Testo e foto di Matteo Grassi
Disegnare un giro è un po' arte, un po' gesto d'amore tra sé e la montagna.
Nasce da un'idea, da un'intuizione, da un desiderio di scoperta, di concatenamento, di relazione...
È una scintilla che innesca il processo creativo, che poi darà il senso: geografico, panoramico, o altro.
L’idea può rimanere in incubazione per mesi; il giro può restare nel cassetto per anni.
Servono particolari condizioni, o forse non si è ancora pronti.
Il giro può richiedere una preparazione ad hoc: fisica, tecnica, logistica, di attrezzatura.
Quando arriva il momento giusto, la condizione ideale, l'occasione per provarci, sale l'adrenalina come - se non più - che per una gara. La motivazione è forte, assoluta, unica, perché è il tuo giro: è una cosa tua, solo tua, fra te e quella montagna.

Nessuno sa che lo stai facendo, eppure hai paura di fallire.
Nessuno ti vede, eppure applichi ligio le regole che ti sei dato e che rispetterai fino in fondo, come una morale.
Il giro ti impegna, ti mette alla prova, ti sfida. A un certo punto, ti dice: "Non ce la fai".
Tieni duro. Calcoli e ricalcoli i tempi, le distanze, i dislivelli, le prove e le difficoltà che ti separano dal traguardo.
Sei ad un terzo, sei a metà, sei a tre quarti, inizi a vedere la fine. Ce l'hai fatta.
"Ce l’ho fatta. Era possibile, non mi sbagliavo. Ho fatto tutto quello che potevo. È stata una prova incredibile, assurda, meravigliosa. Grazie, grazie, grazie, vita, cuore, gambe. Grazie, montagna. Ti amo".

Foto del "giro" 17 agosto 2025:
- Pian di Gares, sentiero Comelle
- passo Rosetta, sentiero dei Finanzieri
- ferrata Bolver Lugli (al Cimon della Pala), bivacco Fiamme Gialle
- Passo del Travignolo, il Nuvolo, cima della Vezzana
- sentiero Gabitta d'Ignoti, val Strut (bivacco Brunner)
- val Granda (AV2), cima dei Bureloni (a/r)
- banca della Fede, punta dei Scalet, Gares.