TRANS D’HAVET: MONTANI E CHIALVO CAMPIONI ITALIANI LONG TRAIL

A cura di Maurizio Scilla

 

Quattordicesima edizione per la Trans D’Havet che ha visto al via più di 800 atleti. L’attenzione era focalizzata sulla gara più lunga (83 km 5300 m+) che assegnava il titolo di campione italiano long trail ed era prova di selezione per i mondiali che si terranno a Canfranc, in Spagna dal 25 al 28 settembre.

TRANS D’HAVET ULTRA
Partenza a mezzanotte da Piovene Rocchette. Ben presto il piemontese Riccardo Montani prendeva il comando della corsa, al primo check point di Passo Xomo Montani transitava con meno di due minuti di vantaggio sul lombardo Gionata Cogliati, terzo posto per Tiziano Scatolin. Nel tratto seguente Cogliati ricuciva lo strappo e al Passo Campogrosso i due atleti transitavano insieme. Era la salita al Rifugio Fraccaroli a fare la differenza, Montani accendeva il turbo e si involava verso il titolo italiano. 9h07’47” il favoloso tempo del piemontese, che si può equiparare a quello messo a segno nel 2013 da Kilian Jornet e Luis Alberto Hernando, nella prova che assegnava il titolo di campione europeo skyrunning. Cogliati chiudeva poco dietro con un tempo di 9h15’18”, mentre Scatolin, sorpresa di giornata chiudeva in 9h38’41”.
Il commento di Riccardo Montani:
“Già a inizio anno avevo cerchiato in rosso la Trans D’Havet. Venivo qui con l'intento di fare una grande performance e cercare di vincere il titolo. Ho preso ancora più fiducia in quanto ho visto che i big italiani sulla distanza come Puppi, Minoggio e Reiterer non sarebbero stati al via e quindi mi son detto che questa era l’occasione buona. Avevo fatto una bella gara in Thailandia sulla medesima distanza, mi ero sentito bene, corso forte e quindi ero fiducioso. Peccato che un mese fa avessi preso una storta alla caviglia e quindi la preparazione non era andata lineare come avrei voluto. Mi sono presentato alla partenza con ancora un doloretto al piede sinistro che ho fasciato, però le sensazioni negli ultimi allenamenti erano buone. Anche in gara, da quando si è partiti, la gamba girava e ho impostato subito il mio ritmo. il percorso mi piace parecchio, molto muscolare, tecnico e sulla mia distanza.
Quindi sapevo che potevo fare bene se la carrozzeria avesse tenuto. Dal trentesimo km circa mi si è accollato Gionata Cogliati che mi ha dato del filo da torcere. È stato con me per circa metà gara e poi dopo il Carega sono riuscito a staccarlo e ho tagliato il traguardo con 7 minuti di vantaggio”.

Riccardo Montani Daniele Marangoni© Daniele Marangoni

In campo femminile nella prima parte dettava il ritmo l’atleta di casa Irene Saggin, ma la campionessa italiana 2024, la piemontese Martina Chialvo la seguiva come un’ombra, seguiva la valdostana Giuditta Turini. Chialvo attaccava attorno al quarantesimo km e man mano riusciva ad aumentare il vantaggio, a Valdagno faceva fermare il tempo in 10h32’13”, un tempo che si può equiparare a quello fatto registrare da Emelie Forsberg nel 2013, visto che nel frattempo il percorso è stato reso più duro. Ottimo secondo posto per Irene Saggin in 10h51’41”, podio completato da Giuditta Turini in 11h03’33”. Seguivano Federica Zuccolo, Nicol Guidolin e Alessandra Boifava.
Il commento di Martina Chialvo:
“La gara è andata oltre ogni mia aspettativa. Ho corso la prima parte con Irene, poi verso il 40 km ho cercato di prendere un po' di vantaggio in salita e sono riuscita a staccarla. Ho cercato di correre bene tutta la parte veloce finale, perché non sapevo quanto vantaggio potessi avere e avevo paura di essere ripresa. Una delle mie preoccupazioni in partenza era il gran caldo, ma direi che quest' anno non abbiamo avuto problemi, anzi in alcuni punti della gara ho avuto anche freddo, tra pioggia e vento! Il percorso è molto bello, soprattutto la parte dolomitica centrale. In quanto al tempo sinceramente non so spiegarmelo. Sono veramente soddisfatta!”

Martina Chialvo Daniele Marangoni© Daniele Marangoni

RECOARO MARATHON
Partenza da Recoaro Terme alle ore 8, su un percorso di 42 km e 2700 m+.
Vittoria per il favorito, il marchigiano Giacomo Forconi, con una gara tutta di testa. All’Alpe  Campogrosso il trevigiano Marco Tramet  transitava appena a 1’, ma nella salita al Fraccaroli e i passaggi per le Tre Croci permettevano proprio a Forconi di costruire un distacco di quasi 20 minuti, 4h03’45” il suo tempo finale. Secondo Gianluca Pinton, grazie a un’ ottima seconda parte di gara, terzo Marco Tramet.
Tra le donne  Sabrina Bolis era protagonista nella prima parte del percorso ma veniva superata all’altezza del Rifugio Gingerino da Marta Cunico che andava a vincere in 5h24’25”, davanti alla Bolis (5h31’00”) e a Ilaria Zeni.

MONTEFALCONE HALF MARATHON
Partenza alle 9 a Recoaro su un percorso di 24 km 1500 m+.
Sfide “local” per la gara più corta del programma.
Tra gli uomini vittoria per Andrea Pozzer, seguito da Luca Marchioro e Christian Marini.
In campo femminile vittoria per Gaia Signorini, podio completato da Sara Lana e Viviana Longo.

LA MIA TRANS D’HAVET
Proprio in questi giorni festeggiavo i mie 30 anni di gare trail ed era giusto onorarli con una signora gara che finora stranamente non avevo mai corso, tenendo conto dell’amicizia che mi lega agli amici vicentini.
Trasferimento in bus da Valdagno a Piovene Rocchette, ci troviamo immersi nel Piovene Summer Festival, musica, balli, peccato che ci aspetti una bella sfacchinata e non è il caso di “allargarsi” troppo. Scambio quattro chiacchiere con i tanti amici al via e poi finalmente a mezzanotte si parte tra due ali di pubblico festante.
Prima salita al Summano, tante volte sentito nominare dagli amici vicentini, un “millino” di dislivello ma abbastanza agevole. Tutt’altro che  semplice la discesa dalle creste, è tecnica, ha tanti salti, in alcuni pezzi è esposta, ha degli strappi nervosi in salita, radici e sassi che sono bagnati.
La salita al Novegno è simile a quella del Summano, un po’ più aerea, peccato sia ancora buio e non si possa ammirare il paesaggio, segue una lunga discesa, la salita seguente al Monte Alba è corta ma cattivella. Nel frattempo ha iniziato a piovere, arrivo al Passo Xomo che sta diventando chiaro, breve salita di un km circa per arrivare alla Bocchetta Campiglia, dove inizia la “Strada delle 52 Gallerie” che avevo tanto sentito nominare ed ero curioso di vedere.

Una strada militare costruita durante la “Grande Guerra”, lunga poco più di 6 km con appunto 52 gallerie (alcune a forma elicoidale) tutta scavata a mezza costa. Devo dire che questo tratto mi ha emozionato sia per il paesaggio, sia per il pensiero di cosa sia stata nella storia del nostro paese, sia per la sofferenza che hanno provato i nostri connazionali per difendere i nostri territori.
Arrivati al Rifugio Papa, si scende subito sulla “Strada degli Eroi”, bella sterrata che ti permette di lasciar andare le gambe, l’ultimo tratto che porta a Pian delle Fugazze è invece su sentiero ripido immerso nella vegetazione. Al ristoro si uniscono la 83 km con la 42 km, è un mezzo schock, perché ero ormai abituato a godermi il silenzio e il paesaggio. Devo resettarmi,inizia un’ altra salita non lunga ma bella impegnativa, devo impormi di lasciar passare gli atleti della 42 km e salire con il mio ritmo. Un bel saliscendi porta poi  a Campogrosso, al quale segue un bel traverso in leggera salita che porta a Boale Fondi.

E qui inizia il tratto che più temevo, avendo già parecchi km nelle gambe, mi avevano parlato di una salita ostica. Tutto vero! Decisamente la salita più dura della gara, per arrivare alla Bocchetta la salita è bella in piedi e soprattutto è “ghiaiosa” quindi decisamente impegnativa, ma il paesaggio è unico.
Dopo la Bocchetta Fondi si sale ancora fino al Rifugio Fraccaroli ma la salita è decisamente più agevole. La discesa al Rifugio Scalorbi non è per nulla veloce, mentre il tratto seguente è un sentiero molto bello in discesa in cresta con due risalite. Per arrivare a Cima Marana, guardando l’altimetria sembra tutto semplice, invece ci sono tante brevi salite che ti usurano pian piano. E non è finita lì, perché la prima parte di discesa è veramente tosta, verticale, tecnica. Gli ultimi 7/8 km sono molto scorrevoli, si attraversano varie frazioni dove il tifo non manca, l’arrivo a Valdagno è emozionante perché il pubblico è numeroso e caloroso!
Da sottolineare la perfetta organizzazione dell’Ultrabericus Team, con balisaggio perfetto e tantissimi addetti del Soccorso Alpino sul percorso.

MATTEO MEGGIOLARO  (presidente dell’Ultrabericus Team):
Siamo decisamente soddisfatti della gara, abbiamo avuto una grande partecipazione nonostante il calendario sempre più fitto, superando le 800 presenze sulle tre distanze. Il meteo ha retto e ci ha regalato prestazioni di massimo livello sia sul tracciato ultra, dove i campioni italiani hanno sfiorato di poco i record del 2013, sia sulle distanze più brevi. Un successo che condividiamo con gli oltre 400 volontari sul percorso, che fino a tardi hanno presidiato la gara. Un ringraziamento speciale al Soccorso Alpino e alla Croce Rossa, protagonisti di un intervento praticamente in chiusura per la caduta di una scopa, a cui vanno i nostri migliori auguri di guarigione”.

Enrico Merlo

© Enrico Merlo