Fabio mi fai una domanda proprio difficile.
è verissimo quello che dici. Il percorso della Western States fa schifo rispetto ai sentieri che fanno il giro del Monte Bianco o a quelli che ti fanno scoprire le Dolomiti. Non c'è proprio confronto: i nostri sono mille volte più belli. I panorami che si possono vedere dalla cima di una qualsiasi montagna delle Alpi ti mozzano il fiato. Marco Olmo il giorno dopo la WS del 2009 mi aveva (bonariamente ma nemmeno troppo, sai come è fatto lui

) rimproverato dicendomi che gli era sembrato di correre "dentro ad un tubo"!
Però l'America... non so, forse è perchè siamo cresciuti con i sogni che ha sfornato Hollywood. A me basta vedere una foto della Pacific Coast Highway (la strada che da Los Angeles porta a San Francisco), per immaginarmi su una cabrio con lo stereo che suona, oppure mentre corro sul bordo della strada mentre l'Oceano si inghiotte il sole che tramonta.

Pacifi Coast Highway 1
O forse è la capacità degli Americani, un popolo senza molta storia (almeno nei nostri confronti), che sanno inventare delle storie fantastiche. Ecco, io per ogni singolo metro della WS non sono riuscito a fare a meno di pensare alla storia di quella gara, a Gordy Ainsleigh che il 3 agosto del 1974 si è presentato sulla linea di partenza, lui bipede assieme a 298 cavalli

Gordy

Leosorry
Vedi le due foto: anche adesso che le riguardo non posso non pensare che sono passati 36 anni, ma davanti a Cougar Rock (la roccia che si vede sullo sfondo) io ho sentito ancora la presenza di Gordy. In quel momento se sovrapponi le due immagini siamo "identici", stesso piede sinistro che spinge per salire, qualcosa nella mano destra.
Ecco, forse la differenza è qui. Quali altre gare possono vantare una nascita così leggendaria?
Poi l'altra differenza la fanno i loro campioni.
Scott Jurek è un uomo di una profondità non comune. Tutti quelli che lo conoscono rimangono colpiti dal suo sguardo da bambino e allo stesso tempo dalla profondità e dal dolore che ha dentro, con cui spesso deve fare i conti... Lui al College era chiamato "The Jerker", "lo sconfitto", se vuoi "lo sfigato perdente". Sua madre ammalata di Sclerosi Multipla e lui ragazzino che studia fisioterapia per aiutarla e alleviare il suo dolore. Lui che si faceva crescere i capelli lunghi non per imitare le rock star, ma per poterli tagliare e donarli ad una fondazione che faceva parrucche per bambini sotto chemioterapia. Un ragazzo capace di fare casino fino a mezzanotte attorno ad un fuoco con una birra in mano e il giorno dopo, con 150 km già nelle gambe, scavare dentro sè stesso, nel suo dolore, alla ricerca di quel "qualcosa in più" che lo faceva andare un "po più in là". Un mito....
Geoff Roes, potete leggerlo nel penultimo post del suo blog, ancora oggi, a distanza di cinque mesi, non riesce a non pensare a che atleta formidabile sia Kilian Jornet, a quanto sia incredibilmente dotato Tony Krupicka. Eppure è lui ad averli battuti entrambi, ma sembra non riuscire a capacitarsene. Lo ammiro per questo, è un suo lato che me lo rende davvero "vicino".
E Tony... beh Tony è un pazzo. Lui incarna il sogno. Il sogno di poter correre duecentocinquanta km a settimana per mesi e mesi di seguito, inseguendo cosa? un tramonto, o un'alba su una montagna. Un sentiero non ancora calpestato, il desiderio di una vita diversa.
Poi è chiaro che i "realisti" (me compreso) ti fanno notare che così ti infortuni, che questo non è un modo "sano" di correre... però il sogno rimane intatto, la scommessa di Krupicka di vivere la corsa così è qualcosa di "titanico". Perderà le gare, passerà mesi infortunato, però lascerà un segno. Un po' come Villeneuve nella F1: ha vinto poco o niente, ma faceva divertire i tifosi. Anzi faceva qualcosa di più di farli divertire, li faceva sognare. Stessa cosa Tony: quando corre non sembra stia correndo, sembra stia scrivendo un libro o raccontando una storia. Come Steve "Pre" Prefontaine che con le sue scarpette da corsa sull'anello rosso cercava di "dipingere un'opera d'arte".
Passando ad un piano "religioso" (scusate le eresie) mi sembra che Tony abbia scelto il modo migliore di rendere grazie a Dio per il "Dono" che ha ricevuto: anzichè centellinarlo e trarne il massimo profitto, lo usa e lo spande a piene mani. Per non arrivare un giorno al cospetto del Creatore e dover ammettere a capo chino di non averlo usato fino in fondo....
ATTENZIONE:
Le mie frasi prendetele per quello che sono, un vaneggiamento del venerdì mattina
