Andy Symonds sulla sostenibilità

Andy Symonds non è un atleta qualunque. In questa breve intervista condivide con Spiritotrail le sue riflessioni sul perché non ha corso i Mondiali di corsa in montagna e trail in Thailandia e perché Kilian non andrà alla Hardrock Hundred Mile.

 

 andy symonds

 

Ciao Andy come stai? Com'è stata la stagione 2022 ?

Ciao Diego. Bene grazie, e sì, la stagione 2022 è stata buona, comprese alcune belle gare e alcuni progetti divertenti, come il progetto Hike and Fly in primavera che è stato molto divertente.

 

Qualche settimana fa ha destato molto interesse la tua mancata partecipazione al campionato del mondo. Sappiamo che hai deciso di non partire per la Thailandia: puoi spiegare come sei arrivato a questa decisione?

La decisione è stata piuttosto semplice. Ho conteggiato la mia impronta di carbonio per il 2022 e mi sono reso conto che se avessi fatto il viaggio in Thailandia avrei effettivamente aggiunto altre 4 tonnellate di CO2 a totale annuale di circa 6 tonnellate. 6 tonnellate sono già troppe, quindi 10 tonnellate sono semplicemente oltre il giustificabile. Per me non ha senso praticare e godere di uno sport che si svolge in natura e poi contribuire alla distruzione di quella natura così facendo.

 

Senti la responsabilità del cambiamento climatico come atleta? O magari più come cittadino o ingegnere?

La catastrofe climatica che sta avvenendo, e sta accelerando mentre ne discutiamo, è il risultato delle attività umane. Alcune attività contribuiscono più di altre e una delle più evidenti e ovvie a livello individuale è il viaggiare. Sono quindi consapevole che ogni volta che salirò su un'auto o su un aereo contribuirò direttamente allo squilibrio dei sistemi climatici del pianeta. Volare in tutto il mondo rende il mondo un posto peggiore per le generazioni future, questo è un fatto che dobbiamo affrontare e considerare nelle nostre decisioni e scelte in questi giorni.

 

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Il trail running può essere una scelta migliore per il pianeta, quando devi scegliere uno sport da praticare?

Sì, il trail running è ben posizionato per comprendere e apprezzare la bellezza e la fragilità della natura. Il trail running non si svolge in stadi artificiali o su superfici asfaltate. Mi sembra quindi particolarmente rilevante e logico che il trail running ed i trail runner sentano il dovere di proteggere l'ambiente che amano. Il trail running è uno sport relativamente semplice che non richiede grande attrezzatura. Non è necessariamente uno sport che richiede grandi consumi energetici o ad alte emissioni di anidride carbonica. Il trail running ha l'opportunità di aprire la strada e costituire un esempio da seguire per altri sport in vari modi: ad esempio incoraggiando i viaggi a raggio limitato e a basse emissioni di carbonio, non associandosi con i suoi eventi ed i suoi atleti a grandi inquinatori, e in molti altri modi ancora.

 

Pensi che fare una scelta come questa e renderla pubblica possa essere di ispirazione per gli altri? A quanto pare molti restano perplessi quando Kilian ha annunciato di rinunciare a Hard Rock 100 per lo stesso motivo, cioè per evitare il viaggio intercontinentale in aereo.

Gli studi dicono che gli atleti hanno un grande potere di influenza. Credo che atleti come Kilian siano molto rispettati da un’ampia platea di pubblico, in tutto il mondo. Il problema è globale, quindi dobbiamo tutti metterci in gioco, parlarne e collaborare insieme per risolvere questo pasticcio. Gli sportivi sono in una buona posizione per farlo e in molti casi le loro dichiarazioni raggiungono un pubblico più ricettivo di quelle provenienti dai politici. Nessuno è perfetto o esente da biasimo - di sicuro nessuno nei paesi più ricchi del mondo, questo è certo -, affrontiamo solo i fatti e siamo onesti e trasparenti su come faremo tutti dei cambiamenti alle nostre vite per migliorare le possibilità che il mondo continui a essere un luogo vivibile in futuro.


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