Andando sul personale non si rischia di essere contraddetti...
In poche righe la mia storia sulle corse lunghe (voi soliti non cominciate a ridere che ritiro fuori la storia del Klondike di Paperone...)
Da ragazzo (quasi bimbo) facevo le 12 km dove capitava, adolescente mi sono posto l'obiettivo di arrivare alla maratona e, non avendo nessuna informazione sul come, pensai di incrementare di 10km all'anno le distanze (passare alle 20, poi alle 30 e infine 42). Intorno ai 17 anni (ero sui 20/30km) dovetti smettere per problemi ortopedici e di studio. Sui 20-21 anni ripresi, arrivai dopo qualche anno alla mia prima maratona ma fu una "cottura" di 4h:12', fatta senza sapere a cosa andavo incontro (finita barcollando), ma comunque di lì a poco completai anche una 55km con onore. Nel frattempo avevo cominciato a leggere libri sulla corsa e metodiche di allenamento e, affinando pian piano il metodo attraverso lo studio e la pratica, arrivai finalmente nel '90 a fare il mio personale (per me soddisfacente) sui 42. Nello stesso periodo, stanco di correre sull'asfalto, cominciai a dedicarmi solo alla corsa in montagna seguendo amici con la stessa passione, naturalmente senza nessuno che mi spiegasse qualcosa, ne' sull'allenamento ne' altro. Le scarpe erano quelle stradali eventualmente modificate per migliorare il grip ©

, pantaloncini e canottiera e d'inverno felpa e maglia di lana. Niente zaini o marsupi attrezzati, gps, idrozaino, barrette, ecc. ecc; solo la conoscenza del territorio per trovare l'acqua, fragole e lamponi (se c'erano) per le emergenze e niente altro. Prima della partenza si doveva valutare attentamente le condizioni del tempo e la sua evoluzione perché non c'era modo di portarsi altri indumenti se non quelli indossati; se in alto arrivava il temporale si trovava riparo, se il riparo era una semplice frasca ci si toglievano le maglie per tenerle asciutte e rimetterle quando cessava e se faceva troppo freddo l'unica soluzione era di accelerare per scaldarsi. Se il riparo non lo si trovava la si prendeva come si era, grandinate comprese e punto. Il programma di allenamento me lo sono sempre dovuto fare, basandomi su quello che avevo imparato leggendo e con l'esperienza.
Bene o male siamo tutti sopravvissuti e la passione, se occorre, è anche aumentata perché si è sommata anche la consapevolezza. Ora, per fortuna, c'è internet e ci sono i forum, le informazioni corrono più veloci delle gambe (ma non sempre è un bene), la tecnologia ci ha permesso di ridurre i rischi e aumentare notevolmente l'autonomia e le distanze. Quello che però la tecnologia e internet non potranno mai sostituire è l'esperienza, che è la somma di tante ma tante batoste prese sul groppone ma sono proprio queste batoste che rendono le persone (e i trailer) grandi.
Quindi noi "vecchi" siamo qui ben felici di dare consigli ma il primo consiglio è proprio quello di correre, correre, correre...
E non ci sono scorciatoie.