Testo e foto di Matteo Grassi

Nella poesia "Il sabato del villaggio", Giacomo Leopardi ci mostra come l’attesa di un piacere futuro sia spesso più grande e intensa del suo raggiungimento. Per certi versi, trovo che sia così anche nel nostro sport.
Succede che il periodo di preparazione, le lunghe uscite, gli allenamenti – tutto ciò che precede la gara – alla fine sia più bello della gara stessa. Me ne sono reso conto per la prima volta lo scorso anno, ripensando a una bellissima estate trascorsa ad allenarmi. Sì, a macinare chilometri e metri di dislivello, ma soprattutto ad andare a trovare e riscoprire sentieri e luoghi meravigliosi, concatenandoli e inanellandoli in un discorso poetico che ha superato di gran lunga l’obiettivo finale.
Sarà così anche quest’anno? Probabilmente sì. I giri di preparazione sono stati uno più bello dell’altro, uno più pieno di significato dell’altro, fino ad arrivare alla giornata di scarico, all’ultimo weekend: al “sabato del villaggio”.
L’attesa per la gara, il pensiero già proiettato là, e un ultimo giro a disposizione, non troppo impegnativo, non troppo sofferto. E così, perdonate la banalità della metafora, come a mettere una ciliegina sulla torta, arriva l’idea di salire la regina delle Dolomiti: la Marmolada.
Una salita non particolarmente impegnativa né faticosa, forse nemmeno tanto emozionante. Alla fine della quale, però, quando non c’è più terreno da risalire e nel punto più alto della roccia c’è la croce di vetta, vado a toccarla come mio solito rito. Alzo lo sguardo, giro la testa da destra a sinistra, da sinistra a destra, indietro, a 360 gradi.

Mi trovo al centro di uno dei luoghi più magici e meravigliosi al mondo, le Dolomiti, e mi trovo ad osservarlo dal suo punto più alto, collocato, per una fatalità geografica, proprio al suo centro. Da sinistra a destra: Latemar, Catinaccio, Sasso Piatto, Sassolungo, Sella-Boè, Tofane, Cristallo, Sorapis, Antelao, Pelmo, Civetta, Pale di San Martino…
Anche quest’anno, credo che il “sabato del villaggio” supererà l'agognata domenica.