FRANCESCA CANEPA ULTRA A 360°

A cura di Maurizio Scilla

 

Chi non conosce Francesca Canepa? Nel mondo trail è decisamente la donna più conosciuta anche all’estero, impossibile elencare tutte le sue vittorie, ne citiamo solo alcune: UTMB, Lavaredo Ultra Trail, Eiger Ultra Trail, Transgrancanaria, Hong Kong 100. La valdostana ha vinto anche l’Ultra-Trail World Tour e le World Series ISF Ultra. Quest’anno però ci ha stupiti tutti con due grandi prestazioni su strada: il week end del 27/28 marzo ha vinto a Biella il titolo italiano sulle 24 ore percorrendo 224,264 km, e due settimane dopo ha battuto il record italiano sulla 12 ore con 136,59 km e un altro titolo italiano conquistato.

 

Utmb

 

Ti è sempre piaciuto metterti in gioco, cosa ti ha fatto “scattare la molla” delle Ultra su strada?

Mi è sempre piaciuto mettermi in gioco perché a me piace cambiare, avere nuovi stimoli, perché mi annoio facilmente e mi piace tirar fuori qualcosa di me che non ho ancora tirato fuori. Per quanto riguarda le Ultra su strada, avevo avuto un assaggio con la 100 km con la Nazionale, mi era piaciuta, avevo migliorato il personale in modo interessante perché avevo fatto 8h14’ al Mondiale e 8h11’ un mese dopo, con un mese di gare concatenate. Mi mancavano però le gare su Circuito, ho sempre avuto l’idea di provare una 24 Ore e mi ci sono trovata dentro perché nessun altro organizzava eventi a causa Covid e quindi ho corso a Bussolengo perché era Campionato Italiano e così si poteva gareggiare. Alla Lupatotissima ho fatto un bel casino perché non avevo esperienza e dovevo capire come funzionava; oltretutto ho avuto anche problemi alimentari perché non avevo quello che mi serviva, e io se non ho quello che mi piace non mangio, e così è finita con una prestazione non all’altezza.

 

francesca canepa credits daniele chiodi (5)

© Daniele Chiodi

 

Torniamo indietro alla BiUltra 24, l’impressione è che per gran parte della gara tu abbia corso spensierata, poi a poche ore dalla fine ti è stato detto che avresti potuto battere il record di 231,390 km di un simbolo del mondo Ultra in Italia, Monica Casiraghi. Cosa è cambiato da quel momento? Hai qualche rimpianto?

A Biella è stato tutto diverso perché sapevo cosa mi aspettava, sapevo come gestirmi. Ho corso spensierata perché io di base se sto bene e so cosa sto facendo, sono proprio così. Il bello di queste gare è che almeno la paura di perdermi non ce l’ho e quindi posso concentrarmi solo su quello che sto facendo. Che potessi battere il record in realtà lo si era capito già prima, diciamo che a poche ore dalla fine l’ho buttato nel cesso perché ho avuto qualche problema, un intruglio energetico mi causava delle belle corse aggiuntive in bagno e l’ho capito la terza volta che me l’hanno dato. Ogni volta che andavo in bagno avevo il mio storico preparatore dello snowboard che mi cronometrava e perdevo dai 5 ai 6 minuti solo così. Basta una cosa del genere e il record non lo fai, a quel punto io per come sono fatta ho camminato perché non aveva alcun senso che portassi il mio fisico allo stremo, visto che mi stavo disidratando. Infatti all’antidoping sono stata dentro due ore perché non usciva niente. Io non ho il coltello tra i denti, penso che qualcuno capisca, faccio le cose sempre nel rispetto del mio corpo e se ha senso farle. Non ho nessun rimpianto, posso sempre farlo, se ci riuscirò, se ci saranno le condizioni, non vivo per questo. Mi piace vivere il momento, prendere quello che ti può dare quella gara, sotto questo punto di vista sono molto “leggera”.

 

Franciacorta

 

Ti aspettavi la miglior prestazione italiana sulle 12 ore all’UltraFranciacorta a sole due settimane da una 24 ore?

Diciamo che pensavo che fosse possibile. Sono abbastanza modesta e non credo di essere una campionessa nelle gare a circuito, ma semplicemente ero passata a Biella attorno ai 128 km e rotti sulle 12 ore, quindi farne 5 in più dovendo fare solo quello mi sembrava fattibile sulla carta. Quando sono riuscita a passare per prima al traguardo Maratona in 3h22’, davanti anche alle atlete della 6 ore, ho pensato, che se non avessi avuto cali e mi fossi gestita adeguatamente sarebbe stato realizzabile. Ho capito che in queste gare se inizi a sbagliare il ritmo il chilometraggio non lo fai, quindi dovevo stare vigile a non fare accelerazioni. Sono contenta di come abbiamo gestito la situazione io e il team. Per quanto riguarda il fatto di averlo fatto a sole 2 settimane dalla 24 ore, ripeterò sempre: “io non ho quel problema”, recupero sempre, magari fisiologicamente, non ho mai fatto una misurazione, può darsi che non sia al 100% della forza ma d’altra parte neanche la uso, io faccio le cose se mi ispirano e lì ero ispirata.

 

maglia azzurra

 

Veniamo ai numeri: 203 km alla Lupatotissima l’anno scorso, 224 km a Biella qualche settimana fa su un tracciato per nulla semplice, hai preso le misure, dove pensi di arrivare?

I 203 km erano frutto di tanti problemi, ero anche svenuta, ho perso tantissimo, non ne avevo più, non c’ero più con la testa, sono arrivata alla fine solo perché ero lì. Quella non la conterei perché mi è servita per vedere cos’è una 24 ore. Dove posso arrivare non lo so perché ci sono tante variabili, però penso di poter fare molto meglio, ma non saprei darti dei numeri. Il mio obiettivo è rappresentare l’Italia e fare la mia migliore prestazione, se vorranno portarmi in Romania.

 

Hai lavorato anche sulla tecnica di corsa? A Biella era impressionante la tua leggerezza.

Non ho lavorato sulla tecnica di corsa, non ho mai lavorato su niente. La leggerezza è una cosa mia, perché fisicamente sto bene, non ho mai nessun problema, curo nel mio allenamento la simmetria perché voglio essere equilibrata, cerco di non avere parti dominanti, questo probabilmente nel gesto globale si vede, ma è una mia caratteristica. Fin quando ero in giro nei boschi non l’ha vista nessuno o nessuno ha voluto vederla, è ovvio che corro così quando sto benissimo. A Biella ho corso bene e a Provaglio ho corso benissimo, perché guardando i video mi vedo effettivamente molto leggera. Io cerco quel gesto lì, ma mi controllo mentre lo faccio, non lavoro sulla tecnica.

 

francesca canepa credits daniele chiodi (9)

© Daniele Chiodi

 

Da ragazzina ti è stato detto che eri vecchia per il pattinaggio, poi più avanti vecchia per lo snowboard, ora credo che nessuno potrà dirti che lo sei per rappresentare l’Italia ai Mondiali 24 Ore in Romania, ti si apre un nuovo mondo: aspettative?

Il discorso vecchiaia non si può più sentire, è sbagliato nelle fondamenta perché non tiene conto del fatto che tutti i corpi sono diversi, quindi non è vero che dopo un’età X non si possa fare più niente. Io non mi sento vecchia perché non sono vecchia, il mio corpo semplicemente si è evoluto, oltretutto ha arricchito il suo bagaglio di esperienze motorie, io sono sempre più ricca e sempre più precisa nel gesto. Spero che nessuno mi dica che sono vecchia per la 24 Ore al Mondiale, ma se me lo sentirò dire pazienza, io farò sempre tutto perché questa è la mia natura. Ho intenzione di fare l’atleta fin quando avrò respiro, mi reinventerò in vari modi se sarà necessario, ma il punto è che l’età andrebbe vista nel senso buono, quindi quello che io faccio dovrebbe ispirare moltissima gente a non arrendersi alle etichette che vengono date, a un’età anagrafica che conta quel che conta. Il punto è che se un corpo è in grado di fare delle cose si fanno e gliele si lascia fare perché io ritengo di avere adesso una ricchezza e una maturità che molti non hanno e che va usata; sarebbe veramente stupido sentirmi dire "no perché sei vecchia" com’è successo con le Olimpiadi di Snowboard. Quando mi hanno detto no, io avrei potuto vincere una medaglia a Salt Lake City, non accetto questa cosa e spero di non sentirmela più dire almeno in sport di endurance.

 

In che cosa puoi migliorare maggiormente in questo tipo di gare?

Non lo so, posso essere un filo più regolare, posso mangiare un po’ di più, per il resto sono già contenta, il miglioramento penso che verrà da solo a forza di farne, perché ne ho fatte solo due, quindi non sono certo un’esperta.



Avresti voglia di darti i voti? Da 1 a 10

Determinazione: 8/9 dipende da quanto sono motivata
Forza fisica: 8 migliorabile
Forza mentale: può essere 10 come può essere 5 a seconda delle circostanze
Capacità di adattamento: 8
Tattica di gara: 8 mi sembra di gestirmi abbastanza bene e di non fare cose esageratamente sbagliate
Alimentazione in gara: 7 massimo, devo essere un po’ gestita, perché dopo un po’ non ho più voglia di mangiare perché non mi piace più niente, la mia resa dipende in grande misura da chi è al tavolo e mi passa il cibo.

 


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