (sì, anche l’Eiger, ma non solo), prima di un “ricciolo” nel tracciato, che per far raggiungere ai e alle concorrenti il ristoro di First e la sua passerella a sbalzo sul vuoto, a cui erano arrivati a meno di 200 metri di distanza, ci ha messo quasi 10 km e 700 metri di dislivello.
Da lì si è saliti ancora un po’, ma con calma, sempre con il dubbio se guardare le bellezze vicine (tipo i laghi Bachalpsee) o quelle lontane (sì, anche l’Eiger, ma non solo) e poi, dopo la parte più tecnica del percorso (comunque abbastanza tranquilla) al ristoro di Feld è iniziata la discesa che avrebbe dovuta cominciare parecchi chilometri dopo, ma che avrebbe comunque portato al ristoro di Schwendl, dove il profumo di legno della segheria che lo ospitava, e la musica dei Dire Straits in sottofondo, mi ha fatto rimpiangere di potermi fermare solo pochi minuti.
La salita dopo è quella che porta a Männlichen e le lacrime di disperazione che l’allenamento mi permette di non versare per i 1.300 m d+ e il gran caldo, mi posso permettere di versarle per la commozione davanti allo scenario delle cime e dei ghiacciai che si è apre verso ovest, come mi era successo solo davanti alle Tre Cime di Lavaredo.
La bellezza del percorso quasi in quota, ma con severissima salitella finale, che porta a Kleine Scheidegg, è un po’ rovinato dalla “folla” che lo percorre, dato che al ristoro precedente sono confluiti su quello della lunga anche i tracciati della 35 e della 51 km, e poi sono quasi 10 km di discesa fino a quello che sembrava l’ultimo “dentino” del tracciato. Quando dopo il ponte su uno strettissimo e profondo canyon il sentiero ha iniziato a scendere, io mi sono messo in modalità “relax”, e ci ho messo un po’ ad accettare che la successiva impennata nel bosco non erano un paio di metri di assestamento prima del rush finale, ma 320 m d+ in poco più di un chilometro.
Quando sono finiti, gli ultimi 7 km di percorso li ho impiegati a gareggiare con il temporale, che alla fine è stato molto meno intenso di quanto si temesse, e che mi ha raggiunto ad un chilometro dalla fine e a quel punto è stato anche piacevole.
Mentre mi godevo beato i massaggi post gara, dopo essere arrivato al traguardo ad un’ora assolutamente ragionevole che mi avrebbe permesso di gustare un pomeriggio di relax a Grindelwald, pensavo che tutto sommato di quei 30 km cancellati non avrei sentito molto la mancanza. Tornando a casa in treno però ho riguardato il tracciato originale e le foto scattate nelle edizioni scorsi nei punti dove noi quest’anno non siamo passati, e non ne sono più molto sicuro.
CLASSIFICHE https://eiger.utmb.world/races-info/runners/results
INFO GARA https://eiger.utmb.world/