E’ una contraddizione in termini, ma tutti sappiamo che se non vivessimo in questo periodo(crisi a parte),nessuno di noi praticherebbe il trail.
Lo svolgimento della nostra disciplina sportiva, si lega a filo doppio, con il territorio e con le vie di comunicazione costruite dall’uomo nel corso dei secoli.
Ho constatato, che secondo il grado di benessere degli abitanti di un territorio, variano gradualmente le condizioni di strade e sentieri. Bellissimi itinerari e vie di comunicazione, usate per secoli da viandanti, commercianti, pellegrini, eserciti e “malandrini”, vengono distrutti, interrotti e di conseguenza abbandonati.
In genere vengono tagliati per costruire , moderne vie di comunicazione, nastri d’asfalto che sono una vera spina nel fianco per noi trailer.
Ma anche lontani, da queste grandi superstrade, i sentieri vengono abbandonati. I vecchi contadini non ci sono più, o quasi e la moderna agricoltura ha bisogno di strutture viarie sicure che sopportino i pesi dei grandi mezzi da lavoro ed i loro carichi.
La raccolta dello strame e della piccola legna da ardere dal bosco, non viene più effettuata, causando l’abbandono, di molti sentieri.
Il benessere fa si che cambino i sistemi di riscaldamento, a volte in modo più ecologico, ma molte altre, solamente perché la disponibilità di denaro ti permette di comperare la legna da ardere,che generalmente, arriva dai paesi più poveri dell’est europa, dove la fame di denaro spinge gli abitanti a svendere le proprie foreste senza dei piani di reimpianto.
I nostri boschi, soffrono quindi dell’abbandono da parte degli abitanti della montagna. Le radure, molto importanti per la biodiversità, vengono soffocate dal crescere incontrollato del bosco.
Nel corso di un secolo, si è passati da un eccessivo sfruttamento della montagna (dal punto di vista rurale), ad un quasi totale abbandono.
Per complicare il tutto, nelle aree montane pregiate (dal punto di vista naturalistico ed economico), l’impatto turistico, in particolare invernale, acuisce i problemi.
Per tornare a noi trailer, tracciare un itinerario, anche solo per un allenamento, diventa un impresa ardua. Concilia con nostro spirito di avventurieri, ma molte volte ti porta a pensare se ha questo possano esserci delle soluzioni.
A mio parere non è corretto, costruire ed aprire nuovi sentieri, o piste ciclabili, si rientra nella logica di fagocitare ambiente, a scopo turistico. Ma ricercare e riaprire vecchie vie e sentieri, con il minimo impatto ambientale, è una cosa da tener presente e suggerire alla nostre amministrazioni.
Il più delle volte è sufficiente, tener sgombri i sentieri dagli alberi caduti, evitando così il rimboscamento.
Scusate se vi ho reso partecipi delle mie meditazioni durante gli allenamenti, so benissimo, che questo è un argomento molto ampio, complesso e dalle tante sfaccettature, solo in parte sfiorate da questo mio pensiero.
Un saluto a tutti.