A cura di Maurizio Scilla
Ci eravamo sentiti all’inizio di questo 2026 e alla domanda “Cosa farai nel mese di settembre?”, Franco Collé aveva risposto che ogni giorno stava cambiando idea e che la scelta sarebbe stata tra rigiocarsi il “Tor” per la quinta vittoria, rimanere in terra valdostana allungando sul Tor des Glaciers o svalicare le Alpi per allungare ancora di più il kilometraggio e provare nel Vallese lo Swiss Peaks 700. In questi giorni la decisione dell’atleta valdostano del Team Kailas Fuga, è stata presa ed è venuto il momento di saperne qualcosa in più.
Alla fine la scelta è caduta sul Tor des Glaciers, quanto è stato difficile decidere?
Non è stata una scelta facile. Il richiamo della quinta vittoria al Tor 330 era forte, è la gara che mi ha dato tutto. Lo Swiss Peaks 700 invece era una tentazione estrema. Alla fine ha vinto il Tor des Glaciers perché sentivo il bisogno di un’avventura più intima con la mia terra.
Qual è la motivazione più grande che ti ha portato ad optare sul Tor 450?
Il desiderio di scoprire quella Valle d'Aosta selvaggia, meno battuta, dove non sei un atleta in gara, ma un alpinista che corre.
Il Tor 450 percorre le Alte Vie 3 e 4. lontano dai percorsi abituali degli escursionisti, cosa puoi dire per chi non conosce il tracciato del “Glaciers”?
Per chi non lo conosce, il "Glaciers" non è una corsa, è un viaggio nel tempo. Le Alte Vie 3 e 4 sono silenziose, tecniche e severe. Se il Tor classico è una festa di popolo, il Glaciers è un dialogo solitario con la roccia e i ghiacciai. È un percorso per chi ama la montagna nella sua forma più pura e meno "addomesticata".
Diamo i numeri:
Tor des Geants 330 km 24000 m+ record 66h08’22” Victor Richard
Tor des Glaciers 450 km 32000 m+ record 124h53’45” Sébastien Raichon
Dove pensi si possa arrivare come tempi per entrambe le gare?
I record di Richard e Raichon sono prestazioni ottime. Sul 330, credo che con i giusti avversari, un po’ di fortuna (quella non guasta mai) e le condizioni perfette si possa limare ancora un bel po’ di ore. Basta guardare i tempi con cui stavo correndo nel 2017 prima di fermarmi a 30 km dalla fine per colpa di quel microsonno, oppure i tempi con cui ho corso lo scorso anno nonostante il problema agli occhi. Ma si sa al TOR330 i conti si fanno al traguardo. Sul 450, il margine è psicologico: Sébastien ha dimostrato che si può scendere sotto i 5 giorni.

© Kailas Fuga
Per il "Glaciers", hai in mente un tempo su cui vorresti puntare?
Non conosco così bene il percorso per valutare la prestazione di Sébastien e per provare a pianificare un tempo. E soprattutto non so come reagirà il mio corpo in quei 120 km in più. Con una notte in più sicuramente cambierà tutto.
Come pensi di gestire questi km in più, tra l’altro non “balisati”, in particolare per quanto riguarda la gestione del sonno?
La mancanza di "balisage" cambia tutto: la testa è sempre impegnata sulla traccia GPS, e questo stanca il doppio. Per il sonno, non ho ancora pensato ad una tecnica, ma sicuramente dovrò inventarmi qualcosa. Credo sia impossibile affrontare una quarta notte senza dormire. Al 330 arrivavo al traguardo stremato. Dovrò gestire meglio le energie per affrontare il percorso ad altri ritmi più lenti e prevedere delle pause rigeneranti intermedie. Ho tutta l’estate per studiarmi la strategia ed è proprio quello che mi appassiona. Ma poi solamente a settembre capiremo se la strategia è quella giusta o no. In questo sport non si hanno tentativi o test, tutto si prova solamente il giorno della gara.
Quale sarà l’ aspetto più facile da gestire nel Glaciers rispetto al Tor e quale l'aspetto più difficile?
L'aspetto più facile: la grande passione e motivazione. E’ quella che mi spinge a dare il 100% delle mie energie.
L'aspetto più difficile: la solitudine tecnica. Se hai un problema sui colli dell'Alta Via 4, sei solo tu e la tua capacità di risolverlo.
Perché nella scelta del "Endurance Trail" per il 2026 non hai pensato ad una gara americana (Cocodona 250, Tahoe 200 o altre)?
Le gare americane sono affascinanti per i loro deserti e i "single track" infiniti, ma quest'anno avevo bisogno di verticalità. Le Alpi offrono una tecnicità che il Nord America raramente raggiunge in quelle distanze. Il 2026 doveva essere l'anno della cresta, non del deserto.
Come programmerai la stagione in attesa del Tor 450?
La stagione sarà costruita su blocchi di grande volume in quota per abituare il corpo alla carenza di ossigeno. Facendo volumi importanti sicuramente perderò un po’ di velocità sulle gare da 50-100 km. La mia preparazione prevede 2 gare da 100 miglia del circuito UTMB. Partirò con l' Ultra-Trail Snowdonia by UTMB di maggio e poi a fine luglio il Trail Verbier St. Bernard by UTMB. La gara di maggio sarà solamente un allenamento per iniziare ad allungare le distanze in un periodo dove di solito sono ancora in transizione tra sci alpinismo e corsa. La gara di luglio invece vuole essere già un primo test della mia condizione.
Sei riuscito a risolvere il problema agli occhi che ti ha causato il ritiro l’anno scorso?
Abbiamo lavorato molto con gli specialisti per capire le cause che in ben 3 edizioni del TOR (2019, 2023 e 2025) mi hanno dato problemi sempre nello stesso tratto di gara. Finalmente sembra che abbiamo capito la causa e quindi per il 2026 sono fiducioso e spero di non dover più affrontare queste difficoltà. Ma la prova del nove ce l’avremo solo durante la gara.
© Michele Guarnieri