a parte il cubo, che forse ha pisciato un pò fuori dal vaso...
isf/giacometti si smazza/ano, lavorano, fanno, magari in modo un pò “artigianale”, ma mettono in piedi, creano rumore, comunicazione, e soprattutto mettono insieme atleti forti, forse non rappresentativi totalmente del “world field”, tuttavia un bel bunch di campioni, che corrono per un titolo di skyrunning® (che è ben altro che l’atletica leggera)...
itra/poletti si smazza/ano da qualche anno, magari rubacchiano un software di calcolo disponibile precedentemente come open source, in più siccome non possono difendere legalmente il marchio ultra-trail®, ti ribaltano la frittata con il ricatto dei punti... tuttavia così come a chamonix, anche a cortina a fine giugno per una ultra xl c’è una rappresentativa di valori mondiali, frutto di un lungo “lavoro”...
sotto la parola “trail” si possono comprendere infinite cose, dal “cross e corsa in montagna con distanza superiore alla maratona” del regolamento IUTA, alle fiasp collinari, alle campestri fidal, alla corsa in montagna fidal (che pone dei limiti MASSIMI di distanza, quota e dislivello), allo skyrunning (che invece pone dei limiti MINIMI di distanza, quota e dislivello)... da qui un mondo complesso, fatto di atleti in cerca di prestazione, da uomini che diversamente combattono il drago, da appassionati che scendono dalla montagna per essere più leggeri e fare più strada, da podisti che si sono rotti le balle di cronometro bitume e tessera, comunque da gente in cerca di misurarsi con se stessa in un ambiente più o meno “ostile”, con un numero sulla pancia ed un cronometro che corre...
ci sono aziende che ci credono, investono, certo anche e ovviamente per tornaconto imprenditoriale, e che proprio per questo sanno cogliere al meglio le tendenze, il pensiero, lo “spirito”...
a ognuno il suo, e forse è giusto e bello che resti l’anarchia, (ha scritto bene biglux nella prima pagina di questo thread)... in fin dei conti tutti sanno cosa sono la maratona di boston o quella di new york, ma credo che in pochi sappiano (io no) dove si corrono i “mondiali” di maratona quest’anno...
poi però arriva qualcuno che dice “noi siamo gli unti dal signore”...
e allora mi piace ricordare qualche topic passato
http://www.spiritotrail.it/forum/viewto ... f=7&t=6174
roba di un paio d’anni fa...
e anche quello che scrissi a conclusione di uno scambio epistolare con IUTA, quando nell’autunno del 2012 si chiuse la decisione per la tdh 2013 campionato europeo ultra skymarathon ISF, pensando che fosse una buona occasione per “farci le ossa” con un appuntamento importante in vista dei mondiali IAU 2014, e passando invece per “i grandi traditori”, a causa dei quali IUTA RITIRO' UNILATERALMENTE LA CANDIDATURA TDH...
Stefano, Gregorio,
al momento potrei dirvi semplicemente tdh 2013 no fidal punto, saluti, e non è una questione di litigi o riconciliazioni, e nemmeno di capacità o incapacità di rispondere a determinati requisiti.
Ma siccome non si tratta solo di fare o non fare un mondiale, siccome fin dall’inizio ho accettato il vostro invito perchè pensavo di poter dare un contributo al movimento, siccome vi ho detto, e abbiamo condiviso, che bisognava proporre una gara tale da essere veramente rappresentativa del mondo trail, devo essere un pò più prolisso, anche se molte di queste cose le sto ripetendo inascoltato da più di un anno.
Il mondo del trail è complesso, sale dalla strada ma scende anche molto dalla montagna, per sua natura ed essenza è libero da schemi, numeri, cronometri, regolamenti e tessere. La gente esce dall’asfalto e imbocca il sentiero proprio perchè, oltre a non poterne più di fare sacrifici enormi per guadagnare due miseri minuti sulla maratona, ne ha abbastanza di scorrere una pagina di regolamento prima di capire i criteri di ammissibilità e comincia a non accettare di pagare cinquanta euro, e magari altri sette se non ha la tessera, per quattro ore di gara e un paio di spugnaggi.
Qual’è lo scopo della iuta? mi par di capire coordinare il movimento, e magari portarlo sotto l’ala di mamma fidal, alla quale, per inciso, non capendone le potenzialità e non avendone la cultura, del trail non gliene può fregare di meno, ma quand’anche gliene fregasse qualcosa, con i metodi che sta adottando non andrà da nessuna parte e la gente continuerà a correre per i fatti propri.
Ricordo di aver corso la prima maratona nel duemila, a Venezia, e di tessere, cartellini ed altre menate non c’era l’ombra, poi crescendo i numeri la fidal ha finalmente acquisito una certa quantità di tesserati ed è arrivata a poter pretendere anche i cartellini giornalieri, ma solo dopo un certo tempo e con un certo numero di praticanti, peraltro ora in calo in parecchie specialità, e con parecchi mugugni dopo l’ultimo aumento del cartellino giornaliero a sette euro.
Con il trail è uguale, l’ho detto a tutti un milione di volte, e aggiungiamoci pure che per i trail runners la cosiddetta libertà è una questione di vita, di stile, di filosofia, a tutti i livelli, dai tapascioni ai top: Krupicka e Jones vivono sei mesi all’anno dormendo nel bagagliaio di un pickup e girando in cerca di montagne e sentieri, e di cosa sia usa track and field o atra non ne sanno nulla e nulla ne vogliono sapere.
Alla trans d’havet ho dovuto lasciare a casa due ventunenni danesi perchè non capivano cosa vuol dire essere tesserati o liberi e peggio non si capacitavano del fatto che da tesserati a 21 anni potevano partecipare ma da liberi no. Ho avuto più di qualcuno che mi ha detto “ti ho dato la tessera fidal perchè ce l’ho per fare le maratone, ma per cortesia segnami con il team o gruppo o società trail di appartenenza”.
Sono piccoli dettagli, ma quando vi ho chiesto di fare un regolamento apposito “sperimentale” per la tdh 2012, di mettere il cartellino a 3 euro, il solo costo dell’assicurazione, di aprire indistintamente a tutti dai vent’anni in su, tessere eps comprese, per semplificare le cose e non far “pesare” la presenza della fidal, niet. Nota di colore: quando alla partenza stavo per organizzare il canonico coro con il conto alla rovescia e musica di sottofondo, come è prassi nel trail, i giudici mi hanno fermato perchè si parte con bandierina a scacchi pronti attenti e sparo. Non che la cosa mi abbia turbato più di tanto, è un dettaglio insignificante, appunto, ma il commento più simpatico l’ho trovato su un blog: ”alla fine partiamo allo sparo di un archibugio che nello scuro della notte fa mezzo metro di fiammata: davvero è una gara sui sentieri della grande guerra, perfino i fucili della Strafexpedition hanno riesumato! “.
C’è poco da fare, la fidal questo mondo non lo conosce proprio, e della fidal il popolo del trail non ne vuole sapere, meno che meno quando si parla di tessere e cartellini.
Leggo nel regolamento di ultramaratona che “le gare di cross, corsa in montagna e su strade non asfaltate con distanze superiori alla maratona” sono definite dalla iuta come “ultra trail”. Ottimo, normatevi la corsa in montagna e i cross su lunghe distanza, il trail è un’altra cosa.
Se l’obiettivo è quello di dare una regolmentazione per far crescere il movimento, magari sotto l’egida della fidal che è ben strutturata, bisogna farlo mirando a cogliere l’essenza del trail, in modo semplice, facile, senza complicazioni burocratiche e che sia un servizio, per i concorrenti e per gli organizzatori, come? semplicissimo:
a) regolamento apposito, contenuto in massimo tre fogli A4, quello della uisp un pò asciugato potrebbe essere un buon punto di partenza, senza riferimenti a norme generali e regole federali tipo canotta sociale et similia; b) affiliazione di società che fanno solo trail gratuita o quasi; c) ammissione di tutti gli atleti dai diciotto anni in su; d) valide tutte le tessere fidal e eps senza distinzione di categoria e di età, e per i liberi certificato e tre euro di assicurazione; e) verifica tecnica preventiva del tracciato su carta, della rete logistica e della rete di soccorso; f) rimborso spese a un giudice solo; g) niente tasse gara; h) calendario unico senza distinzione di regionale, nazionale o internazionale nè limite alcuno di partecipazione.
Risultato? tempo due anni e tutte le varie uisp, aics, csi, asi, csen e compagnia bella spariscono, perchè diventa molto più semplice stare con la fidal, il calendario fidal sarà il più autorevole sulla piazza e la fidal avrà fatto suo il movimento.
Utopia? a veder bene nemmeno tanto, soprattutto dopo le prime parole del neoeletto presidente: “quella che considero la priorità assoluta: incontrare gli atleti, dar loro il segno che saranno al centro di ogni progetto”, ovvero guardare alla realtà ed alle aspettative di chi lo sport lo pratica.
Fattibilità? solo se la fidal delega in toto la gestione della faccenda ad un ristrettissimo gruppo di gente che ne capisce qualcosa e che risponde direttamente al consiglio e al presidente, senza passare attraverso i mille rivoli della burocrazia federale sia romana che locale; al contrario se si va avanti con iuta che cerca di infilare pezzettini di regolamento qua e là di soppiatto, mendicando una presenza, pensando di utilizzare ed imporre un modello organizzativo che è strutturato per altre specialità, altri numeri ed altre caratteristiche, beh, c’è chi è anni luce avanti, che a buona ragione continuerà per la sua strada e ho come l’impressione che la iuta e la fidal non caveranno il ragno dal buco.
Questo è quanto mi viene dopo un anno di esperienza fidal con la tdh 2012.
E i mondiali? e la iau? navighiamo nelle stesse acque.
La lezione di connemara non è bastata alla iau o hanno gli occhi foderati di prosciutto?
Capisco che la definizione di trail running possa avere sfaccettature diverse nelle varie nazioni, che nel mondo anglosassone vadano pazzi per il fellcross, ma cosa sia un utmb, un cro, una western states endurance run, una hardrock, un gran trail valdigne, una grande course des templiers, una lavaredo, una zugspitz ultra lo sanno o no? Non si sono mica chiesti come mai ai mondiali non c’erano Kilian Jornet piuttosto che Anton Krupicka, non c’erano Miguel Heras nè Sebastien Chaigneau nè Michael Wardian piuttosto che Scott Jurek, non c’erano Lizzy Hawker, nè Krissy Moehl, nè Ellie Greenwood, solo per citarne alcuni, e di questi anche molti polivalenti e non certo montanari? E sì che il sito di duv statistik lo consulteranno ben anche loro, o no?
Evidentemente no se hanno scelto cinque giri in un’isola piatta del Galles e mi hanno chiesto se era possibile mettere dell’illuminazione sul sentiero delle greste.
C’è un problema di non conoscenza, e possiamo anche concedere la provenienza culturale dalla corsa su strada, ma c’è anche e di nuovo un voler applicare schemi consolidati di specialità che hanno un numero di praticanti, strutture associative e caratteristiche tecniche ben diverse, ad un movimento che in queste strutture non si riconosce e che da queste strutture non è riconosciuto. C’è un voler adattare regolamenti ed approcci da prestazione stradale ad uno sport che con la strada nulla ha a che vedere, e non tanto perchè sia diverso il tipo di corsa, quanto perchè sulla strada l’obiettivo assoluto è il tempo, e l’atleta nudo alla meta deve essere messo nelle condizioni di esprimere il massimo della sua sola potenzialità fisica, mentre nel trail i fattori ambientali sono rilevanti e fanno parte del gioco, dove vince non solo chi è fisicamente più forte, ma anche chi sa interpretare e gestire meglio il terreno, le difficoltà tecniche, le avversità atmosferiche, l’orientamento, chi, in ultima analisi, sa grattarsela da solo in un ambiente che può esssere anche ostile.
Bene ha fatto la iuta quest’anno, ricordo una lunga telefonata con Stefano, ad ammettere ai titoli italiani tutti gli atleti indiendentemente dal tesseramento, per un semplice motivo di rappresentatività e cioè essere il campionato di tutti gli italiani; allo stesso modo il mondiale iau non avrà mai rappresentatività fino a quando non aprirà le porte a tutti gli atleti del mondo.
A mio modo di vedere le cose il mondiale per essere tale dovrà essere la tdh integrale (o qualsiasi altro trail equivalente), per avere finalmente un percorso degno del nome ultra trail, dovrà essere assolutamente open, perchè il pastore che tutte le mattine porta di corsa le bestie all’alpeggio deve potersi iscrivere e se vince è lui il migliore, il campione del mondo, e magari assegnare alle squadre federali il solo titolo per nazioni in modo da valorizzarlo molto di più. Solo così si potranno avere alla partenza tutti i migliori atleti e il mondiale potrà essere veramente rappresentativo; in caso contrario il gioco, mi spiace, non vale la candela. Non la vale per le premesse con cui abbiamo dato inizio al progetto e tantomeno la vale se sono fondamentali certi requisiti puramente formali che ben poco hanno a che vedere con la sostanza delle cose.
Utopie? Vaneggiamenti? O lucida visione di come va il mondo? Se quelli della iau ci capissero qualcosa avrebbero il mondiale 2014 già servito e garantito, sito internet, cartografia, regolamento, istruzioni e tutto, dalla prossima settimana anche in inglese, e invece sono là che tirano bestemmie perchè dal Galles non hanno notizie e l’incubo del flop avanza, e ancora si fanno le pippe con la tdh notturna e troppo lunga.
A me piace volare alto e guardare lontano, mi interessa un mondiale che sia veramente tale nella sostanza, indipendentemente dalle etichette che ci si mettono sopra; delle mezze misure, peraltro invendibili, non so cosa farmene.
Aspettare gli eventi oggi non costa nulla, le cose evolvono molto rapidamente, il ritiro di un parere basato sul (presunto, la tdh è già stata omologata) mancato rispetto di un requisito formale potrebbe essere debole sul piano delle motivazioni, soprattutto se a fronte di fattualità invece concrete.
Il sito della tdh riporta “race info opening 15.12.2012”.
I primi ci impiegheranno nove ore.
A Dirk Strumane risponderò, a titolo personale, che per ora la tdh non si tocca, che da qui al 2014 c’è tutto il tempo che si vuole e che ci risentiamo dopo il Galles e dopo il 28.07.2013, saremo ben lieti di ospitare un osservatore fidal, un osservatore iuta e un osservatore iau.
Cordialità
Enrico
antiquariato... ma ho come l’impressione che poco sia cambiato... anche se per fortuna gli organizzatori di annecy si sono rifiutati categoricamente di fare una gara a circuito...