Testo di Cristian de Bortoli
A volte non va, come direbbe Cetto, puoi fare “qualunquelmente” cosa, ma semplicemente non va.
Lo capisci giorni prima quando il meteo non prevede nemmeno una nuvola in cielo. Abituato ad uragani e tempeste o quantomeno un’ininterrotta pioggia torrenziale, dov’è il tuo meteo da comfort zone?
Troppa quiete. Anche le mucche tramano contro di te, ruminanti e sornione con quello sguardo giudicante. La montagna complotta. La prima avvisaglia arriva giorni prima, quando leggi “mai sottovalutare il caldo della alpi svizzere ad agosto”, ma tu da scettico, passi oltre. Tremilacentoventinove chilometri per arrivare fin qui, di corsa non in auto, e trecentottantatre ore di allenamenti, ma chi ti può fermare? Kilian, spostati.
Considerando le lavatrici che hanno dovuto fare per tutta la tua roba sporca hai inquinato più di una petroliera che attraversa l’atlantico. Hai tutte le carte vincenti, non puoi sbagliare. Ed è così.
Fiesch, paesino svizzero di indubbia fama, ore 7.30 di venerdì 8 agosto. 280 anime circa ai blocchi di partenza. Oltre a te e un antico romano dotato di elmo e mantello (davvero pensa di fare tutta la gara in quelle condizioni?), il tuo compagno d’avventure con cui scambi commenti impertinenti sugli altri atleti e poi…LEI, la “megera”!
La seconda avvisaglia. Veterana “austro-ungarica” della competizione ultrasettantenne che pochi istanti prima del colpo di pistola ti sciorina, con prepotente elasticità mentale, un excursus non richiesto con tutte le difficoltà ed i punti impossibili da superare. Ignori e passi oltre. Se ce l’ha fatta lei. In fondo il menù è semplice, 160 km facili facili correndo intorno ad un ghiacciaio, dicono il più esteso delle alpi peraltro, altrimenti detto Aletsch, o quello che ne rimane. Beata ignoranza. 4 ponti sospesi a 200 mt sul vuoto e come dessert 10.150 mt di “salitelle” come le ha definite una tua “collega”.
Ma tu hai già lo sguardo oltre l’ostacolo. Niente e nessuno può fermarti. Il conto arriva subito, sotto forma di forno crematorio. L’ombra non esiste. Ci sono 28 gradi e scordatevi Dirndl e Lederhosen, qua si schiatta dal caldo! I top runner sono imburrati di crema solare che nemmeno li dovessero friggere nello strutto come le cotolette.

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Il primo ristoro ha le sembianze di un'oasi con le palme. E sono solo 15 km. Le cose non si mettono bene, ma le gambe girano, si tratta di resistere un po’ accumulare km e sopportare un po’ di calura. In fondo hai fatto ben di peggio. Al quarantesimo km hai un vantaggio di 2 ore sulla nonnina, ti galvanizzi, il superatleta che è in te si esalta. Realizzi che stai andando davvero forte. Al quarantacinquesimo km stai correndo accanto al maestoso ghiacciaio, momento topico della competizione, un po’ affaticato ma tutto sommato ancora bene, think positive. Sempre sul pezzo continua così!
300 metri dopo sei rigido come Ötzi, iniziano i crampi e tutto svanisce. Non serve wikipedia ad insegnarti cos’è il sartorio, ci pensano le stilettate che non ti permettono di avanzare, cerchi di allungarlo allargando le gambe come una ballerina del Bol'šoj e ti parte il controcrampo al vasto laterale. Oh Signur! Ti contorci come fossi posseduto e gli altri concorrenti ti guardano e ti superano schifati, manco fossi contagioso.
Inizi a credere che la nonna-avversaria abbia una bambolina voodoo con le tue sembianze e stia infilando ghignante aghi nelle tue gambe. Acuta e Atroce.
La vista però eccelle. Sei ad oltre 2600 mt e sta per arrivare la sera. Ti perdi a guardare le pozze d’acqua blu nel ghiaccio immaginandoti un dolce bagnetto, perdendoti nell’infinito. Che natura meravigliosa, in fondo può andare solo meglio.Ti riprendi. Qualcosa però ancora non funziona.
Terza avvisaglia. La tua metodica precisione svizzera nella pianificazione e nel consumo dei 70 gel che ti sei portato dietro si inceppa. Non apprezzi più il gusto “fragola e limetta” (come da traduzione sul sito del prodotto) che ti era tanto caro. Inizi prima a saltarne qualcuno. Poi a disprezzarne anche solo l’idea.
Alla stazione del cinquantesimo ad attenderti c’è tutto il tuo team. Mentalità positiva, domande giuste, sorrisi preconfezionati. Hanno studiato sono preparati, Kilian la sento la tua invidia!
Evitano di dirti che l’arzilla sta recuperando terreno. Il morale deve rimanere alto. Ti servono come fossi un cliente di un resort 5 stelle. Tu steso sul triclinio a banchettare e spiluccare granelli d’uva in onore al romano che hai visto la mattina. In realtà non puoi assumere altre posizioni senza che ti partano atroci dolori. Doveva trattarsi di un pit-stop veloce e si trasforma in un banchetto di 45minuti ad hot dog e maionese. Fatichi a rialzarti. Nemmeno questo aiuta. Stai andando a picco. Lo sai, la tua mente lo sa, la consapevolezza si fa strada.
Ancora 10 km e il tuo stomaco si allinea con le idee malsane del tuo cervello. Si ribella. Ma il tuo team ha ancora una freccia al suo arco. Al settantaseiesimo km ti affiancherà una pacer che correrà con te per 50 km spronandoti ed aiutandoti. Instillandoti fiducia e positività. Ma anche la vecchietta ha ancora un colpo in canna. Pianta lo spillo definitivo, stavolta sul tuo stomaco. L’esorcista avrebbe fatto meno danni.
Quando arriva il momento in cui il pacer può iniziare ad affiancarti ormai hai la carnagione di un irlandese a Jesolo il primo giugno. Dentro di te sai che sei fottuto. Game over. E lo sa anche il pacer, che cerca di trascinarti iniettandoti morfina virtuale, cantando e dicendoti cose smielate e inverosimili del tipo che “stai andando bene” quando ti sei seduto per la diciottesima volta in una salita di 280 metri.
La megera sorride quando ti raggiunge, lei lo sapeva. Ghigno, sorpasso e arrivederci!
Arrivi alla aid station del centoseiesimo e sei una pezza. Vorresti una tavola imbandita di Plasil e Peridon. Ma non c’è nulla di così succulento ad aspettarti. Sono le sei di mattino, avevi appena finito una notte intera tra minacciosi cani da gregge a cui rispondevi con ululati da lupo del vomito. In fondo vi capivate pure ed il peggio era passato. Un’altra splendida giornata di sole ti attendeva. Cocente.
Il tuo team lo sa, non ti sprona nemmeno a continuare, ti guarda come le mucca di cui sopra e ti dice che il gioco finisce qui. Grazie SwissAlps100, vorrei dire arrivederci… ma anche no. Chapeau alla megera.

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