Ogni gara è un'avventura che non risolvi con quattro gel nel taschino, ma devi saperti alimentare.
Ogni volta è una partenza gloriosa, che solo di quella, soprattutto se di notte, te ne porti il ricordo per anni.
Ogni salita è una sofferenza dove come per magia crei quel contatto con i compagni, che è possibile perché non corri ovviamente, e impossibile per chi divora asfalto.
E l'arrivo tutto per te, dove lo mettiamo ? Ma li avete visti gli arrivi delle maratone, cinquanta concorrenti in cinquanta metri?
Comunque è un atteggiamento frequente quello dello stradista a cui non scocca la "scintilla", che non riesce a immergersi in quel "tutto" fatto di verde, cielo, roccia e radici affioranti, che nella discesa a rotta di collo vede solo il pericolo e non il piacere, non consapevole che passati i primi mesi le storte rimarranno un ricordo che fa parte della gavetta di ognuno.
Ma vaglielo a spiegare ai bitumisti che ci provano a fare trail e poi tornano indietro questa sofferenza, queste salite infinite, i fulmini sulla testa, insomma questa incertezza di tagliare il traguardo, a loro sconosciuta, loro che vivono in quel loro mondo fatto di certezze, tabelle, ripetute e limate un minuto qua e un minuto là!
E a coloro che ci diranno "io ho fatto 13 maratone quest'anno", noi trail runner diremo "e a me Zeus e le sue saette sul Summano mi hanno fatto un baffo"!