FRANCESCO PUPPI PARLA DELLA SUA CCC E DEL SUO FUTURO

A cura di Maurizio Scilla

Per Francesco Puppi questo è l’anno della definitiva consacrazione a livello mondiale con il passaggio nel mondo ultra. Vittoria all’esordio alla Canyons 100 K negli States nel mese di aprile e primo gradino del podio alla CCC con una gara semplicemente perfetta, sempre al comando. La gioia e la soddisfazione di noi italiani di rivedere i colori azzurri al primo posto in una gara delle Finals. In questa intervista ci parla della sua gara, dei suoi programmi futuri e della Pro Trail Runners Association.

 

Sei contento della gestione “gara”, dall’esterno è sembrata perfetta.

Sono decisamente contento della gestione della gara, credo sia stata una delle migliori che abbia mai fatto, forse anche migliore rispetto a Canyons e alle precedenti Finals dell'UTMB, cioè alle due OCC del 2023-2024. Mi sono sentito molto di più in controllo, questo non significa che non ci siano stati momenti più complicati o più di fatica, però ho sentito di poter in larga misura controllare la gara, le sensazioni, le mie energie e la gestione.

L’attacco senza pit stop a Champex l’avevi studiato o è stato improvvisato al momento?

L'attacco che ho fatto dopo Champex non è stato pianificato, ma è stata una decisione che ho preso al momento, perché avendo guadagnato qualche secondo alla aid station mi son detto che forse era il momento di provarci. Nel tratto in salita stavo bene, conoscevo quel tratto di gara e ho semplicemente cercato di correre bene, senza forzare, ma cercando di muovermi il più rapido possibile. In effetti ho fatto due o tre chilometri belli sostenuti  e anche la salita verso Bovine, così ho accumulato un bel vantaggio su David Sinclair, è stata un po' la mossa che ha deciso la gara.


Alla vigilia della gara quale avversario temevi di più?

David Sinclair, un po' per il suo palmares, per i risultati dello scorso anno e anche quelli di quest'anno. Avevo visto come si era allenato nell'ultimo periodo su Strava, aveva provato tutto il percorso, aveva fatto degli allenamenti abbastanza impressionanti che io stesso comunque farei fatica a fare, quindi era veramente in forma,  l'unica incognita era un po' la tenuta su una gara da 10 ore, perché come me non è ancora espertissimo su queste durate di gara. Direi che  è più esperto su gare da 5-7 ore, da sottolineare  anche la sua capacità di performare su percorsi con tanto dislivello, era l'avversario che sicuramente temevo di più. Poi Eli Hemming, però avevo comunque dei dubbi sulla sua tenuta dopo 6-7 ore. Infatti poi il risultato ha confermato un po' questi miei dubbi. Per quanto riguarda gli altri non è che non li considerassi, però nell'equilibrio generale della gara pensavo di poter essere superiore. Non mi aspettavo sinceramente Drew Holmen  così avanti  e con un finale di gara così forte, perché comunque le ultime due ore le ha corse più forte di me. Aveva un gap talmente ampio che non è riuscito a chiudere il buco, però bisogna dire che da Vallorcine all'arrivo ha corso più veloce di me. 

Se ti chiedo un momento flash della CCC cosa ti viene in mente?

Mi viene in mente l'abbraccio con Rita alla aid station di Vallorcine, è stato forse il momento più faticoso della gara, perché ho fatto un po' fatica nella discesa da Les Tseppes verso Vallorcine, che viene dopo una salita molto molto ripida dopo Trient. Ero stanco, quando sei a Vallorcine ti sembra quasi di essere vicino a Chamonix, perché sai che facendo la strada in fondo sono pochi chilometri, però mancano tre salite che sono tutte quante un po' diverse, molto impegnative, e anche le relative discese. E’ una parte di percorso molto insidiosa, perché uno si sente all'arrivo, ma in realtà non è ancora arrivato proprio per niente, in più il tempo stava cambiando,  stava iniziando a far freddo e a piovere, e quindi è stato un momento anche un po' delicato, e così mi sono fermato tre secondi per dare un abbraccio a Rita.

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©UTMB 

Ti aspettavi di far registrare questo crono (10h06’02”), secondo tempo di sempre dietro solo al 9h53’02” di Petter Engdahl?

C'è da dire che il percorso è leggermente diverso rispetto a quello di Petter Engdahl del 2022, mi pare.  Il tracciato è stato esattamente uguale nelle ultime tre edizioni compresa questa,  quindi rispetto agli ultimi vincitori Jonathan Albon e Hayden Hawks ho corso più forte, quindi si può considerare la miglior performance su questo percorso. Rispetto a Petter Engdahl ho visto che fino a Trient il percorso dovrebbe essere uguale a quello del 2022, fino a lì ho corso un minuto più forte di lui, a Vallorcine invece ero dietro forse di un paio di minuti. Il tratto da Vallorcine all'arrivo è diverso, praticamente io perdo 13 minuti rispetto a Engdahl, quindi probabilmente il suo percorso è leggermente più veloce. E’ anche probabile che lui abbia finito un po' meglio di me, però le due performance non sono esattamente confrontabili, comunque rimane tecnicamente il secondo tempo di sempre sulla CCC.

Mi pare fossi l'unico fra i top runner a non usare i bastoncini. Pensi che i vantaggi derivanti dal loro utilizzo siano spesso sopravvalutati dai trailer?

Non ero l'unico perché anche Drew Holmen che ha finito terzo, ha dimostrato che è sicuramente possibile correre forte senza bastoncini. Come l'aveva dimostrato anche Hayden Hawks con le sue due vittorie del 2017-2024. Io non sono abituato ad utilizzare i bastoncini quindi non li uso, non li userò neanche ai mondiali,  penso che bisogna un po' staccarsi dalla visione dei bastoncini adatti per certi tipi di percorso, ma più bastoncini adatti per un certo tipo di atleta, perché se non si è in grado di usarli o se  non se ne trae beneficio è inutile usarli anche se è un percorso duro e tecnico.
Il percorso della CCC secondo me non è particolarmente duro né tecnico, tranne un po' il finale, quindi mi sono trovato bene senza e non cambierei niente della mia strategia e della mia scelta, anche perché ho corso il 99% del percorso. Sull'ultima salita ho fatto qualche tratto camminando, perché è abbastanza tecnica, ci sono rocce da scavalcare, comunque ostacoli sul sentiero che non è proprio liscio, quindi dal punto di vista energetico ti conviene camminare e non saltare, però per il resto ho corso tutto, ogni pendenza, quindi i bastoncini secondo me non mi sarebbero serviti. 

Pensando al futuro a breve termine, ai Mondiali di Canfranc, visto il percorso super tecnico chi vedi come favoriti sul “Long Trail”?

Il percorso è tecnico, ma secondo me su una distanza di 82 km con 5600 metri di dislivello, tempo previsto di gara attorno alle 9 ore, gli atleti più abili su terreni tecnici potrebbero trovarsi un po' in vantaggio, ma in ogni caso nell'economia generale della gara secondo me alla fine emergeranno gli atleti più forti. Se un atleta riesce ad avvantaggiarsi un po' nella prima parte perché è più abile sul tecnico, poi a lungo andare, soprattutto dopo 50 e più chilometri, bisogna sempre correre, quindi rispetto allo short trail in cui le abilità tecniche faranno di più la differenza perché ci sarà da correre anche più velocemente, nel lungo questa cosa la vedo un po' meno rilevante. Detto questo tra i favoriti sicuramente ci metto Jim Wamsley, anche alla luce della prestazione sull'OCC, Christian Minoggio perché comunque gli è arrivato a 20 secondi e su un percorso come quello di Canfranc credo che sia l'atleta forse più adatto a quel tipo di percorso, perlomeno nella squadra italiana. La squadra francese sicuramente non è da sottovalutare, con Vincent Bouillard, il team americano che presenta uno squadrone oltre a Jim, Adam Peterman, Tyler Green, Zach Miller,Caleb Olson e Tracen Knopp, mentre David Sinclair farà lo short trail. Questi credo che siano gli avversari principali, sicuramente mi sto dimenticando qualcuno perché non ho chiarissima la lista dei partenti.

Ora hai ben due Golden Ticket per la Western States, ci farai un pensierino?

Sono in una situazione ben diversa da Canyons, nel senso che là ero certo di dire di no, perché avevo altri programmi per la stagione 2025 e Western era imminente, appena due mesi dopo Canyons. Adesso, avendo vinto un Golden Ticket, ho decisamente più tempo per pensare alla Western States 2026. Detto questo, non ho ancora dato una risposta a Craig Thornley, mi sono preso due settimane di tempo per rifletterci. Tra qualche giorno mi sederò con il mio allenatore Tito per parlarne, vedere cosa vogliamo fare e cominciare a pensare anche al 2026, sebbene il 2025 non sia ancora finito.
Cii sono tanti pensieri in questo momento nella mia testa, da un lato quasi mi piacerebbe dire di no, perché quando quest'anno ho firmato per Hoka ho fatto una specie di pianificazione a lungo termine nella mia testa e mi sono detto che il 2026 avrebbe potuto essere l'anno per la Western, ma mi piacerebbe molto qualificarmi provando a vincere un Golden Ticket al Black Canyon e quindi non lo so. È chiaro che non è mai garantito, quindi dire di no adesso sarebbe anche rischioso, se poi voglio veramente correre la Western nel 2026, quello  sarebbe il percorso che vorrei fare. L'altro pensiero che ho è che secondo me la CCC non è una gara che dovrebbe assegnare Golden Ticket, perché il percorso non ha niente a che fare con quello della Western States, è proprio completamente diverso anche come ambiente. La gara anche dal punto di vista culturale ha molto poco in comune con Western States  e quindi l'unico motivo per cui secondo me può assegnare il Golden Ticket è che è una gara molto competitiva e quindi gli elite la fanno.  Nessuno viene alla CCC per vincere un Golden Ticket, tutti vengono per gareggiare alla CCC perché è prestigiosa e perché è una bella gara, mentre per tutte le altre gare Golden Ticket come Black Canyon, Javelina, gli atleti ci vanno con l'obiettivo dichiarato di cercare di vincere un Golden Ticket per Western States. È raro il caso in cui, come ho fatto io a Canyon, uno va solo per gareggiare  fine a se stesso, questa è solo la mia opinione, vedrei molto meglio una gara come Templiers o Lake Sonoma  come qualificante a Western States piuttosto che la CCC.  Mi spiace un po' che abbiano deciso di togliere le 50 miglia dalla lista delle gare Golden Ticket, potrebbe essere  uno spunto per il board di Western States.

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©UTMB Gabriele Facciotti

Ci avevi detto che quest’anno sarebbe stato un anno di transizione verso le gare ultra, ormai conosci una bella fetta di percorso dell’UTMB, il 2026 potrebbe essere l’anno giusto per provarlo?

No, non è mia intenzione e non voglio proprio correre l’UTMB nel 2026. Credo che sia una cosa che prima o poi vorrò fare in futuro, non ho ancora deciso quando, ma sicuramente non l'anno prossimo. Anzi, per come mi sento adesso, non vorrei proprio tornare alle UTMB Finals nel 2026. Per quanto riguarda la CCC, sento di aver dato del mio meglio, quindi non sono in questo momento particolarmente motivato a tornarci, a meno che ci siano degli atleti con cui ho particolare voglia di gareggiare, quello potrebbe magari farmi cambiare idea. Per quanto riguarda OCC e CCC, visto che negli ultimi tre anni sono riuscito a fare, secondo me, delle ottime gare, probabilmente il meglio che potevo fare in quei contesti, non ho tutta questa motivazione per tornarci,  invece avevo tanta motivazione per tornare alla Sierre Zinal, perché non ho mai percepito di fare veramente la gara che volevo in quel contesto.


Ultima domanda che esula dalle prestazioni, per quanto riguarda la Pro Trail Runners Association, come vi muoverete in futuro, ci sono novità importanti?

Mi sta particolarmente a cuore il fatto che stiamo cercando di sviluppare un programma antidoping “out of competition”, cercando di far collaborare World Athletics con UTMB e sono molto contento che si sia aperto un dialogo tra queste due organizzazioni. Noi come Pro-Trail Runners Association non è che siamo parte attiva, perché ovviamente non possiamo fare più di tanto, non avendo neanche risorse, però possiamo influenzare un po' la direzione di queste discussioni  ed esserne parte. C'è un gruppo di lavoro attivo, c'è una commissione di cui siamo parte all'interno di World Athletics. Questo sarebbe il primo programma di test antidoping “out of competition” nel trail, potrebbe essere veramente uno step importante ed è molto più efficace di un programma invece “in competition” come c'è adesso, come fanno per esempio UTMB, Golden Trail Series o anche altri organizzatori indipendenti. Speriamo che questa cosa vada in porto per il 2026. C'è anche la questione relativa ai ranking, quale dei due scegliere per selezionare gli atleti. Dal nostro punto di vista è chiaramente un po' paradossale che ne esistano due nel trail,  entrambi con criticità e problemi, entrambi migliorabili.
Ci auspichiamo che UTMB e ITRA in qualche modo si mettano a collaborare per la creazione di un ranking unico, anche se ciascuna delle due organizzazioni ha i suoi interessi, le sue dinamiche, le sue cose che vuole difendere.  Devo dire che durante l'estate i lavori rallentano un po' perché siamo tanto presi dalle gare, anche se le discussioni continuano sempre in qualche modo. Un'altra cosa che stiamo cercando di sviluppare e che lanceremo probabilmente verso fine anno, è una sorta di label system, cioè un sistema di certificazione, chiamiamolo così, in cui stabiliamo dei criteri come Pro Trail Runners Association,che gli organizzatori devono rispettare per essere “ITRA certified” o per avere il nostro label. Sono una serie di criteri abbastanza semplici, di buon senso, che certamente vanno a beneficio degli atleti, non solo atleti élite, ma proprio tutti. Criteri che riguardano anche il rispetto dell'ambiente, supporto agli atleti élite, prize money, antidoping, inclusione, visibilità, coverage per atleti donne, uomini, etc. Tutte queste cose sono una serie di misure, di strategie che gli organizzatori possano decidere di mettere in atto per migliorare il loro evento. Tante gare lo fanno già, però nel caso in cui decidano di farlo, possono avere il nostro label, che è anche una cosa per promuoverci come associazione e per garantire degli standard più elevati nelle gare. Comunque ci siamo resi conto che banalmente tanti organizzatori a volte non conoscono quali sono le esigenze degli atleti, degli atleti élite, perché non hanno esperienza con l'organizzazione di eventi di alto livello, quindi è anche un modo per professionalizzare lo sport e per dedicare anche la giusta attenzione alle varie categorie, minoranze e persone.


 ©UTMB


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